Sanità 27 Marzo 2026 18:48

Dallo stress emotivo al disagio economico: il rapporto Cnel sul valore sociale del caregiver

Sono quasi 8 milioni di persone. Dettori: “Il sistema di welfare italiano si regge su un pilastro silenzioso e fondamentale: il lavoro di cura prestato dai caregiver familiari"

di Redazione
Dallo stress emotivo al disagio economico: il rapporto Cnel sul valore sociale del caregiver

Una realtà sempre più diffusa nel nostro Paese: quasi 8 milioni di persone, soprattutto donne, che assistono volontariamente familiari o persone care, con una quota di popolazione in età attiva maggiore rispetto alla media europea.

Presentato a Villa Lubin, il Rapporto CNEL sul valore sociale del caregiver, realizzato con la collaborazione del CENSIS, definisce innanzitutto un perimetro di riferimento delle persone con disabilità: tra il 2009 e il 2023 il loro numero è oscillato in Italia in un intervallo compreso tra i 2,9 e i 3,1 milioni, con il minimo toccato nell’ultimo anno rilevato. I nuclei familiari con persone con disabilità, che hanno presentato le dichiarazioni Isee tra il 2016 e il 2024, sono passati da 1,2 milioni nel 2016 a 1,8 milioni nel 2024.

Il Rapporto, curato dalla Commissione Politiche sociali, sviluppo sostenibile e Terzo settore e dall’Osservatorio nazionale sui servizi sociali territoriali, segue una prima edizione uscita nell’ottobre 2024, su impulso della Regione Lazio, volta a fornire una ricognizione statistica e normativa sulla situazione dei prestatori di cura informali in Italia. Questo secondo lavoro di analisi si è invece concentrato sull’impatto che l’impegno di cura ha sulla vita lavorativa e sulla salute dei caregiver.

I dati

L’88,3% di persone con compiti di cura vedono queste responsabilità come foriere di stress emotivo e psicologico, dato che sale al 91,1% tra le donne. L’87,6% pensa che il carico familiare incide sul benessere fisico, e anche in questo caso emerge un dislivello significativo tra i generi (81,2% uomini, 92,3% tra le donne). L’89,2% dei caregiver e il 93,4% delle caregiver donne pensa che la cura limita il tempo disponibile per il lavoro o altre attività personali.  Inoltre, lavorare meno e dover fronteggiare le spese di cura può aumentare il disagio economico all’interno della famiglia, come dimostra il dato secondo cui l’83,6% dei caregiver va incontro a difficoltà economiche rilevanti. Spesso, uno degli aggravi economici maggiori deriva all’assunzione di un lavoratore domestico che, tuttavia, per il 79,1% dei caregiver è essenziale ma insufficiente.

La quota di coloro che percepiscono il carico complessivo del lavoro di cura come severo è pari al 68,8% e solo il 7,2% come lieve, dati che peggiorano per la componente femminile del campione. Il 23,8% riporta sintomi depressivi moderati, il 13,6% sintomi moderatamente severi e il 7,3% ha sintomi severi. L’alto carico mentale del lavoro di cura si riverbera anche sullo stile di vita: il 42,1% ha abitudini alimentari irregolari e il 38,4% non fa attività fisica.

La contrattazione

Il CNEL ha anche analizzato le misure a sostegno dei caregiver presenti nella contrattazione di secondo livello pubblicata nell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro. Su 620 accordi esaminati, solo 141 (pari al 23%) contemplano almeno un intervento a favore dei lavoratori con responsabilità di assistenza familiare. Le forme più diffuse riguardano i permessi aggiuntivi per l’assistenza a figli presenti in 48 casi rispetto al campione di contratti contenenti almeno una misura di tutela delle figure di caregiver. Le forme di part-time temporanei, invece, riguardano 38 casi sui 141 contratti e i rimborsi spese e sussidi welfare per motivi di assistenza familiari sono presenti in 36 casi.

La presentazione del Rapporto è stata un’occasione di confronto tra istituzioni, parti sociali ed esperti, per approfondire gli aspetti più significativi di questa realtà: le garanzie sul piano della salute, a fronte degli elevati livelli di stress; la tutela lavorativa, data la spiccata difficoltà nel conciliare l’attività professionale con le responsabilità della cura; l’interazione con il sistema dell’assistenza domiciliare, che risulta ancora insufficiente e differenziato territorialmente.

Monnanni: politiche sociali centrali nel programma della XI consiliatura

“L’attenzione del CNEL al tema dei caregiver, che nasce già due anni fa con un primo Rapporto richiesto dalla Regione Lazio, è indirizzata – ha sottolineato il Segretario generale del CNEL, Massimiliano Monnanni, aprendo i lavori – a rafforzare la conoscenza del fenomeno per supportare al meglio le scelte dei decisori istituzionali, mentre è in corso un iter parlamentare complesso, che auspichiamo possa portare presto all’approvazione di una legge sui caregiver. In questo contesto il CNEL ha scelto di non esercitare le proprie prerogative in materia di iniziativa legislativa, ma di svolgere un’attività di consulenza e accompagnamento. Le politiche sociali sono centrali nel programma della XI Consiliatura, come dimostrano anche i tre disegni di legge approvati dall’Assemblea qualche giorno fa – in materia di collocamento delle persone con disabilità, accesso alla pratica sportiva e promozione di stili di vita sani – che hanno tutti un’ispirazione in chiave sociale. Ricordo anche l’importante e ambiziosa proposta di legge del CNEL sulla riforma della legge 328. L’obiettivo resta quello di offrire strumenti conoscitivi solidi per orientare decisioni efficaci”.

Geria: i caregiver sono un perno del nostro sistema di welfare

“I caregiver che prestano cura volontariamente ai propri cari con disabilità o non autosufficienza – ha affermato il consigliere CNEL Alessandro Geria, coordinatore dell’Osservatorio sui servizi sociali territorial– rappresentano un perno del nostro sistema di welfare. Siamo di fronte a un universo numericamente più ampio rispetto agli altri Paesi europei, quasi 8 milioni di persone di tutte le fasce d’età, ma specialmente adulti e anziani, che generano un alto valore sociale. Eppure, restano ancora oscurati da un cono d’ombra che li rende ‘invisibili’. Per questo abbiamo voluto offrire un contributo, proseguendo l’analisi elaborata nel Rapporto dello scorso anno, finalizzato non solo a indagare il profilo dei caregiver, ma anche ad approfondire la complessità delle loro condizioni, l’impatto sulla salute e sulla dimensione lavorativa, come anche il rapporto con il sistema dei servizi di assistenza domiciliare”.

Falabella: servono strumenti adeguati per conciliare tempi di vita e di cura

“Il caregiver familiare – ha dichiarato il consigliere CNEL Vincenzo Falabella – è una colonna portante del nostro sistema di assistenza e merita un riconoscimento pieno, che si traduca in diritti esigibili e tutele reali. Non possiamo più limitarci a dichiarazioni di principio: è necessario costruire un quadro normativo che garantisca dignità, sostegno economico, protezione sociale e strumenti adeguati per conciliare i tempi di vita e di cura. Investire sui caregiver significa investire sulla qualità della vita delle persone più fragili e sulla sostenibilità dell’intero sistema sociale. È una responsabilità che le istituzioni devono assumersi con urgenza e determinazione”.

Dettori: investire nei caregiver significa investire nella tenuta del Paese

“Il sistema di welfare italiano – ha sottolineato la consigliera CNEL Rossana Dettori – si regge su un pilastro silenzioso e fondamentale: il lavoro di cura prestato dai caregiver familiari. È un lavoro invisibile, caratterizzato da una profonda asimmetria di genere. È svolto, infatti, in larga parte da donne, incidendo drasticamente sulle loro traiettorie di vita. Donne spesso costrette a ridurre o abbandonare l’attività lavorativa, con ricadute sull’autonomia economica e sul futuro previdenziale. E ci sono anche enormi effetti sulla salute fisica e psicologica. Questo impegno è di fatto un ammortizzatore sociale che lo Stato delega alle famiglie. Quel che serve è un intervento strutturale: riconoscimento giuridico e previdenziale del caregiver, diritto allo smart working, potenziamento dei congedi, incentivandone l’uso da parte degli uomini. Dobbiamo passare dal tema della conciliazione al tema della condivisione, per riequilibrare i carichi. E poi occorre rafforzare i servizi territoriali e le reti di assistenza. Non possiamo più considerare il lavoro di cura come un atto d’amore inesauribile o come una risorsa gratuita a disposizione dello Stato. Investire nei caregiver significa investire nella tenuta del Paese”.

Bitti: garantire che chi assiste abbia competenze in linea con le fragilità individuate

“Le dinamiche demografiche – ha evidenziato il consigliere CNEL Fiovo Bitti – impongono importanti riflessioni. Da una parte, infatti, è necessario assicurare una cura adeguata alle persone fragili; dall’altra, è fondamentale garantire che chi assiste abbia competenze in linea con le fragilità individuate. Una doppia esigenza, emersa chiaramente nel documento di Osservazioni e Proposte che l’assemblea del CNEL ha approvato a dicembre del 2024. L’incontro si inserisce in un percorso che ha portato all’approvazione in sede di Conferenza Stato-Regioni delle linee guida sulla qualificazione professionale della figura di assistente familiare e che, in queste settimane, trova conferma anche all’interno del disegno di legge governativo sulle misure a tutela e sostegno del caregiver, con particolare riferimento al riconoscimento delle competenze maturate. Al netto dei ruoli diversi, riuscire a qualificare l’assistente familiare, che svolge la propria attività in maniera professionale, e il caregiver, che, viceversa, opera in maniera volontaria, vuol dire rafforzare la qualità e l’efficacia dei servizi e degli interventi sociali sul territorio. Non a caso, nella proposta di legge del CNEL di riforma ragionata della legge 328/2000, le due figure sono richiamate in maniera puntuale”.

LEGGI IL RAPPORTO