One Health 14 Gennaio 2026 16:57

Clima, Copernicus: il 2025 è il terzo anno più caldo mai registrato

Negli ultimi tre anni superata la soglia di +1,5 gradi. Caldo estremo, stress da calore e incendi: gli effetti sulla salute globale

di I.F.
Clima, Copernicus: il 2025 è il terzo anno più caldo mai registrato

Il pianeta continua a scaldarsi. Anche il 2025 entra ufficialmente nella lista degli anni più caldi mai registrati, posizionandosi al terzo posto dopo il 2023 e il 2024. A certificarlo è il servizio europeo Copernicus, che lancia un nuovo allarme: negli ultimi tre anni la temperatura media globale ha superato la soglia critica di +1,5 gradi, con conseguenze sempre più evidenti su ecosistemi, clima e salute umana. Nel 2025 le temperature superficiali dell’aria e del mare nelle regioni tropicali sono risultate leggermente inferiori rispetto ai due anni precedenti. Un rallentamento solo apparente, dovuto alla presenza di condizioni ENSO neutre o di una debole La Niña nel Pacifico equatoriale, che tende a smorzare il riscaldamento globale. Ma al di fuori dei tropici, le temperature sono rimaste ampiamente sopra la media, confermando una tendenza di lungo periodo legata al cambiamento climatico di origine antropica.

Poli sempre più caldi: record in Antartide e Artide

A compensare il lieve calo tropicale sono state le regioni polari, che nel 2025 hanno registrato valori eccezionali. L’Antartide ha toccato la temperatura media annuale più alta mai osservata, mentre l’Artide ha segnato il secondo valore più elevato della serie storica. Temperature record sono state rilevate anche in vaste aree del pianeta: Europa nord-occidentale ed orientale, Asia centrale, Pacifico e Atlantico settentrionali.

Stress da calore: metà della Terra sopra la soglia di rischio

Un dato particolarmente preoccupante riguarda l’impatto diretto sulla salute. Nel 2025, metà della superficie terrestre mondiale ha registrato un numero superiore alla media di giorni con forte stress da calore, definito come una temperatura percepita pari o superiore ai 32 gradi. L’Organizzazione mondiale della sanità riconosce lo stress da calore come la principale causa di morte legata agli eventi meteorologici estremi.

Incendi e qualità dell’aria: un rischio crescente

Nelle aree caratterizzate da clima secco e ventoso, le alte temperature hanno favorito la diffusione di incendi boschivi eccezionali. Secondo i dati del servizio Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), alcune zone d’Europa hanno registrato nel 2025 il livello più alto di emissioni annuali dovute agli incendi, con un impatto significativo anche in Nord America. Le conseguenze vanno oltre il clima: aumento di particolato, ozono e inquinanti tossici, peggioramento della qualità dell’aria e rischi sanitari che superano i confini locali. Il quadro tracciato da Copernicus conferma che il cambiamento climatico non è più una minaccia futura, ma una realtà presente che incide direttamente sulla salute delle popolazioni, soprattutto le più fragili. Ondate di calore, incendi, aria irrespirabile e stress termico stanno ridefinendo il concetto stesso di prevenzione sanitaria, rendendo sempre più urgente un’azione coordinata su clima, ambiente e salute pubblica.


Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy 2030

Dati clinici e “dati di esperienza”: così Novartis porta la voce dei pazienti dentro le decisioni

Dalle barriere organizzative al burden su caregiver: l’advocacy come leva per una valutazione più completa del valore e per percorsi di cura più equi. Chiara Gnocchi per Advocacy 2...
di Corrado De Rossi Re
Advocacy e Associazioni

Giornata Mondiale del Malato: “Il prendersi cura sia responsabilità condivisa”

Il messaggio di Papa Leone XIV per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato richiama la parabola del Buon Samaritano come chiave per leggere la cura oggi. Un invito alla compassione che diventa responsab...
di Isabella Faggiano
Advocacy e Associazioni

Fibromialgia nei LEA, FIRA: “Un passo avanti, ma resta cruciale migliorare la diagnosi”

L’inserimento della fibromialgia nei LEA rappresenta un primo riconoscimento istituzionale per i pazienti, ma resta cruciale migliorare diagnosi, percorsi di cura e personalizzazione terapeutica
di I.F.
Pandemie

Long Covid e cervello: il ruolo dell’infezione nelle complicanze neurologiche e psicologiche

Una collaborazione tra il Centro di ricerca coordinata Aldo Ravelli dell’Università Statale di Milano e università internazionali come Yale, University of California e University o...
di Viviana Franzellitti