Uno studio internazionale mostra che nelle donne il rischio cardiovascolare può crescere anche in presenza di una minore quantità di placca nelle arterie coronarie. Le differenze biologiche rispetto agli uomini suggeriscono la necessità di criteri diagnostici più mirati
Avere meno placche nelle arterie coronarie non significa essere più protette dal rischio di infarto. Nelle donne, infatti, anche quantità inferiori di placca possono associarsi a eventi cardiovascolari importanti, come infarto, ricoveri per dolore toracico o morte. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sulla rivista Circulation: Cardiovascular Imaging e guidato da Borek Foldyna della Harvard Medical School. Il lavoro conferma come le malattie cardiovascolari continuino a manifestarsi in modo diverso tra uomini e donne, evidenziando l’importanza di una valutazione clinica più personalizzata.
Lo studio su oltre quattromila pazienti
La ricerca ha analizzato i dati di 4.267 adulti con dolore toracico stabile e senza precedenti di malattia coronarica, arruolati nello studio PROMISE in 193 centri clinici tra Stati Uniti e Canada. L’età media era di 60 anni e il 51% dei partecipanti era rappresentato da donne. Tutti i pazienti sono stati sottoposti ad angiografia coronarica con tomografia computerizzata e seguiti per circa due anni per valutare l’insorgenza di eventi cardiovascolari. Dall’analisi è emerso che le donne presentavano meno frequentemente placche coronariche rispetto agli uomini (55% contro 75%) e un volume mediano di placca inferiore. Nonostante questo, la probabilità di morte, infarto non fatale o ricovero per dolore toracico è risultata sostanzialmente simile nei due sessi.
Il rischio cresce prima nelle donne
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il livello di placca necessario perché il rischio cardiovascolare aumenti. Nelle donne l’incremento del rischio è stato osservato già con un carico di placca del 20%, mentre negli uomini il rischio cresceva a partire dal 28%. Inoltre, con l’aumentare del volume di placca, il rischio è risultato crescere più rapidamente nella popolazione femminile. “I nostri risultati sottolineano che le donne non sono protette dagli eventi coronarici nonostante abbiano volumi di placca inferiori – spiega Foldyn -. Poiché le arterie coronarie femminili sono mediamente più piccole, anche una quantità ridotta di placca può avere un impatto maggiore”. Secondo i ricercatori, questo dato suggerisce che le definizioni standard di alto rischio cardiovascolare potrebbero sottostimare il rischio nelle donne.
Sintomi e diagnosi ancora sottovalutati
Le differenze biologiche tra uomini e donne influenzano non solo l’accumulo di placca, ma anche sintomi, progressione della malattia e risposta ai trattamenti. Per questo motivo cresce l’attenzione della comunità scientifica verso una medicina cardiovascolare sempre più orientata al genere. “È fondamentale riconoscere che le malattie cardiovascolari possono colpire uomini e donne in modo molto diverso”, sottolinea Stacey E. Rosen, presidente volontaria della American Heart Association. Le malattie cardiovascolari restano la principale causa di morte nel mondo. Secondo le statistiche 2026 dell’American Heart Association, negli Stati Uniti quasi la metà dei decessi per queste patologie riguarda le donne. I risultati dello studio rafforzano l’importanza di strategie di prevenzione e diagnosi precoce più mirate, capaci di intercettare il rischio cardiovascolare femminile anche quando i segni clinici appaiono meno evidenti.
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