Carenze di personale, divari regionali e dati incompleti frenano la riduzione dei tempi d’attesa
Le liste d’attesa continuano a rappresentare un problema strutturale del Servizio sanitario nazionale e l’aumento dei finanziamenti, da solo, non è sufficiente a garantire tempi più brevi per visite ed esami. È quanto emerge dalla relazione della Corte dei conti “L’attuazione delle misure finalizzate a ridurre le liste di attesa”, approvata il 13 ottobre 2026 con la deliberazione n. 54/2026/G. Il documento, elaborato dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato, esamina gli interventi adottati negli ultimi anni, le risorse destinate alla riduzione delle attese e i risultati finora ottenuti, mettendo in evidenza difficoltà organizzative, carenze di personale sanitario e differenze territoriali che continuano a limitare l’efficacia delle misure.
Secondo la magistratura contabile, le criticità non possono essere ricondotte esclusivamente alle conseguenze della pandemia, ma dipendono anche da problemi di gestione e programmazione che il rafforzamento delle norme e dei finanziamenti non è ancora riuscito a superare. La Corte rileva infatti che l’incremento delle risorse non ha sempre determinato un aumento proporzionato delle prestazioni erogate né una corrispondente riduzione dei tempi di attesa. Una situazione che richiama l’attenzione sulla capacità delle amministrazioni sanitarie di tradurre le disponibilità economiche in servizi effettivamente accessibili ai cittadini.
Il tema assume particolare rilievo considerando l’entità dei finanziamenti previsti. Nel periodo 2022-2028, le risorse destinate al contenimento delle liste d’attesa ammontano complessivamente a circa 3,71 miliardi di euro. Per il quadriennio 2022-2025, secondo i dati del Ministero della Salute richiamati nella relazione, a fronte di assegnazioni statali pari a circa 1,845 miliardi di euro, risultano utilizzati circa 1,58 miliardi. La Corte sottolinea tuttavia che la completezza e l’uniformità delle informazioni trasmesse dalle Regioni non sono ancora sufficienti a consentire una valutazione puntuale dell’impiego dei fondi e dei risultati conseguiti. Non è quindi possibile ricavare automaticamente dalla differenza tra le somme assegnate e quelle utilizzate un dato definitivo sulle risorse rimaste inutilizzate.
Accanto alla gestione finanziaria, uno degli ostacoli principali resta la carenza di personale sanitario, soprattutto specialistico. Anche quando sono disponibili risorse aggiuntive, infatti, le strutture possono incontrare difficoltà nell’ampliare l’offerta di prestazioni a causa dell’insufficienza dei professionisti necessari. Per questo la Corte richiama l’esigenza di intervenire in modo strutturale sui fabbisogni di personale e di completare la riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR e dal decreto ministeriale n. 77 del 2022. Il rafforzamento dei servizi territoriali viene considerato un passaggio importante per migliorare la presa in carico dei pazienti, favorire l’appropriatezza delle richieste di prestazioni e ridurre la pressione sugli ospedali e sull’assistenza specialistica.
Un altro elemento centrale della relazione riguarda la qualità delle informazioni utilizzate per monitorare le liste d’attesa. La Piattaforma nazionale delle liste di attesa, istituita presso Agenas, rappresenta uno degli strumenti attraverso cui rendere confrontabili i dati dei diversi sistemi sanitari regionali. Le analisi disponibili evidenziano però criticità che rendono ancora complessa una lettura omogenea del fenomeno. Tra queste figurano le differenze nell’utilizzo della classe di priorità P, relativa alle prestazioni programmate, gli scostamenti tra le date degli appuntamenti proposte dai sistemi di prenotazione e quelle effettivamente accettate dai cittadini, oltre ai ritardi che possono intercorrere tra la prescrizione medica e il primo contatto con il Centro unico di prenotazione.
La Corte richiama inoltre l’attenzione sulle differenze tra il numero delle prescrizioni emesse e quello delle prenotazioni registrate. Si tratta di un aspetto particolarmente importante per comprendere il percorso dei cittadini nell’accesso alle prestazioni sanitarie. Il mancato riscontro di una prenotazione non equivale necessariamente a una prestazione negata o a una rinuncia alle cure, ma segnala la necessità di disporre di informazioni più complete, capaci di ricostruire ciò che accade dal momento della prescrizione fino all’effettiva erogazione della visita o dell’esame. Senza dati sufficientemente affidabili e confrontabili, diventa difficile individuare le criticità dei singoli territori e misurare l’efficacia degli interventi adottati.
In questo quadro si inserisce il decreto-legge n. 73 del 2024, che ha introdotto nuove misure per il governo delle liste d’attesa, puntando sul rafforzamento dei controlli, sulla digitalizzazione e su una maggiore disponibilità delle informazioni. La Corte riconosce le potenzialità del nuovo modello di gestione e monitoraggio, ma evidenzia che diversi interventi devono ancora raggiungere la piena attuazione. Soltanto quando gli strumenti previsti saranno completamente operativi sarà possibile valutarne in maniera compiuta gli effetti sulla riduzione dei tempi di accesso alle prestazioni.
La relazione insiste quindi sulla necessità di accelerare l’attuazione delle misure introdotte nel 2024, completare l’interoperabilità della Piattaforma nazionale e migliorare la programmazione dei fabbisogni assistenziali. Al tempo stesso, la magistratura contabile chiede di rafforzare le verifiche sull’impiego delle risorse e sui risultati ottenuti, rendendo più efficaci i meccanismi di responsabilizzazione delle amministrazioni. Il documento richiama anche l’importanza di individuare tempestivamente le eventuali inadempienze e di applicare, quando ne ricorrano i presupposti, le sanzioni e i poteri sostitutivi previsti dalla normativa.
Dalle osservazioni della Corte emerge così una questione che riguarda direttamente il diritto dei cittadini ad accedere alle cure in tempi appropriati. Per valutare l’efficacia delle politiche di riduzione delle liste d’attesa non è sufficiente conoscere l’ammontare dei finanziamenti stanziati o il numero complessivo delle prestazioni erogate. Occorre poter verificare, attraverso indicatori regionali trasparenti e confrontabili, se gli interventi abbiano effettivamente migliorato la possibilità di prenotare visite ed esami nei tempi previsti, distinguendo le difficoltà legate alla disponibilità delle prestazioni da quelle che riguardano il funzionamento dei sistemi di prenotazione.
La disponibilità di dati attendibili assume dunque un ruolo essenziale anche per rendere più trasparenti le differenze territoriali e consentire una valutazione degli effetti delle misure dal punto di vista dei pazienti. Il monitoraggio delle risorse economiche deve accompagnarsi alla verifica dei risultati concreti, affinché sia possibile comprendere dove le iniziative stanno producendo miglioramenti e dove, invece, persistono ostacoli nell’accesso alle prestazioni.
Il messaggio che emerge dalla relazione approvata il 13 ottobre è che la riduzione delle liste d’attesa richiede interventi coordinati e continuativi, non limitati all’incremento dei finanziamenti. La disponibilità di personale, il funzionamento dei servizi territoriali, l’affidabilità dei dati e la capacità di controllo delle istituzioni costituiscono elementi strettamente collegati. La Corte richiama, in conclusione, la necessità di assicurare trasparenza, monitoraggio continuo, responsabilità istituzionale e una rendicontazione puntuale dei risultati, affinché le risorse investite possano tradursi in un accesso più tempestivo ed equo alle prestazioni sanitarie.