Advocacy 2030 16 Marzo 2026 10:27

Diabete, dall’accesso ai device alla telemedicina: le priorità di FAND

L’accesso ai dispositivi, la prevenzione efficace, le transizioni di età, la telemedicina e l’empowerment del paziente digitale sono le sfide centrali per garantire una diabetologia equa e sostenibile. Manuela Bertaggia, presidente di FAND, traccia per "Advocacy 2030"  il percorso da seguire

di Isabella Faggiano
Diabete, dall’accesso ai device alla telemedicina: le priorità di FAND

In Italia, l’introduzione dei microinfusori rappresenta una vera svolta nella gestione del diabete: permettono un controllo più preciso della glicemia, riducono il rischio di ipoglicemie e offrono una maggiore autonomia ai pazienti. Tuttavia, poter usufruire di questi strumenti non è ancora una certezza per tutti. “Le principali disuguaglianze nell’accesso ai device derivano dalle differenze tra regioni”, spiega Manuela Bertaggia, presidente di FAND. Alcune regioni adottano criteri inclusivi, garantendo la tecnologia a tutti i pazienti in terapia insulinica, altre pongono limiti restrittivi, creando percorsi complessi e disparità marcate. Bertaggia sottolinea anche le differenze legate ai criteri prescrittivi: “In alcuni territori, l’accesso ai dispositivi è subordinato a limiti di età o livelli di scompenso glicemico non sempre coerenti con le evidenze scientifiche. Questo esclude l’uso precoce, che invece previene complicanze e riduce i costi sanitari”, aggiunge. Non è solo una questione clinica: il contesto organizzativo e sociale gioca un ruolo decisivo. Dove esistono reti diabetologiche strutturate, team multidisciplinari e formazione per operatori e pazienti, i device sono più diffusi e appropriati. Al contrario, carenza di specialisti e disinformazione tra le persone con diabete ampliano le differenze. “I device non sono un privilegio, ma strumenti essenziali per sicurezza, autonomia e qualità della vita. È necessario uniformare l’accesso a livello nazionale”, afferma la presidente di FAND.

Prevenzione: dal rischio alla diagnosi precoce           

La prevenzione efficace non si limita a campagne sporadiche o raccomandazioni generiche. “Funziona solo se è continua, coordinata e misurabile”, sottolinea la presidente di FAND. Intercettare il prediabete e individuare i soggetti a rischio permette interventi precoci, evitando che la malattia si strutturi o progredisca. La chiave sta nella medicina di prossimità: medici di base, pediatri, farmacie dei servizi e ambulatori territoriali sono il primo presidio di prevenzione reale. Allo stesso tempo, l’educazione terapeutica rafforza la consapevolezza dei pazienti: “Educare significa fornire strumenti pratici per gestire la propria salute, usare correttamente dispositivi e terapie e prevenire complicanze. È uno degli interventi con il maggiore impatto sulla qualità della vita”, spiega Bertaggia. Anche la tecnologia gioca un ruolo cruciale. Sensori, piattaforme digitali e telemedicina permettono un monitoraggio tempestivo e favoriscono l’aderenza terapeutica, ma solo se accessibili e accompagnati da formazione. Parallelamente, stili di vita sani e ambienti favorevoli alla salute completano il quadro, perché la prevenzione che ignora il contesto sociale rischia di ricadere solo sulla responsabilità individuale.

Continuità assistenziale nelle transizioni di età

Passare dall’età pediatrica a quella adulta è un momento critico per le persone con diabete. “Troppo spesso la transizione avviene in modo brusco, senza accompagnamento, esponendo i giovani a perdita di aderenza e scompensi metabolici”, racconta Bertaggia. Garantire continuità significa considerare la transizione come un processo: percorsi strutturati, educazione all’autonomia, affiancamento tra centri pediatrici e adulti e comunicazione chiara tra team multidisciplinari. La continuità non riguarda solo l’adolescenza: anche gravidanza, cambiamenti lavorativi, insorgenza di complicanze o età avanzata richiedono un coordinamento tra diabetologia, medicina generale, servizi territoriali e supporto sociale. La presidente di FAND sottolinea il ruolo dei caregiver e delle famiglie, così come l’importanza di coinvolgere attivamente i pazienti: “La continuità assistenziale è anche relazionale e culturale. I momenti di cambiamento possono diventare opportunità di crescita, consapevolezza e migliore qualità della cura”.

Telemedicina post-PNRR: opportunità e sfide

La pandemia e gli investimenti del PNRR hanno accelerato l’uso della telemedicina, ma oggi la sfida è trasformarla in uno strumento strutturale e accessibile. “Può rafforzare la continuità assistenziale, ridurre spostamenti, alleggerire strutture e facilitare l’integrazione tra ospedale e territorio”, spiega Bertaggia. Visite di controllo, revisione dei dati dai dispositivi, educazione terapeutica e supporto all’aderenza possono essere gestiti a distanza, ma serve una rete chiara di responsabilità, standard di qualità e interoperabilità dei servizi. Allo stesso tempo, la telemedicina non sostituisce la relazione in presenza e può ampliare le disuguaglianze se non accompagnata da formazione e supporto ai pazienti digitali. “Serve un impegno politico e istituzionale per garantirne accesso uniforme, qualità e sostenibilità”, conclude la presidente di FAND.

Paziente digitale: formazione, empowerment e diritti

Al centro di tutti questi temi c’è il paziente digitale, protagonista consapevole della propria cura. L’educazione terapeutica è lo strumento principale per misurare l’impatto di questa partecipazione: “Non si tratta solo di controlli clinici, ma di autonomia, sicurezza e qualità della vita. Quando l’educazione funziona, le persone comprendono la malattia, partecipano alle decisioni, gestiscono i dispositivi in modo appropriato e affrontano i momenti critici senza sentirsi sole”, spiega Bertaggia. FAND osserva anche le differenze territoriali: dove l’educazione terapeutica è strutturata e integrata nei percorsi di cura, i risultati sono migliori sia clinicamente sia in termini di empowerment. E l’impatto si misura anche nell’equità: raggiungere persone fragili, con minori risorse sociali, culturali o economiche, significa ridurre le disuguaglianze e restituire controllo sulla propria salute. Dall’accesso ai device alla prevenzione, dalla continuità assistenziale alla telemedicina, fino all’empowerment del paziente digitale, FAND ribadisce, dunque, la necessità di un approccio integrato e strutturale. Come sottolinea Manuela Bertaggia, “solo un impegno coordinato tra sanità, territorio, tecnologia, politiche sociali e associazioni di pazienti può garantire una diabetologia equa, continua e centrata sulla persona”.

Fand – Associazione Italiana Diabetici

L’Associazione nasce nel 1982 dalla volontà e dalla determinazione di Roberto Lombardi, figura lungimirante che comprese l’importanza di tutelare i diritti delle persone con diabete. Dal suo impegno fu creata una realtà nazionale capace di incidere profondamente sulla storia della diabetologia italiana. Uno dei risultati più significativi fu l’approvazione, nel 1987, della Legge 115, ancora oggi considerata un punto di riferimento internazionale. È l’unica normativa organica italiana dedicata al diabete e garantisce gratuità dei farmaci essenziali e dei dispositivi per l’autocontrollo, tutele sociali, scolastiche e lavorative, riconoscimento del diabete come patologia a gestione multidisciplinare.

Fand tutela i diritti delle persone con diabete e delle loro famiglie attraverso attività di rappresentanza, supporto, formazione, informazione e interventi sul territorio nazionale. Presso la sede nazionale di Roma è attivo uno Sportello Solidale che offre orientamento sui diritti e tutele, info e assistenza nella gestione quotidiana del diabete, supporto burocratico, indirizzamento ai servizi sanitari territoriali, ascolto psicologico di primo livello. Fand tutela i diritti delle persone con diabete attraverso: consulenza su lavoro, scuola, invalidità, agevolazioni e diritti sociali; interventi presso istituzioni locali e nazionali; monitoraggio dell’applicazione della Legge 115/87; collaborazione con associazioni e centri diabetologici. Tra i molti servizi si segnalano: la consulenza legale su controversie lavorative, tutela da discriminazioni, difesa dei diritti sanitari; le attività di informazione ed educazione sanitaria; la formazione, con il Corso “Diabetico Guida” e il Corso gratuito sulla conta dei carboidrati; la Bacheca del Sapere, piattaforma digitale che offre gratuitamente info, guide pratiche sulla gestione del diabete, video formativi; le iniziative per bambini e adulti che integrano sport ed educazione alla gestione del diabete.

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