Lo studio internazionale Vesalius-CV, presentato al Congresso nazionale ANMCO e pubblicato sul New England Journal of Medicine, dimostra che ridurre in modo intensivo il colesterolo LDL nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare può abbattere significativamente il rischio del primo infarto.
Ridurre drasticamente il colesterolo LDL può prevenire il primo grande evento cardiovascolare anche in persone che non hanno mai avuto infarti o ictus. È il risultato emerso dallo studio internazionale Vesalius-CV, una delle più ampie ricerche recenti sulla prevenzione cardiovascolare primaria, presentata al 57° Congresso nazionale dell’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (ANMCO) di Rimini e pubblicata sul New England Journal of Medicine.
Lo studio ha coinvolto oltre 12.000 pazienti con rischio cardiovascolare elevato o molto elevato, seguiti per più di quattro anni. I ricercatori hanno valutato gli effetti di una riduzione intensiva del colesterolo LDL attraverso l’utilizzo di evolocumab, farmaco appartenente alla classe degli anticorpi monoclonali PCSK9. I risultati hanno mostrato una diminuzione superiore al 50% dei livelli di LDL e una riduzione del 36% del rischio di primo infarto, oltre a un calo significativo di ictus ed eventi cardiovascolari maggiori. Dati che rafforzano il concetto di prevenzione precoce e di intervento prima che la malattia cardiovascolare si manifesti clinicamente.
Cos’è lo studio Vesalius-CV
Vesalius-CV è uno studio clinico internazionale nato per capire se intervenire in modo aggressivo sul colesterolo LDL possa ridurre il rischio cardiovascolare anche nei pazienti che non hanno ancora avuto eventi clinici. A differenza di molti studi precedenti, focalizzati sulla prevenzione secondaria dopo un infarto o un ictus, questa ricerca si è concentrata sulla prevenzione primaria in soggetti considerati ad alto rischio per presenza di fattori come ipercolesterolemia, diabete, ipertensione o aterosclerosi subclinica.
I risultati: LDL dimezzato e meno eventi cardiovascolari
Nel corso dello studio, l’utilizzo di evolocumab ha consentito di ridurre il colesterolo LDL di oltre il 50%, raggiungendo livelli medi intorno ai 45 mg/dL. Questa diminuzione si è associata a una riduzione del 36% del rischio di primo infarto e a un abbassamento significativo del rischio di ictus e altre complicanze cardiovascolari. Secondo gli specialisti, il dato conferma il ruolo diretto dell’LDL nello sviluppo dell’aterosclerosi e dimostra quanto sia importante intervenire precocemente.
Perché i risultati possono cambiare la cardiologia
Gli esperti parlano di un possibile cambio di paradigma nella gestione del rischio cardiovascolare. Fino a oggi gran parte degli interventi terapeutici più intensivi venivano riservati a pazienti già colpiti da eventi cardiovascolari. Lo studio Vesalius-CV suggerisce invece che esiste una “finestra temporale” precedente all’evento clinico in cui agire può modificare concretamente la prognosi del paziente.
La prevenzione precoce diventa centrale
Le malattie cardiovascolari restano la principale causa di morte in Italia, con oltre 220mila decessi l’anno. Per questo motivo, individuare in anticipo i pazienti più esposti e ridurre in modo marcato il colesterolo LDL potrebbe avere un impatto importante sulla salute pubblica. Oggi i cardiologi dispongono di strumenti diagnostici sempre più accurati e di terapie innovative che consentono di costruire una prevenzione personalizzata, adattata al profilo di rischio di ciascun paziente.
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