Dallo spray nasale alla puntura: quali vaccini antinfluenzali sono disponibili per i bambini, da che età si possono fare, quante dosi servono e quali effetti aspettarsi? Ecco le risposte alle domande più comuni dei genitori per la stagione 2026-2027
La vaccinazione antinfluenzale rappresenta una delle principali misure per proteggere i bambini dalle complicanze dell’influenza, un’infezione che durante i mesi più freddi può diffondersi rapidamente nelle comunità scolastiche e familiari. Per la stagione 2026-2027, il Ministero della Salute ha pubblicato le nuove raccomandazioni il 23 giugno 2026, mentre nel Lazio la campagna vaccinale è iniziata il 1° ottobre, con un’offerta gratuita rivolta ai bambini dai sei mesi ai sei anni compiuti, sani o con patologie. Ma a partire da quale età è possibile vaccinarsi? Quante dosi servono, quale differenza c’è tra il vaccino iniettabile e quello spray nasale e quali sono le situazioni in cui è necessario prestare particolare attenzione? Ecco cosa sapere per affrontare la stagione influenzale, dalle modalità di somministrazione alle possibili reazioni avverse.
L’influenza è un’infezione respiratoria causata da virus influenzali che circolano soprattutto durante l’autunno e l’inverno. Nei bambini può manifestarsi con febbre, tosse, mal di gola, dolori muscolari, stanchezza e malessere generale e, nella maggior parte dei casi, si risolve senza complicazioni. Non sempre, però, il decorso è così semplice: l’infezione può favorire l’insorgenza di otiti, bronchiti e polmoniti oppure aggravare patologie già presenti, rendendo necessario un controllo medico più approfondito e, nei casi più impegnativi, il ricovero ospedaliero.
È per questo che la vaccinazione non riguarda soltanto la possibilità di evitare qualche giorno di febbre o di assenza dalla scuola, ma soprattutto la riduzione del rischio di forme gravi e complicanze. Nelle raccomandazioni per la stagione 2026-2027, il Ministero della Salute individua le categorie per le quali la prevenzione vaccinale riveste particolare importanza, considerando anche il rischio associato alle condizioni individuali. La protezione, tuttavia, non è assoluta: la sua efficacia dipende da diversi fattori, tra cui la corrispondenza tra i virus contenuti nel vaccino e quelli che circolano nella stagione.
Il vaccino antinfluenzale può essere somministrato a partire dai sei mesi di vita. Nel Lazio, per la stagione 2026-2027, la vaccinazione è raccomandata e gratuita per i bambini dai sei mesi ai sei anni compiuti, indipendentemente dalla presenza di patologie. L’offerta comprende quindi anche i bambini sani, per i quali la prevenzione può contribuire a ridurre il rischio di complicanze e le conseguenze dell’infezione.
La fascia d’età pediatrica individuata dalla Regione non coincide necessariamente con quella prevista da altre iniziative vaccinali, né esaurisce tutte le possibilità di accesso alla vaccinazione. Anche i bambini più grandi possono infatti rientrare nelle categorie per le quali è raccomandata, soprattutto quando presentano condizioni che aumentano il rischio di un decorso complicato. Per conoscere i criteri applicabili al singolo caso, è quindi utile consultare le indicazioni della Regione Lazio sulla campagna antinfluenzale e confrontarsi con il pediatra di libera scelta.
La campagna antinfluenzale nel Lazio è iniziata il 1° ottobre, con l’obiettivo di favorire la vaccinazione prima della fase di maggiore circolazione dei virus. In generale, è opportuno programmare la somministrazione all’inizio della stagione, tenendo conto delle indicazioni del pediatra e delle disponibilità sul territorio, perché la protezione non si sviluppa immediatamente: sono necessarie generalmente circa due settimane affinché l’organismo produca una risposta immunitaria adeguata.
Questo, però, non significa che vaccinarsi più avanti sia inutile. Se la somministrazione non è stata effettuata all’inizio della campagna, può essere presa in considerazione anche nei mesi successivi, finché i virus influenzali continuano a circolare e il bambino rientra tra i destinatari dell’offerta vaccinale. La decisione va naturalmente rapportata alla situazione epidemiologica e alle condizioni individuali, senza considerare superata automaticamente la possibilità di vaccinarsi soltanto perché l’inverno è già iniziato. Per sapere quando effettuare la somministrazione e come accedere al servizio, le famiglie possono rivolgersi al pediatra o consultare le informazioni pubblicate dalla propria ASL.
La gratuità dipende dalle indicazioni nazionali e regionali previste per la stagione. Nel Lazio, per il 2026-2027, l’offerta gratuita riguarda tutti i bambini dai sei mesi ai sei anni compiuti, sani o con patologie. Sono inoltre previste specifiche categorie di persone per le quali la vaccinazione è raccomandata in ragione del maggiore rischio di complicanze.
Non esiste, tuttavia, un’unica modalità di accesso valida in tutta Italia per ogni fascia d’età pediatrica. Le Regioni organizzano le campagne sulla base delle raccomandazioni nazionali e delle disposizioni territoriali, definendo le modalità operative dell’offerta. Per questo, le famiglie che vivono fuori dal Lazio dovrebbero verificare le indicazioni della propria Regione, consultando anche il sito tematico del Ministero della Salute dedicato all’influenza, dove sono disponibili informazioni sulla prevenzione e sulle raccomandazioni per la stagione.
Per organizzare la vaccinazione, il primo riferimento è il pediatra di libera scelta, che può indicare la formulazione più appropriata e spiegare come procedere. A seconda dell’organizzazione territoriale, la somministrazione può essere effettuata direttamente nell’ambulatorio pediatrico oppure presso i servizi vaccinali della ASL. È quindi consigliabile verificare in anticipo le sedi disponibili, gli orari e l’eventuale necessità di prenotazione, così da individuare il percorso più semplice per la propria famiglia. Accanto all’offerta territoriale esistono anche iniziative specifiche organizzate dalle strutture ospedaliere. L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, per esempio, ha avviato la propria campagna 2026-2027 il 5 ottobre, con un’offerta gratuita che, secondo quanto riportato nella pagina dedicata alla vaccinazione antinfluenzale, comprende i bambini dai sei mesi ai sette anni, sani o con patologie, oltre a specifiche categorie di pazienti pediatrici a rischio e ai familiari e contatti di persone fragili.
Questa fascia d’età riguarda l’iniziativa del Bambino Gesù e va distinta da quella prevista dalla campagna territoriale della Regione Lazio. Per sapere se il proprio bambino può accedere all’offerta ospedaliera e con quali modalità, è necessario fare riferimento alle condizioni indicate direttamente dalla struttura.
Per la stagione 2026-2027, AIFA ha autorizzato nove vaccini antinfluenzali, ma non tutti i prodotti disponibili sono indicati per l’età pediatrica. Come emerge dalla documentazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco sui vaccini autorizzati per la stagione, le formulazioni comprendono vaccini iniettabili e un vaccino vivo attenuato somministrato attraverso uno spray nasale, con indicazioni e precauzioni differenti.
I vaccini iniettabili utilizzabili in età pediatrica a partire dai sei mesi contengono virus inattivati o componenti virali e non possono provocare l’influenza. Il vaccino spray nasale, invece, contiene virus vivi attenuati, modificati per non causare la normale malattia influenzale nelle persone per cui il prodotto è indicato. Questa formulazione è autorizzata dai due ai diciotto anni, ma non può essere utilizzata indistintamente da tutti i bambini, perché presenta specifiche limitazioni legate alle condizioni cliniche e ad alcune terapie.
La scelta tra iniezione e spray nasale non dipende soltanto dalla preferenza del bambino o dei genitori, ma deve tenere conto dell’età, della storia clinica e delle indicazioni autorizzate per ciascun prodotto. Anche la disponibilità delle formulazioni nell’ambito della campagna può influire sulle possibilità di accesso. Sarà quindi il pediatra o il professionista sanitario a valutare quale vaccino sia appropriato nel singolo caso.
Il numero di dosi necessarie varia in base all’età del bambino e alla sua storia vaccinale. Per i bambini che ricevono il vaccino antinfluenzale per la prima volta sono previste due dosi, distanziate di almeno quattro settimane, mentre in altri casi è sufficiente una sola somministrazione. Per stabilire il calendario corretto, il pediatra deve quindi sapere se il bambino è già stato vaccinato nelle stagioni precedenti e verificare le indicazioni specifiche della formulazione scelta.
Anche la modalità di somministrazione cambia in base al prodotto: il vaccino iniettabile viene somministrato per via intramuscolare, mentre quello vivo attenuato viene distribuito attraverso uno spray nasale. Quest’ultimo può rappresentare un’alternativa alla tanto temuta iniezione per i bambini che rientrano nelle fasce d’età e nelle condizioni previste dall’autorizzazione, ma non è adatto a tutti.
È importante, inoltre, non considerare automaticamente intercambiabili le diverse formulazioni. Il numero di dosi, l’intervallo tra le somministrazioni e l’eventuale necessità di un secondo appuntamento devono essere stabiliti sulla base delle indicazioni del prodotto e della storia vaccinale del bambino. Per questo, soprattutto in occasione della prima vaccinazione, è utile chiarire con il pediatra il calendario da seguire.
Dopo la vaccinazione antinfluenzale possono comparire effetti indesiderati, generalmente lievi e transitori, che variano anche in base alla formulazione utilizzata. Nel caso del vaccino iniettabile, le reazioni più comuni comprendono dolore, arrossamento o gonfiore nella sede dell’iniezione, talvolta accompagnati da febbre, stanchezza o malessere generale. Con il vaccino spray nasale sono invece più caratteristici il naso che cola o chiuso e altri disturbi respiratori lievi.
Queste manifestazioni non si verificano necessariamente in tutti i bambini e, nella maggior parte dei casi, si risolvono spontaneamente. È comunque importante osservare le condizioni del bambino dopo la somministrazione e rivolgersi al pediatra se compaiono sintomi intensi, persistenti o che destano preoccupazione. Le reazioni allergiche gravi sono rare, ma richiedono un intervento medico immediato. Per approfondire gli aspetti relativi alla sicurezza e alle modalità di segnalazione delle sospette reazioni avverse, è possibile consultare le informazioni pubblicate dall’Agenzia Italiana del Farmaco nella sezione dedicata alla sicurezza dei medicinali.
Prima della vaccinazione è importante riferire al pediatra eventuali allergie gravi, reazioni avute dopo precedenti dosi, patologie e terapie in corso. Le controindicazioni e le precauzioni, infatti, non sono uguali per tutte le formulazioni: una condizione che non impedisce necessariamente l’utilizzo di un vaccino iniettabile può richiedere una valutazione diversa nel caso del vaccino vivo attenuato spray nasale. Quest’ultimo presenta limitazioni specifiche che devono essere considerate sulla base della storia clinica del bambino e delle informazioni ufficiali del prodotto. È quindi opportuno che il professionista sanitario verifichi eventuali condizioni che rendano la somministrazione sconsigliata o richiedano particolari precauzioni, senza che i genitori debbano interpretare autonomamente le controindicazioni.
Anche lo stato di salute nel giorno dell’appuntamento può influire sulla decisione. Una malattia febbrile acuta può richiedere il rinvio della vaccinazione, mentre un disturbo lieve, come un semplice raffreddore senza febbre, non costituisce necessariamente un motivo per rimandare. La valutazione dipende dalla gravità dei sintomi e dalla formulazione scelta: in caso di dubbi, è sempre preferibile confrontarsi con il pediatra prima della somministrazione.
Aver già avuto l’influenza o un’infezione respiratoria simil-influenzale non esclude la possibilità di vaccinarsi nella stessa stagione. I sintomi, infatti, possono essere provocati anche da altri virus respiratori e un episodio influenzale precedente non garantisce una protezione completa contro tutti i virus influenzali che possono circolare nei mesi successivi. La vaccinazione può quindi essere presa in considerazione anche dopo un episodio di malattia, se il bambino rientra tra i destinatari dell’offerta e non presenta controindicazioni. È però necessario distinguere il caso di un bambino che si è completamente ristabilito da quello in cui l’infezione è ancora in corso: se sono presenti febbre o sintomi importanti, sarà il pediatra a valutare quando procedere, tenendo conto delle condizioni cliniche e delle indicazioni previste per il vaccino.
No, perché il vaccino antinfluenzale è diretto contro i virus influenzali inclusi nella formulazione e non protegge da tutte le infezioni respiratorie che circolano durante l’inverno. Raffreddore, Covid-19 e infezioni da virus respiratorio sinciziale (VRS), per esempio, sono causati da agenti diversi, pur potendo provocare sintomi simili come tosse, febbre, congestione nasale e malessere generale.
Questo significa che un bambino vaccinato può comunque ammalarsi durante la stagione fredda. La comparsa di tosse, raffreddore o febbre nel corso dell’inverno non significa necessariamente che il vaccino non abbia funzionato: questi sintomi potrebbero essere dovuti a un’altra infezione respiratoria, contro la quale il vaccino antinfluenzale non protegge. In ogni caso, la vaccinazione contribuisce a ridurre il rischio di influenza e delle sue complicanze. Per qualsiasi dubbio sulla somministrazione del vaccino o sulle misure preventive più adatte al proprio figlio, è sempre possibile rivolgersi al pediatra.