Una ricerca italiana, pubblicata su Nature Genetics, identifica il gene non codificante RNU2-2 come causa di una forma recessiva di disturbo del neurosviluppo. I bambini affetti presentano sintomi variabili
Una nuova luce sulle cause genetiche dei disturbi del neurosviluppo arriva dalla ricerca italiana. Fino al 10% delle forme recessive di queste malattie, che colpiscono i bambini con sintomi molto variabili, è riconducibile a un piccolo gene non codificante chiamato RNU2-2. La scoperta, pubblicata su Nature Genetics, è firmata dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità e dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in collaborazione con colleghi della Icahn School of Medicine at Mount Sinai, della Stanford University e di numerosi centri europei.
Variabilità clinica e sintomi principali
I bambini affetti dalla sindrome recessiva da RNU2-2 presentano disabilità intellettiva, ritardo globale dello sviluppo e crisi epilettiche. Altri sintomi possono includere ipotonia, difficoltà nel linguaggio, disturbi del movimento o problemi nella deambulazione. Nei casi più severi emergono anche difficoltà di alimentazione o respiratorie. Le neuroimmagini possono risultare inizialmente normali, ma mostrare alterazioni nel tempo, riflettendo l’impatto variabile delle mutazioni su ciascun individuo.
Come agisce il gene
La malattia è causata dalla quasi totale assenza di una corta sequenza di RNA chiamata U2-2, prodotta dal gene RNU2-2. Le varianti identificate destabilizzano le strutture a forcina e i domini di legame dell’RNA, con una riduzione superiore al 90% dell’espressione degli alleli patogenici nei casi biallelici. Questo suggerisce un meccanismo di perdita di espressione che compromette lo sviluppo cerebrale. I bambini affetti ereditano generalmente una copia alterata del gene da ciascun genitore sano: se entrambi i genitori sono portatori, il rischio di malattia per il figlio è del 25%. Conoscere il difetto genetico permette di evitare esami inutili e ritardi nella diagnosi, e apre la strada a strumenti di counseling genetico prenatale e pre-impianto, oltre che a possibili futuri approcci terapeutici.
Prevalenza e conferme internazionali
La sindrome recessiva da RNU2-2 è oggi considerata circa il 60% più frequente della forma dominante legata a RNU4-2, conosciuta come ReNU syndrome. Gli autori stimano che rappresenti il 10% delle famiglie con disturbi recessivi del neurosviluppo attualmente diagnosticabili tramite sequenziamento. La scoperta è stata confermata da analisi su coorti internazionali, tra cui Undiagnosed Diseases Network (USA), Bambino Gesù (Italia) e Erasmus MC (Paesi Bassi), rafforzando la validità dei risultati.
Nuove prospettive scientifiche
“Questo studio offre nuovi strumenti per arrivare a una diagnosi in malattie le cui basi molecolari sono ancora largamente sconosciute – spiega Alessandro Bruselles, ricercatore ISS e autore dello studio -. La scoperta apre inoltre nuove prospettive per comprendere il ruolo delle regioni del genoma che non codificano proteine, ancora poco esplorate come causa di malattia”. Marco Tartaglia, responsabile della Funzione di Genetica molecolare e Genomica funzionale del Bambino Gesù, aggiunge: “Per la prima volta RNA non codificanti emergono come cause relativamente frequenti di malattie monogeniche. Mutazioni in questi geni – conclude – potrebbero spiegare una quota significativa delle malattie ancora oggi senza diagnosi”.
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