Sanità 23 Settembre 2026 17:13

Disabilità, l’OMS introduce sette indicatori per misurare quanto sono inclusivi i sistemi sanitari

Dalla spesa sanitaria alla mortalità per malattie non trasmissibili, fino alla continuità dell’assistenza durante le emergenze: l’OMS/Europa presenta un nuovo quadro di monitoraggio per valutare i progressi dei Paesi verso sistemi sanitari più accessibili ed equi

di Redazione
Disabilità, l’OMS introduce sette indicatori per misurare quanto sono inclusivi i sistemi sanitari

Quanto è davvero inclusivo un sistema sanitario? E soprattutto, come si può misurare l’accesso alla salute delle persone con disabilità? A queste domande prova a rispondere l’Organizzazione mondiale della sanità con un nuovo strumento rivolto ai 53 Stati membri della Regione europea. L’OMS/Europa ha presentato il nuovo Monitoring and Evaluation Framework, un quadro di monitoraggio e valutazione pensato per consentire ai Paesi di verificare i progressi compiuti verso sistemi sanitari capaci di includere pienamente le persone con disabilità. Il documento si inserisce nel percorso avviato nel 2022, quando tutti i 53 Stati membri hanno adottato il WHO European Framework for Action to Achieve the Highest Attainable Standard of Health for Persons with Disabilities 2022–2030. Ora l’obiettivo è fare un passo ulteriore: passare dagli impegni alla misurazione concreta dei risultati.

Disabilità, senza dati non si può intervenire

Il punto di partenza dell’OMS è anche una questione di conoscenza. Se le informazioni sulla salute delle persone con disabilità non vengono raccolte e analizzate in modo adeguato, diventa difficile capire dove si concentrino le disuguaglianze e quali interventi siano necessari. “Le persone con disabilità possono morire fino a 20 anni prima rispetto alla popolazione generale e hanno una probabilità doppia di convivere con una malattia non trasmissibile”, sottolinea Natasha Azzopardi-Muscat, direttrice dei Sistemi sanitari dell’OMS/Europa. “Quando non ci sono dati le persone pensano che non ci sia un problema e quindi non vengono intraprese azioni per migliorare l’accesso alla salute delle persone con disabilità, affinché possano essere sullo stesso piano del resto della popolazione”. È proprio su questa lacuna che interviene il nuovo quadro: individuare indicatori comuni, attraverso i quali rendere visibili le differenze e seguire nel tempo i cambiamenti.

Sette indicatori per capire se il sistema è davvero inclusivo

Il Monitoring and Evaluation Framework individua sette indicatori prioritari, elaborati attraverso un processo di consultazione che ha coinvolto Stati membri, esperti dell’OMS e rappresentanti delle persone con disabilità. Il primo riguarda la presenza di misure per l’inclusione della disabilità nei programmi e nelle strategie sanitarie nazionali. Non soltanto, quindi, dichiarazioni di principio, ma l’inserimento dell’inclusione all’interno della programmazione sanitaria. Un secondo indicatore prende in considerazione la spesa sanitaria sostenuta direttamente dalle persone con disabilità, rapportandola alla spesa sanitaria complessiva e distinguendola in base alla disabilità. Il terzo riguarda l’accesso alla salute sessuale e riproduttiva: viene monitorato l’utilizzo di contraccettivi o di strumenti di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili tra le persone con disabilità dai 15 anni in su. C’è poi l’attività fisica, attraverso la quota di persone con disabilità che raggiunge i livelli raccomandati. Un altro indicatore guarda a un esito particolarmente rilevante: il tasso di mortalità per malattie non trasmissibili, disaggregato per disabilità. Gli ultimi due indicatori riguardano invece la capacità dei sistemi sanitari di produrre dati affidabili e di mantenere l’assistenza anche nelle situazioni più difficili. Da una parte, la presenza di strategie per garantire i servizi sanitari essenziali alle persone con disabilità durante le emergenze; dall’altra, l’utilizzo di uno strumento di monitoraggio valido e affidabile, in grado di produrre dati confrontabili a livello internazionale.

Dalla programmazione all’assistenza: il principio dell’inclusione

Dietro gli indicatori c’è una visione più ampia del sistema sanitario. Secondo l’OMS, entro il 2030 le persone con disabilità dovrebbero essere coinvolte nella programmazione, nell’erogazione e nella governance dei servizi sanitari. Non si tratta quindi soltanto di garantire l’accesso alle prestazioni. L’inclusione riguarda anche la possibilità di partecipare alla definizione dei servizi e delle politiche che incidono sulla propria salute. Il nuovo quadro punta proprio a rendere verificabile questo processo, attraverso un approccio comune alla raccolta e alla comunicazione dei dati.

Emergenze, la prova della resilienza

Un capitolo particolarmente importante riguarda le emergenze sanitarie. Pandemie, crisi e altre situazioni emergenziali possono amplificare le difficoltà già presenti nell’accesso alle cure e ai servizi. Per questo l’OMS ha inserito tra gli indicatori la capacità dei Paesi di mantenere i servizi sanitari essenziali per le persone con disabilità anche durante le emergenze. L’inclusione, in questa prospettiva, diventa anche un elemento della resilienza dei sistemi sanitari: un sistema è realmente in grado di affrontare una crisi quando riesce a proteggere e assistere anche le persone che possono incontrare maggiori ostacoli nell’accesso alle cure. Il nuovo quadro dell’OMS mira dunque a trasformare l’inclusione da obiettivo generale a processo misurabile, fornendo ai Paesi uno strumento per capire dove sono stati compiuti progressi e dove, invece, restano disuguaglianze da affrontare.

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