Uno studio nazionale condotto su 519mila persone seguite in 296 centri diabetologici italiani mostra un'elevata prevalenza di sovrappeso e obesità
Nel diabete di tipo 2 il peso corporeo non è una variabile da considerare separatamente dal resto del quadro clinico. A mostrarlo è una grande analisi real-world condotta in Italia su 519.005 adulti con diabete di tipo 2, seguiti nel 2023 in 296 centri diabetologici. I dati restituiscono una fotografia molto ampia della popolazione seguita nei Centri specialistici: il 39,1% è in sovrappeso e il 35,4% presenta obesità. Lo studio ha confrontato caratteristiche cliniche, fattori di rischio, trattamenti e complicanze nelle diverse categorie di indice di massa corporea (BMI), utilizzando i cut-off standard dell’Organizzazione mondiale della sanità. L’obiettivo era capire se e quanto il peso corporeo fosse associato alle principali complicanze cardiovascolari e renali del diabete.
Uno degli elementi più interessanti emerge dal confronto dei livelli di emoglobina glicata. L’HbA1c risultava simile nelle diverse categorie di BMI, ma questo non significava che il profilo di rischio fosse sovrapponibile. Al contrario, i fattori di rischio cardiometabolico peggioravano progressivamente all’aumentare del BMI. Un dato che richiama l’attenzione sulla necessità di guardare alla persona con diabete nel suo complesso, senza limitare la valutazione al solo controllo della glicemia. Le persone con obesità, inoltre, erano mediamente più giovani e con una durata del diabete più breve. Nei dati non aggiustati mostravano anche una prevalenza più bassa della maggior parte delle complicanze cardiovascolari. Un risultato che, a prima vista, potrebbe sembrare controintuitivo. Ma proprio qui entra in gioco l’analisi statistica.
Quando i ricercatori hanno tenuto conto delle differenze demografiche e cliniche tra i gruppi, il quadro è cambiato. L’obesità è risultata associata a una maggiore prevalenza di malattia renale cronica, con una prevalenza relativa pari a 1,13, e soprattutto di scompenso cardiaco, con una prevalenza relativa di 1,41. Le associazioni tra obesità e malattie cardiovascolari di tipo aterosclerotico, invece, sono risultate più deboli. Il dato è importante anche per interpretare correttamente la minore prevalenza grezza di alcune complicanze cardiovascolari osservata nelle persone con obesità: secondo gli autori, una parte della differenza era spiegata proprio dalle caratteristiche demografiche e cliniche dei gruppi, tra cui età e durata del diabete.
Le conclusioni che possono essere tratte da questa grande coorte italiana non riguardano soltanto la necessità di perdere peso. Il punto è piuttosto considerare l’eccesso ponderale come una componente del rischio complessivo nella persona con diabete di tipo 2. La presenza contemporanea di diabete e obesità può infatti accompagnarsi a una maggiore vulnerabilità dell’asse cuore-reni. Per questo, secondo le conclusioni dello studio, gli approcci centrati sul peso dovrebbero affiancarsi a una valutazione completa del rischio cardiorenale. Il dato assume particolare rilevanza in una popolazione nella quale quasi tre persone su quattro risultano in sovrappeso o con obesità. La gestione del diabete, quindi, si conferma sempre più articolata: accanto al controllo della glicemia diventano centrali la valutazione del peso, dei fattori di rischio cardiovascolare e della funzionalità renale.
La forza principale dello studio è rappresentata dalle dimensioni della popolazione analizzata: oltre mezzo milione di persone con diabete di tipo 2, provenienti da centinaia di Centri diabetologici italiani. Si tratta, tuttavia, di uno studio trasversale: i dati descrivono associazioni tra BMI e complicanze in una determinata popolazione e non consentono di stabilire un rapporto di causa-effetto. Anche per questo i risultati vanno letti come una fotografia della pratica clinica e come un’indicazione sull’importanza di integrare la valutazione del peso nella gestione complessiva del diabete. Il messaggio centrale è dunque semplice: nel diabete di tipo 2 non basta sapere quanto è controllata la glicemia. Per comprendere il rischio della persona assistita occorre guardare anche al peso e alle sue possibili conseguenze sul cuore e sui reni.
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