Dalla Redazione 7 Agosto 2026 09:42

Cooperazione sanitaria, oltre 4.600 flaconi di plasmaderivati italiani inviati a Nablus

I medicinali, ottenuti dal plasma donato in Emilia-Romagna e prodotti in eccedenza rispetto al fabbisogno nazionale, sono destinati ai pazienti palestinesi con malattie emorragiche congenite. L'intervento rientra nel progetto Haemo_PAL, avviato nel 2021 e coordinato dal Centro Nazionale Sangue e dall'Istituto Superiore di Sanità.

Oltre 4.600 flaconi di medicinali plasmaderivati, prodotti grazie al plasma donato in Emilia-Romagna, sono stati inviati a Nablus, in Cisgiordania, per sostenere i pazienti palestinesi affetti da malattie emorragiche congenite. A darne notizia, il 5 agosto 2026, è stato il Centro Nazionale Sangue (CNS), che ha inquadrato l’intervento nell’ambito del progetto di cooperazione internazionale Haemo_PAL.

La fornitura comprende Fattore VIII e Fattore IX della coagulazione, medicinali prodotti in quantità eccedenti rispetto al fabbisogno nazionale, ai quali si aggiungono alcuni flaconi di concentrato di complesso protrombinico. Il CNS non ha fornito, nel comunicato del 5 agosto, una ripartizione numerica dei 4.600 flaconi tra le diverse tipologie di farmaco.

Si tratta di medicinali particolarmente importanti per le persone con patologie emorragiche congenite, nelle quali il sistema della coagulazione presenta deficit specifici. Nell’emofilia, per esempio, sono coinvolti principalmente il Fattore VIII, nell’emofilia A, e il Fattore IX, nell’emofilia B. Il plasma raccolto in Italia attraverso donazioni volontarie e non remunerate rappresenta la materia prima dalla quale vengono ricavati, attraverso processi industriali di frazionamento, diversi medicinali plasmaderivati.

Un progetto avviato nel 2021

L’invio a Nablus non è un intervento isolato. Haemo_PAL è stato avviato nel 2021 con l’obiettivo di rafforzare la diagnosi, il trattamento e l’assistenza delle persone con malattie emorragiche congenite ed emoglobinopatie nei Territori palestinesi. Il progetto è promosso e coordinato dal Centro Nazionale Sangue e dall’Istituto Superiore di Sanità ed è finanziato dalla Cooperazione italiana attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).

La collaborazione non riguarda soltanto la disponibilità dei medicinali. Nel corso degli anni Haemo_PAL ha previsto anche la formazione di medici, infermieri, tecnici di laboratorio, fisioterapisti e altri professionisti palestinesi, la definizione di protocolli diagnostico-terapeutici, lo sviluppo di strumenti per la gestione clinica e la costruzione di una rete di servizi dedicati alle patologie ematologiche congenite.

Secondo il rapporto annuale 2025 dell’AICS di Gerusalemme, il progetto punta inoltre a rafforzare una rete costituita da un centro Hub a Ramallah e tre centri Spoke a Jenin, Nablus e Hebron. Alla fine del 2025 risultavano realizzate attività di formazione specialistica per 58 professionisti sanitari, oltre allo sviluppo della cartella clinica elettronica e del Registro nazionale delle malattie ematologiche e alla fornitura di oltre 4,4 milioni di Unità Internazionali di concentrati dei fattori della coagulazione.

Le precedenti spedizioni in Cisgiordania e a Gaza

La continuità degli interventi emerge anche dalle precedenti comunicazioni ufficiali del CNS. Nel luglio 2024, una spedizione partita dall’Italia il 19 luglio e arrivata in Cisgiordania il 25 luglio aveva trasportato circa 3,36 milioni di Unità Internazionali di Fattore VIII associato al fattore di von Willebrand, 830 mila UI di Fattore IX e circa 210 mila UI di complesso protrombinico a tre fattori. In quella occasione il Centro Nazionale Sangue aveva ricordato che una precedente fornitura, nel gennaio 2024, era riuscita a raggiungere i pazienti della Striscia di Gaza.

Un ulteriore carico era stato consegnato alle autorità competenti di Ramallah l’8 giugno 2025: 3.648 fiale di Fattore VIII, 544 di Fattore IX e 416 di complesso protrombinico. Anche in quel caso i medicinali erano destinati a persone con emofilia e altre coagulopatie gravi nell’ambito di Haemo_PAL.

L’invio annunciato il 5 agosto 2026 rappresenta dunque una nuova tappa di un programma di cooperazione sanitaria che prosegue da cinque anni, in un contesto nel quale – sottolinea il CNS – la crisi umanitaria e sanitaria sta rendendo sempre più difficile l’accesso alle terapie anche nei territori della Cisgiordania.

Il valore della donazione di plasma

Alla base della spedizione c’è anche il modello italiano della donazione di sangue e plasma. Il Ministero della Salute ricorda che il Sistema trasfusionale nazionale comprende la produzione dei medicinali derivati dal plasma raccolto sul territorio italiano. I farmaci ottenuti dal plasma nazionale vengono destinati prioritariamente alle necessità assistenziali e gli eventuali quantitativi eccedenti possono essere impiegati nell’ambito di programmi di cooperazione internazionale.

Nel caso della spedizione diretta a Nablus, il plasma utilizzato proviene dai donatori dell’Emilia-Romagna. È proprio la disponibilità di medicinali eccedenti rispetto al fabbisogno nazionale a consentirne l’impiego a fini umanitari, secondo un principio di utilizzo etico e razionale della risorsa plasma promosso dal Sistema sangue italiano.

“Questo sostegno alle popolazioni in difficoltà non sarebbe possibile senza la generosità dei donatori italiani”, ha sottolineato Luciana Teofili, direttrice del Centro Nazionale Sangue, ricordando anche il contributo degli operatori della rete trasfusionale. ““I programmi di cooperazione internazionale promossi e coordinati dal CNS hanno permesso al nostro sistema trasfusionale di aiutare paesi come Albania, Armenia, Afghanistan, El Salvador, India e appunto la Palestina. È un utilizzo etico per farmaci che eccedono il nostro fabbisogno – ha sottolineato Teofili – ma rappresenta lo specchio della salute di un sistema che è basato sulla solidarietà”.

La spedizione verso Nablus si inserisce così in una cooperazione che mette insieme donazione volontaria, capacità del sistema trasfusionale italiano, formazione degli operatori e sostegno alle strutture sanitarie palestinesi, con l’obiettivo di mantenere accessibili terapie essenziali per pazienti affetti da patologie croniche e rare anche in una fase di particolare difficoltà per il sistema sanitario locale.