Uno studio condotto in Liberia, pubblicato su JAMA Neurology, documenta la persistenza di problemi di memoria, difficoltà di concentrazione e irritabilità nei sopravvissuti alla malattia da virus Ebola anche molti anni dopo l'infezione
L’infezione da virus Ebola non si esaurisce necessariamente con la guarigione. A distanza di oltre sette anni dall’episodio acuto, molti sopravvissuti continuano infatti a convivere con sintomi neurologici che possono compromettere la qualità della vita, le relazioni sociali e la capacità lavorativa. È quanto emerge da uno studio di coorte condotto in Liberia su 148 sopravvissuti alla malattia da virus Ebola (EVD) e 81 persone che, pur avendo avuto contatti stretti con pazienti infetti, non avevano contratto la malattia. L’obiettivo dei ricercatori era comprendere quali fossero le conseguenze neurologiche a lungo termine dell’infezione e quanto a lungo potessero persistere dopo la guarigione. I partecipanti sono stati seguiti per più di sette anni e sottoposti periodicamente a valutazioni neurologiche eseguite da specialisti.
I sintomi neurologici durante la malattia
Già nella fase acuta dell’infezione erano frequenti manifestazioni neurologiche importanti. I sintomi più comuni erano la cefalea e le alterazioni dello stato mentale, mentre in alcuni casi i pazienti presentavano quadri compatibili con meningite o meningoencefalite. Questi dati confermano come il virus Ebola possa coinvolgere direttamente il sistema nervoso, contribuendo alla gravità del quadro clinico durante l’infezione.
Dopo la guarigione emergono le sequele neurologiche
Una volta superata la fase acuta, molti sopravvissuti hanno continuato a manifestare sintomi neurologici e neuropsichiatrici persistenti. I deficit cognitivi interessavano oltre la metà dei partecipanti, mentre il 66% riferiva cefalea cronica. Tra gli altri disturbi osservati figuravano affaticamento persistente, sintomi depressivi, alterazioni dei nervi cranici, disturbi della sensibilità, tremore, problemi del sonno e disfunzioni sessuali. Secondo gli autori, questo insieme di manifestazioni suggerisce che l’impatto neurologico dell’Ebola sia molto più esteso e duraturo di quanto inizialmente ipotizzato.
La maggior parte dei sintomi migliora nel tempo
Nel corso degli anni molti dei disturbi osservati dopo la guarigione hanno mostrato un progressivo miglioramento. Tuttavia, il recupero non è stato completo per tutti i pazienti. Anche a distanza di sette anni dall’infezione alcuni sintomi continuavano a essere significativamente più frequenti nei sopravvissuti rispetto alle persone del gruppo di controllo. In particolare, la perdita di memoria interessava il 57% dei sopravvissuti contro il 26% dei controlli. Più comuni risultavano anche l’irritabilità e le difficoltà di concentrazione. Si tratta di problemi che possono avere ripercussioni importanti nella vita quotidiana, influenzando il rendimento lavorativo, le relazioni sociali e l’autonomia personale.
L’importanza del follow-up neurologico
I risultati dello studio evidenziano la necessità di un monitoraggio neurologico a lungo termine per le persone guarite dall’Ebola. Sebbene molti sintomi tendano a ridursi nel tempo, alcune alterazioni cognitive e comportamentali possono persistere per anni e richiedere un supporto specialistico continuativo. Gli autori sottolineano inoltre la necessità di ulteriori ricerche per chiarire i meccanismi biologici responsabili di queste sequele. Comprendere come il virus influenzi il sistema nervoso nel lungo periodo potrebbe infatti favorire lo sviluppo di strategie di prevenzione e interventi mirati per migliorare la qualità di vita dei sopravvissuti.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato