Uno studio italiano mostra che abbassare rapidamente il colesterolo LDL nei pazienti post-infarto riduce drasticamente il rischio di un nuovo evento cardiovascolare e può far risparmiare fino a 34 milioni l’anno al SSN.
Agire subito dopo un infarto per ridurre il colesterolo LDL può abbattere drasticamente il rischio di un secondo evento cardiovascolare. È quanto emerge da uno studio coordinato dal professor Giuseppe Patti, Direttore Cardiologia dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara e dal professor Giuseppe Croce dell’Università LIUC di Castellanza, che evidenzia come un trattamento precoce e intensivo possa ridurre di quattro volte il rischio di recidiva nel primo anno, il periodo più critico per i pazienti.
La strategia terapeutica, basata sull’approccio “strike early, strike strong” (“colpisci presto, colpisci forte”) non solo migliora gli esiti clinici, ma potrebbe generare anche un importante beneficio economico per il Servizio sanitario nazionale, con un risparmio stimato fino a 34 milioni di euro l’anno grazie alla riduzione di ricoveri, complicanze e interventi complessi.
Lo studio su 500 pazienti e la svolta nella terapia precoce
La ricerca, pubblicata dal Centro di Ricerca in Economia e Management in Sanità (CREMS) insieme all’Ospedale Maggiore di Novara, ha analizzato i dati reali di 500 pazienti post-infarto raccolti nello studio Fast-Note presso l’Ospedale Maggiore della Carità di Novara. L’analisi ha confrontato due strategie terapeutiche adottate in periodi diversi tra il 2019 e il 2023: l’intensificazione graduale delle terapie per ridurre il colesterolo LDL e un approccio precoce e mirato fin dal ricovero ospedaliero. Nei primi anni, l’approccio tradizionale ha prodotto benefici limitati, con una riduzione minima degli eventi cardiovascolari. Il cambiamento è arrivato nel 2023 con l’introduzione di un protocollo più aggressivo e personalizzato già durante il ricovero. Come spiega il professor Giuseppe Patti: “Abbiamo introdotto un algoritmo clinico che ci ha consentito di intensificare il trattamento fin dalla fase ospedaliera”.
Riduzione dei rischi e raggiungimento dei target LDL
I risultati dello studio mostrano un miglioramento significativo degli esiti clinici nei pazienti a rischio cardiovascolare molto elevato. L’impiego precoce degli anticorpi monoclonali anti-PCSK9 ha aumentato notevolmente le probabilità di raggiungere il target di colesterolo LDL inferiore a 55 mg/dL e ha ridotto il rischio di nuovi eventi cardiaci. Patti spiega: “Con l’approccio colpisci presto, colpisci forte, abbiamo ottenuto una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari nei pazienti a più alto rischio, passando dal 12,12% al 3,28% in un anno. L’impiego precoce degli anticorpi monoclonali anti-PCSK9 ha aumentato di 8 volte la probabilità di raggiungere il target LDL, e ha ridotto di 4 volte il rischio di un nuovo infarto. Intervenire subito, in modo intensivo, può davvero cambiare il decorso della malattia”.
Benefici clinici ed economici per il Servizio sanitario
La riduzione degli eventi cardiovascolari ha avuto effetti positivi anche sull’organizzazione sanitaria, con meno ricoveri urgenti, interventi invasivi e giornate di degenza nei reparti più intensivi. Secondo il professor Giuseppe Croce: “L’adozione precoce degli anticorpi monoclonali anti-PCSK9 nei pazienti a maggior rischio ha determinato una riduzione evidente degli eventi più gravi e, di conseguenza, dei ricoveri urgenti, degli interventi invasivi e dei giorni di degenza; abbiamo osservato il 38% in meno di giornate in terapia intensiva e il 42% in meno in unità coronarica”. Lo studio dimostra inoltre che la strategia è sostenibile dal punto di vista economico e potrebbe portare, su scala nazionale, a un risparmio complessivo di circa 34 milioni di euro l’anno per il Servizio sanitario nazionale.
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