One Health 20 Ottobre 2026 14:09

Demenza, vivere vicino agli alberi si associa a un rischio più basso del 20%

Vivere circondati dalla vegetazione potrebbe essere associato a una minore incidenza di demenza. Una ricerca svedese ha esaminato per 16 anni quasi 3.000 persone anziane, osservando il ruolo degli spazi verdi più vicini all’abitazione

di Viviana Franzellitti
Demenza, vivere vicino agli alberi si associa a un rischio più basso del 20%

La presenza di alberi e vegetazione vicino a casa potrebbe essere legata a un invecchiamento cerebrale più sano. A suggerirlo è uno studio della Stockholm University e del Karolinska Institute, pubblicato il 28 settembre 2026 sulla rivista Alzheimer’s & Dementia. I ricercatori hanno seguito 2.993 persone di almeno 60 anni, inizialmente senza demenza, per valutare il rapporto tra verde residenziale e nuove diagnosi. Nel corso del follow-up, 477 partecipanti hanno sviluppato la malattia. I risultati indicano che una maggiore presenza di vegetazione entro 100 metri dall’abitazione era associata a un rischio di demenza inferiore del 21% circa.

Il verde vicino casa e il rischio di demenza

Per stimare l’esposizione alla vegetazione, il gruppo di ricerca ha utilizzato immagini satellitari e informazioni sugli indirizzi di residenza, misurando la presenza di verde entro tre distanze: 100, 250 e 500 metri. L’analisi si è concentrata sulla coorte svedese dello Swedish National Study on Aging and Care in Kungsholmen, un progetto longitudinale condotto nel quartiere di Kungsholmen, a Stoccolma. Il risultato più evidente ha riguardato il verde nel raggio di 100 metri dall’abitazione. Una maggiore presenza di vegetazione in quest’area era associata a una minore incidenza di demenza, mentre il legame risultava più debole considerando distanze superiori. La vicinanza agli spazi verdi potrebbe quindi essere rilevante nell’esposizione quotidiana all’ambiente naturale, anche senza raggiungere parchi lontani o grandi aree verdi.

Perché gli alberi potrebbero influire sulla salute cerebrale

Lo studio non ha individuato un meccanismo biologico definitivo, ma gli autori indicano diverse possibili spiegazioni. Gli spazi verdi possono favorire l’attività fisica e le occasioni di socializzazione, due elementi associati a una migliore salute generale e al mantenimento delle capacità cognitive. La presenza di vegetazione potrebbe inoltre contribuire al recupero dallo stress e al benessere psicologico. Un altro aspetto riguarda l’ambiente urbano. Gli alberi e le aree verdi possono contribuire a mitigare alcuni effetti dell’inquinamento atmosferico e del rumore del traffico, esposizioni che sono state associate a conseguenze negative sulla salute. I ricercatori hanno preso in considerazione anche questi fattori ambientali, insieme a caratteristiche individuali e socioeconomiche, per verificare se modificassero il rapporto osservato.

Un’associazione più evidente nelle donne

L’analisi ha rilevato differenze anche in base al sesso. L’associazione tra maggiore presenza di verde vicino casa e minore incidenza di demenza risultava più marcata nelle donne rispetto agli uomini. Si tratta di un risultato da approfondire, che non consente ancora di stabilire perché il possibile legame sia diverso nei due gruppi. I ricercatori hanno inoltre esaminato altri elementi potenzialmente rilevanti, tra cui l’età, l’esposizione al rumore stradale, l’inquinamento atmosferico, la vicinanza all’acqua e la presenza della variante genetica APOE-e4, associata a un maggiore rischio di Alzheimer. Alcune differenze osservate suggeriscono che il rapporto tra ambiente residenziale e demenza possa dipendere dall’interazione di più fattori, non dalla sola quantità di vegetazione.

I limiti della ricerca e le implicazioni per le città

I risultati devono essere interpretati con cautela. Lo studio è osservazionale: mostra un’associazione, ma non dimostra che vivere vicino agli alberi prevenga la demenza. Non è quindi possibile attribuire direttamente al verde la riduzione del rischio rilevata, né concludere che trasferirsi in una zona più alberata possa proteggere dalla malattia. La ricerca riguarda inoltre una popolazione urbana svedese e saranno necessari altri studi per verificare se gli stessi risultati si osservino in contesti geografici, sociali e urbanistici differenti. Gli autori sottolineano l’importanza di approfondire i meccanismi coinvolti e il rapporto tra esposizione alla vegetazione, declino cognitivo e biomarcatori delle malattie neurodegenerative. Pur senza offrire una prova definitiva di prevenzione, lo studio aggiunge un elemento al dibattito sulla salute nelle città: la progettazione degli spazi urbani potrebbe avere un ruolo anche nel benessere cognitivo durante l’invecchiamento. Rendere il verde accessibile nella vita quotidiana è una prospettiva di interesse per la pianificazione urbana, da valutare insieme alle altre misure di promozione della salute.

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