Salute 27 Febbraio 2026 10:57

Clima e salute mentale: il peso invisibile sui ragazzi

La crisi ambientale amplifica stress e insicurezze già presenti. Gli esperti invitano adulti e scuole ad ascoltare e trasformare l’angoscia in partecipazione attiva e resilienza.

di Arnaldo Iodice
Clima e salute mentale: il peso invisibile sui ragazzi

La crisi climatica non incide solo sugli ecosistemi, ma sull’equilibrio emotivo delle nuove generazioni. Una ricerca della Simon Fraser University, pubblicata sul Journal of Environmental Psychology, offre uno dei quadri più completi delle emozioni che bambini e adolescenti fino a 19 anni associano al cambiamento climatico.

Analizzando 48 studi internazionali, i ricercatori mostrano come la crisi stia ridefinendo la vita quotidiana, il senso di sicurezza e l’idea di futuro. Non solo eco-ansia: emerge un intreccio di lutto, rabbia, impotenza, senso di colpa e speranza, che varia per età, geografia ed esperienza diretta degli impatti ambientali. Il risultato è una fotografia profonda e articolata di una generazione che cresce nell’incertezza climatica.

Dall’eco-ansia all’eco-paralisi: la mappa delle emozioni

Lo studio evidenzia un vero spettro emotivo. I giovani parlano di lutto per la scomparsa di specie e paesaggi, rabbia e tradimento verso istituzioni e generazioni adulte percepite come complici, ma anche di impotenza fino alla cosiddetta “eco-paralisi”, quando le azioni individuali sembrano inutili. Alcuni provano senso di colpa per comportamenti ritenuti poco sostenibili, come le scelte alimentari o i consumi quotidiani. Eppure, accanto al disagio, cresce una speranza radicata nell’azione collettiva, nell’impegno locale e nella costruzione di comunità più consapevoli e solidali.

Il peso del silenzio e delle differenze

Le emozioni più intense (rabbia, apatia, tradimento) emergono soprattutto quando i ragazzi possono esprimersi liberamente, ad esempio in interviste e focus group. Molti, però, esitano a parlarne con coetanei e adulti per paura di essere giudicati o ignorati, specie nelle aree meno colpite dagli eventi estremi. Questo silenzio può amplificare isolamento e frustrazione. Per i giovani indigeni o per chi vive in territori già segnati da disastri climatici, la crisi non è una minaccia futura ma una realtà quotidiana che modifica attività, relazioni, identità culturale e prospettive di vita.

Trasformare l’angoscia in azione

Gli esperti invitano adulti e istituzioni a non minimizzare né patologizzare queste reazioni emotive. Servono ascolto autentico, programmi educativi mirati e attività concrete: dal piantare semi da piccoli al partecipare a iniziative climatiche da adolescenti, fino al rafforzamento delle reti di quartiere. Coinvolgere “testa, mani e cuore” può trasformare paura e frustrazione in resilienza, senso di efficacia personale e cambiamento condiviso.

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