Un team dell’Università di Ginevra ha dimostrato che il cervelletto regola l’apatia e altri sintomi negativi della schizofrenia, aprendo la strada a possibili interventi non invasivi per migliorare la qualità della vita dei pazienti
Per decenni il cervelletto è stato considerato principalmente il regista dei movimenti, ma ora uno studio condotto dall’Université de Genève in collaborazione con l’Hôpitaux Universitaires de Genève (HUG) ne rivela un ruolo centrale nei sintomi più invalidanti della schizofrenia, come apatia, ritiro sociale e perdita di motivazione -. Il nostro piccolo cervello ospita circa il 50% dei neuroni e non si limita alle funzioni motorie”, spiega Indrit Be’gue, coordinatore della ricerca -. nostri risultati mostrano che il cervelletto partecipa anche ai processi emotivi e motivazionali, con un impatto diretto sui sintomi più difficili da trattare della schizofrenia”.
Connessione cervelletto–sistema della ricompensa
La ricerca, pubblicata sulla rivista Biological Psychiatry, ha analizzato 146 pazienti con schizofrenia e un gruppo di controllo sano, studiando la connettività dinamica tra cervelletto e area tegmentale ventrale (VTA), regione profonda del cervello che regola la produzione di dopamina e i circuiti della ricompensa. Gli esperti sottolineano: “Quando la regolazione del cervelletto sull’ATV è più efficiente, i sintomi negativi risultano ridotti; al contrario, una regolazione alterata aumenta apatia e perdita di motivazione”.
Prospettive di intervento non invasivo
La scoperta apre possibilità concrete per nuovi trattamenti. “A differenza dell’ATV, situata in profondità e difficile da raggiungere, il cervelletto è più superficiale ed è quindi accessibile a interventi non invasivi, come la stimolazione magnetica transcranica”, spiegano i ricercatori. Un trial clinico randomizzato è già in corso a Ginevra per valutare se il rafforzamento di questo circuito possa attenuare i sintomi negativi nei pazienti. I risultati, attesi nei prossimi anni, potrebbero cambiare radicalmente l’approccio alla schizofrenia, spostando l’attenzione su aree cerebrali finora trascurate. Lo studio evidenzia l’importanza di considerare non solo allucinazioni e deliri, ma anche i circuiti cerebrali che regolano motivazione, socialità e piacere. Comprendere i meccanismi dei sintomi negativi è essenziale per migliorare la qualità della vita dei pazienti e sviluppare strategie terapeutiche più efficaci.
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