Lavoro e Professioni 15 Aprile 2026 12:23

Comunicazione clinica, in Italia formazione ancora frammentata e poco integrata nella pratica

Uno studio nazionale ha analizzato l’insegnamento della comunicazione sanitaria nei corsi di laurea in medicina e professioni sanitarie in Italia: emergono 24 insegnamenti, spesso concentrati nei primi anni e con pochi crediti formativi

di Isabella Faggiano
Comunicazione clinica, in Italia formazione ancora frammentata e poco integrata nella pratica

La comunicazione clinica rappresenta uno degli elementi chiave per garantire cure sicure, efficaci e realmente centrate sulla persona. Eppure, in Italia, la sua presenza nei percorsi universitari delle professioni sanitarie appare ancora disomogenea, frammentata e solo parzialmente integrata nella pratica clinica. È quanto emerge dallo studio ComMedInItaly, pubblicato su BMJ Nutrition, Prevention & Health, la prima analisi nazionale sistematica dedicata alla formazione sulla comunicazione sanitaria nei corsi di laurea italiani, che fotografa un sistema ancora lontano da un approccio strutturato e uniforme.

Una mappatura nazionale della formazione

Lo studio ha adottato un disegno in due fasi: una prima mappatura dei corsi di comunicazione clinica attivi nelle università italiane accreditate e una seconda fase basata su una survey rivolta ai docenti, con l’obiettivo di analizzare contenuti, metodi didattici, modalità di valutazione e competenze degli insegnanti. Nel complesso sono stati identificati 24 corsi, per lo più collocati nei primi anni del percorso di studi e caratterizzati da un numero limitato di crediti formativi. In molti casi, inoltre, questi insegnamenti risultano inseriti all’interno di moduli di area psicologica, senza una piena autonomia disciplinare.

Didattica ancora prevalentemente frontale

Uno degli elementi più rilevanti riguarda le modalità di insegnamento. La formazione sulla comunicazione clinica appare ancora fortemente sbilanciata verso la lezione frontale, con un ricorso limitato a metodologie esperienziali, simulazioni o strumenti di valutazione basati sulla performance. Secondo i ricercatori, questo approccio rischia di non favorire l’acquisizione di competenze pratiche fondamentali nella relazione medico-paziente, soprattutto in contesti clinici complessi o ad alta intensità comunicativa.

Contenuti centrati sulla relazione, meno su linguaggio e interazione

Dal punto di vista dei contenuti, i corsi analizzati privilegiano gli aspetti relazionali e psicologici della comunicazione, mentre risultano meno sviluppate le dimensioni interazionali e linguistiche, considerate invece centrali per una comunicazione clinica efficace e strutturata. Una disomogeneità che riflette anche la mancanza di un quadro formativo nazionale condiviso e standardizzato.

Docenti eterogenei e pochi riferimenti specialistici

Lo studio evidenzia inoltre una significativa eterogeneità nei profili dei docenti coinvolti nella formazione. Solo una parte limitata risulta affiliata a società scientifiche o professionali dedicate alla comunicazione in ambito sanitario, elemento che potrebbe incidere sulla coerenza e sull’aggiornamento dei contenuti didattici. Nel complesso, la formazione italiana sulla comunicazione sanitaria viene descritta come frammentata, sotto-resourced e debolmente connessa alla pratica clinica. Una criticità che, secondo gli autori, limita la possibilità di sviluppare competenze comunicative realmente spendibili nei contesti assistenziali.

Verso un modello più strutturato e misurabile

Lo studio rappresenta la prima analisi nazionale sul tema e propone un modello replicabile in due fasi per mappare e valutare la formazione. L’obiettivo è fornire una base empirica per future riforme e favorire l’allineamento tra i framework internazionali e le specificità del contesto italiano. La comunicazione, sottolineano i ricercatori, dovrebbe essere riconosciuta come una competenza clinica centrale, misurabile e trasversale, da integrare stabilmente nei percorsi di formazione medica. In questa prospettiva, rafforzare la formazione comunicativa non rappresenta solo un’opzione didattica, ma un passaggio essenziale per migliorare la qualità delle cure e la relazione tra professionisti sanitari e pazienti.


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