In occasione della Giornata mondiale dell’osteoporosi del 20 ottobre, AIC, Fedios e FIRMO richiamano l’attenzione sulle conseguenze della celiachia non diagnosticata o non trattata sulla salute dello scheletro
La fragilità delle ossa può essere uno dei segnali meno conosciuti della celiachia. Una diagnosi di osteoporosi in età insolitamente precoce, una riduzione della densità minerale ossea o fratture che si verificano in circostanze inattese possono infatti nascondere una malattia ancora non riconosciuta. Un legame che merita attenzione soprattutto quando non sono presenti i disturbi intestinali comunemente associati alla celiachia. In occasione della Giornata mondiale dell’osteoporosi del 20 ottobre, AIC – Associazione Italiana Celiachia, Fedios – Federazione Italiana Osteoporosi e malattie dello Scheletro e FIRMO – Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell’Osso rilanciano l’importanza della diagnosi precoce e della prevenzione, sottolineando come la salute dello scheletro debba essere considerata parte integrante della gestione della malattia celiaca. Secondo una revisione sistematica pubblicata nel 2019 sulla rivista Nutrition Journal, osteoporosi e osteopenia interessano rispettivamente il 14% e il 40% delle persone con celiachia. Numeri che richiamano l’attenzione sulla necessità di non limitare la valutazione della malattia ai soli sintomi gastrointestinali, ma di considerare anche le possibili manifestazioni extraintestinali.
La celiachia è una patologia immunomediata scatenata dall’ingestione di glutine in persone geneticamente predisposte. L’infiammazione della mucosa intestinale può compromettere l’assorbimento di nutrienti essenziali, tra cui calcio e vitamina D, indispensabili per mantenere ossa sane e resistenti. Quando la malattia rimane a lungo non diagnosticata o non viene adeguatamente trattata, il malassorbimento può contribuire alla riduzione della densità minerale ossea e aumentare il rischio di osteopenia e osteoporosi. Il problema è che la celiachia non si manifesta sempre con diarrea, gonfiore addominale o dolore intestinale. In alcuni casi, le manifestazioni più evidenti possono riguardare altri organi e apparati, rendendo più difficile riconoscere la causa dei disturbi. La fragilità ossea, pertanto, può diventare un elemento importante da approfondire nel percorso diagnostico, soprattutto quando compare precocemente o non trova una spiegazione evidente negli altri fattori di rischio.
La salute delle ossa richiede un’attenzione particolare nelle donne. Secondo i dati riportati dalle associazioni, in Italia rappresentano circa il 70% delle persone con una diagnosi di celiachia. Con la menopausa, la diminuzione degli estrogeni accelera la perdita di massa ossea, aumentando la probabilità di sviluppare osteoporosi. Se a questo processo si associa una celiachia non riconosciuta o non trattata, il rischio per lo scheletro può aumentare ulteriormente. La valutazione deve quindi tenere conto dell’insieme dei fattori che contribuiscono alla fragilità ossea: età, stato ormonale, alimentazione, disponibilità di calcio e vitamina D, attività fisica ed eventuali patologie concomitanti. Una riduzione della densità minerale ossea non indica automaticamente la presenza di celiachia, ma può rappresentare, in un quadro clinico compatibile, un motivo per approfondire le possibili cause con il medico.
Riconoscere tempestivamente la celiachia permette di intervenire anche sulle sue conseguenze per la salute ossea. Il trattamento si basa su una dieta rigorosamente priva di glutine, da seguire sotto la guida di professionisti competenti, che consente di controllare la malattia e favorire il recupero della funzione intestinale. Il miglioramento dell’assorbimento dei nutrienti può contribuire al recupero della massa ossea, ma i tempi e i risultati variano in base all’età, alla durata della malattia prima della diagnosi e alla gravità delle eventuali carenze nutrizionali. Nei bambini e negli adolescenti, intervenire durante la crescita è particolarmente importante, perché permette di favorire il raggiungimento di un adeguato patrimonio osseo. Negli adulti, invece, il recupero può essere più lento e richiedere una valutazione specifica della salute dello scheletro. In base alle condizioni individuali, il percorso può comprendere il controllo dei livelli di calcio e vitamina D, la correzione delle carenze nutrizionali, la valutazione della densità minerale ossea e, quando necessario, terapie specifiche per l’osteoporosi. Anche gli stili di vita hanno un ruolo importante. Un’alimentazione equilibrata, un apporto adeguato di calcio e vitamina D e un’attività fisica regolare, compatibile con le condizioni della persona, contribuiscono alla prevenzione della fragilità ossea. Il monitoraggio deve essere personalizzato sulla base dei fattori di rischio e delle indicazioni cliniche.
Le tre organizzazioni sottolineano la necessità di promuovere una maggiore conoscenza del rapporto tra celiachia e salute dello scheletro, favorendo il dialogo tra associazioni, specialisti e cittadini. Rossella Valmarana, presidente di AIC, richiama l’attenzione sulle manifestazioni extraintestinali della celiachia e sul rischio che sintomi apparentemente scollegati vengano sottovalutati. La collaborazione con Fedios e FIRMO, sottolinea, può contribuire a condividere competenze e a migliorare la consapevolezza della malattia, sostenendo il riconoscimento precoce dei segnali che meritano un approfondimento clinico. Per Mario Sfrappini, presidente di Fedios, la Giornata mondiale dell’osteoporosi rappresenta un’occasione per ricordare che la prevenzione deve iniziare prima che si verifichi una frattura. Informazione e sensibilizzazione sono strumenti essenziali per aiutare i cittadini a riconoscere i fattori di rischio e a prendersi cura della propria salute ossea. In questo quadro si inserisce anche OSTEOBUDDY, iniziativa richiamata dalla federazione per rafforzare il sostegno e l’informazione rivolti alle persone con osteoporosi. Maria Luisa Brandi, presidente di FIRMO, evidenzia invece il ruolo del malassorbimento di nutrienti fondamentali, come calcio e vitamina D, nello sviluppo della fragilità ossea associata alla celiachia non trattata. La diagnosi tempestiva e l’adesione alla dieta senza glutine rappresentano passaggi fondamentali per proteggere lo scheletro. Da qui l’importanza di promuovere iniziative di prevenzione e percorsi di valutazione mirati, individuando le persone che potrebbero beneficiare di un approfondimento. Il messaggio condiviso dalle tre associazioni è chiaro: la salute delle ossa non può essere trascurata nella gestione della celiachia. Riconoscere i possibili segnali extraintestinali, arrivare a una diagnosi tempestiva e garantire un percorso di cura adeguato significa ridurre il rischio di complicanze e proteggere la qualità della vita nel lungo periodo. La fragilità ossea, soprattutto quando compare precocemente o non è spiegata da altri fattori, merita quindi un’attenta valutazione clinica. Perché intervenire prima che il danno diventi più importante è una delle strategie essenziali per tutelare la salute dello scheletro.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato