Salute 8 Maggio 2026 09:18

Carcinoma prostatico, dall’EAU26 la rivoluzione della precisione

Screening organizzato, PET-PSMA, biopsia liquida e biomarcatori ridisegnano diagnosi e cura del tumore della prostata, con meno procedure inutili e trattamenti più mirati.

di Arnaldo Iodice
Carcinoma prostatico, dall’EAU26 la rivoluzione della precisione

I più recenti strumenti diagnostici e le terapie di nuova generazione, oggi tra gli ambiti più innovativi dell’oncologia di precisione applicata al carcinoma prostatico, sono stati al centro del Congresso Europeo di Urologia 2026 (European Association of Urology), svoltosi recentemente a Londra. Si consolida così il passaggio da un modello basato sulla semplice applicazione di protocolli standardizzati a un approccio fondato sulla selezione sempre più accurata dei pazienti e sulla personalizzazione dei trattamenti.

“Il messaggio trasversale che emerge dai tanti studi presentati – commenta Bernardo Rocco, professore ordinario di Urologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore della UOC di Urologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – è chiaro: l’invito è ‘trattare in modo personalizzato”’ i pazienti con tumore della prostata, aumentando la precisione delle scelte diagnostico- terapeutiche, lungo tutto il percorso di cura”.

Screening del tumore della prostata

Per la prima volta emerge con chiarezza che lo screening del tumore della prostata può raggiungere un’efficacia comparabile a quella dello screening mammografico nel ridurre la mortalità e nell’identificare tumori clinicamente significativi. L’analisi dei dati tedeschi dello studio PROBASE ha messo a confronto il test PSA integrato con risonanza magnetica e la mammografia, evidenziando una capacità simile nell’individuazione delle forme tumorali più aggressive. In questo contesto, la EAU ha presentato il progetto europeo PRAISE-U, nato per superare il modello di screening opportunistico e sviluppare un programma organizzato, stratificato per rischio e articolato in più fasi: PSA, calcolatori di rischio, risonanza magnetica e biopsia selettiva. Negli ultimi anni sono stati avviati studi pilota in diversi Paesi europei, adattati ai vari sistemi sanitari nazionali, includendo sperimentazioni con test domiciliari, sistemi centralizzati di invito e percorsi clinici dedicati.

“Nel complesso – dice il professor Rocco – questi studi dimostrano che un approccio strutturato è in grado di migliorare l’identificazione dei tumori clinicamente rilevanti, riducendo al contempo procedure inutili, anche se la partecipazione della popolazione resta una sfida importante”.

Tra i temi principali discussi vi è stata la sostenibilità economica del modello PRAISE-U. Le analisi preliminari indicano che uno screening basato sulla stratificazione del rischio può offrire vantaggi sia in termini di qualità di vita sia di costo-efficacia rispetto ai modelli meno strutturati, grazie a una migliore selezione dei pazienti e a un impiego più appropriato delle risorse sanitarie. Un ruolo chiave è attribuito ai Comprehensive Cancer Centres (CCC), destinati a rappresentare il fulcro organizzativo dei programmi di screening. I CCC favoriscono l’integrazione tra specialisti, ospedali e reti oncologiche, garantendo percorsi diagnostico-terapeutici coordinati e standardizzati. Parallelamente, la creazione di hub di conoscenza e database condivisi permette la raccolta di dati prospettici su larga scala, indispensabili per perfezionare gli algoritmi decisionali e orientare le future politiche sanitarie. “Nel complesso, PRAISE-U rappresenta un passo decisivo verso uno screening più efficace, equo e sostenibile a livello europeo, basato su evidenze, collaborazione e innovazione organizzativa” – conclude il professor Rocco. 

In questo contesto, molto importante anche l’attenzione verso una diagnosi innovativa, in grado di cambiare le regole del gioco. Di rilevanza i risultati dello studio PRIMARY-2 sull’utilizzo della PET/CT con [68Ga] Ga-PSMA-11 nei pazienti con risonanza magnetica dubbia o negativa; questo nuovo esame ha dimezzato il numero di uomini sottoposti a biopsia prostatica, senza compromettere la possibilità di riconoscere la presenza di tumori clinicamente significativi.

“Ridurre il numero delle biopsie inutili, senza mancare la diagnosi di tumori aggressivi – commenta il professor Rocco – è esattamente il tipo di progresso che definisce la medicina moderna. Sono diverse, tuttavia, le questioni che restano aperte: la diffusione e disponibilità dell’imaging avanzato e la sua reale integrazione nei percorsi diagnostici, già basati sulla risonanza magnetica”.

Carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile

Per il carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile (mHSPC), l’attenzione si sta spostando dalla semplice intensificazione delle terapie, alla scelta del trattamento guidata, dall’età del paziente, dal timing di comparsa delle metastasi e dalla biologia molecolare del tumore. “Sono diverse le direttrici principali che emergono per questo tumore: il ruolo crescente dei biomarcatori (BRCA, PTEN), il possibile utilizzo precoce dei PARP-inibitori in pazienti selezionati. Non basta più sapere che una combinazione di trattamenti funziona – commenta l’esperto -. Dobbiamo capire in chi funzionano davvero e per quanto tempo”.

Biopsia liquida (ctDNA): dalla ricerca, alla pratica clinica

Il DNA tumorale circolante (ctDNA o biopsia liquida) sta entrando progressivamente nella pratica clinica. La sua utilità appare al momento maggiore nei pazienti con malattia avanzata e in fase di progressione, mentre resta limitata nei contesti a basso carico tumorale. Il ctDNA è particolarmente utile per identificare mutazioni del DNA utili per orientare la scelta terapeutica e nel monitoraggio dinamico della risposta o della resistenza ai trattamenti anti-tumorali. “Il ctDNA non è ancora un test molto diffuso – commenta il professor Rocco –, ma potrebbe rappresentare uno strumento decisivo in scenari clinici selezionati”.

Una nuova filosofia per il carcinoma della prostata

In conclusione, il messaggio emerso dall’EAU26 è coerente e trasformativo: la gestione del carcinoma prostatico sta diventando sempre più personalizzata, guidata da imaging di ultima generazione, dai test molecolari e dalla biologia del tumore ed è particolarmente attenta alla riduzione di test diagnostici e trattamenti inutili. “Il futuro dell’urologia oncologica – conclude il professor Rocco – non sarà definito dal numero di terapie a disposizione, ma dalla precisione con la quale sapremo scegliere la terapia giusta per il paziente giusto”.

Il carcinoma della prostata rappresenta oggi uno dei campi più avanzati dell’oncologia di precisione. L’evoluzione descritta dagli studi presentati all’EAU26 non è solo tecnologica, ma concettuale: sposta il baricentro dalla quantità, alla qualità delle decisioni cliniche. Una direzione chiara, ma ancora un work in progress, dove ricerca, tecnologia e clinica dovranno integrarsi sempre di più per migliorare davvero gli esiti dei pazienti.

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