Crescono gli italiani che scelgono di sottoporsi a interventi estetici fuori dai confini nazionali, ma secondo l'AICPE aumentano anche le complicanze: infezioni, necrosi, protesi rotte ed embolie
Sempre più italiani scelgono di sottoporsi a un intervento di chirurgia estetica all’estero, attratti da prezzi competitivi e tempi di attesa ridotti. Ma dietro il cosiddetto “turismo estetico” si nasconde un fenomeno che preoccupa i chirurghi plastici italiani: l’aumento delle complicanze post-operatorie che, una volta rientrati in Italia, finiscono per gravare sia sui pazienti sia sul Servizio sanitario nazionale. A lanciare l’allarme è l’Associazione italiana di chirurgia plastica estetica (AICPE), secondo cui fino a un intervento di revisione o correzione su sette eseguito nei reparti di chirurgia plastica italiani sarebbe necessario per trattare complicanze insorte dopo operazioni effettuate all’estero.
Dalle infezioni alle embolie: le complicanze più frequenti
Tra i problemi segnalati dagli specialisti figurano infezioni batteriche gravi, spesso sostenute da microrganismi multiresistenti, necrosi dei tessuti, rotture precoci o contratture di protesi e complicanze tromboemboliche favorite dai viaggi aerei affrontati pochi giorni dopo l’intervento. Secondo l’AICPE, il principale fattore che spinge molti pazienti a operarsi fuori dall’Italia resta quello economico. Le destinazioni più scelte sono Turchia, Albania, Romania e Tunisia, seguite da Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca. Gli interventi più richiesti sono mastoplastica additiva, rinoplastica, addominoplastica e liposuzione. “Dietro offerte economiche particolarmente aggressive possono nascondersi criticità legate alla selezione dei pazienti, alla continuità assistenziale e alla gestione delle eventuali complicanze”, avverte l’associazione.
Il problema del follow-up
Uno degli aspetti più critici riguarda il percorso assistenziale dopo l’intervento. Una volta tornati in Italia, infatti, molti pazienti non hanno più la possibilità di essere seguiti dal chirurgo che li ha operati. “Quando insorgono complicanze dopo il rientro in Italia, il paziente può incontrare importanti difficoltà nell’accedere tempestivamente al chirurgo che ha eseguito l’intervento e nel ricevere la necessaria continuità assistenziale”, spiega il presidente dell’AICPE, Paolo Vittorini. Secondo gli specialisti, la chirurgia estetica non può essere considerata un semplice servizio acquistabile al prezzo più conveniente. Richiede una valutazione preoperatoria accurata, strutture autorizzate, controlli post-operatori e un follow-up che accompagni il paziente durante tutto il percorso di guarigione.
Il costo ricade anche sul Servizio sanitario nazionale
Le complicanze non hanno soltanto conseguenze cliniche per i pazienti. Quando si verificano emergenze, sono infatti gli ospedali italiani a farsi carico degli interventi necessari per trattare infezioni, necrosi o altre complicanze severe. Nei casi meno gravi, invece, il paziente deve comunque rivolgersi a un chirurgo italiano per correggere o revisionare il risultato ottenuto, sostenendo nuovi costi e affrontando un secondo intervento. Secondo le stime riportate dall’AICPE, tra il 10 e il 15% delle procedure correttive e di revisione eseguite nei reparti di chirurgia plastica italiani riguarda complicanze sviluppatesi dopo interventi effettuati oltreconfine. Un dato che dovrà essere confermato dall’Osservatorio e Registro delle complicanze istituito dalla Società italiana di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica (SICPRE), i cui primi dati consolidati sono attesi dopo il 2026.
Le raccomandazioni degli specialisti
Per ridurre il rischio di complicanze, l’AICPE invita i cittadini ad affidarsi esclusivamente a specialisti in chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica che operino in strutture autorizzate e a diffidare di percorsi che prevedano visite preoperatorie esclusivamente online, dimissioni molto rapide e assenza di controlli successivi all’intervento. Gli esperti richiamano inoltre l’attenzione sull’utilizzo di dispositivi medici che potrebbero non garantire gli stessi standard di qualità e tracciabilità previsti dalla normativa europea. “La salute e la sicurezza del paziente non possono essere subordinate a logiche di puro risparmio commerciale – conclude Vittorini -. La chirurgia estetica è un atto medico che richiede indicazioni appropriate, personalizzazione del trattamento, sicurezza della struttura e continuità di cura nel tempo”.
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