Salute 8 Maggio 2026 11:17

Carcinoma polmonare metastatico: radioterapia ad alte dosi diventa opzione curativa

Uno studio di fase III evidenzia una sopravvivenza mediana di 34,4 mesi nei pazienti EGFR-mutati trattati con radioterapia sul tumore primario, superando la sola terapia farmacologica.

di Arnaldo Iodice
Carcinoma polmonare metastatico: radioterapia ad alte dosi diventa opzione curativa

Nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) metastatico, la radioterapia ad alte dosi diretta sul tumore primario dimostra di prolungare significativamente la sopravvivenza. Nei pazienti con mutazione di EGFR, uno studio randomizzato di fase III ha evidenziato una sopravvivenza globale mediana di 34,4 mesi rispetto ai 26,2 mesi ottenuti con la sola terapia farmacologica, con una riduzione del rischio di morte pari al 38%. Questi risultati hanno contribuito a spingere l’International Association for the Study of Lung Cancer (IASLC) a riconsiderare il ruolo della radioterapia sul tumore primario, trasformandola da intervento palliativo a vera opzione terapeutica. Le conclusioni sono contenute in un documento di consenso pubblicato sul “Journal of Thoracic Oncology”, elaborato da un panel multidisciplinare internazionale di radio-oncologi e oncologi medici. Per l’Italia ha preso parte ai lavori il professor Andrea Riccardo Filippi, Direttore della Struttura Complessa di Radioterapia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e socio AIRO.

Il razionale biologico e le evidenze cliniche

Il cambiamento di prospettiva si basa su un razionale biologico ormai consolidato: il tumore polmonare primario rappresenta la principale fonte di diffusione metastatica e, anche nei pazienti che rispondono alle terapie sistemiche più innovative, rimane spesso la prima sede di progressione della malattia.

Nei pazienti con mutazione EGFR trattati con osimertinib, il polmone costituisce infatti la sede iniziale di recidiva in oltre il 60% dei casi. L’irradiazione radicale del tumore primario mira quindi a eliminare il principale “serbatoio” della malattia attraverso una strategia citoriduttiva già dimostratasi efficace in altri tumori solidi, come nasofaringe e prostata. Le evidenze più robuste riguardano proprio il NSCLC metastatico EGFR-mutato: lo studio randomizzato di fase III condotto da Sun e colleghi su 118 pazienti ha confrontato radioterapia toracica radicale (60 Gy) associata a un inibitore tirosin-chinasico (TKI) rispetto al solo TKI, mostrando un aumento della sopravvivenza globale mediana da 26,2 a 34,4 mesi (+8,2 mesi; HR 0,62; p=0,029) e della sopravvivenza libera da progressione da 10,6 a 17,1 mesi (+6,5 mesi; HR 0,57; p=0,004). Dati emergenti suggeriscono inoltre che, anche nei pazienti privi di alterazioni molecolari bersagliabili, l’escalation di dose della radioterapia toracica definitiva possa migliorare il controllo loco-regionale della malattia.

Sicurezza, tecnologia e nuove indicazioni terapeutiche

Il documento di consenso dedica ampio spazio agli aspetti pratici della pianificazione terapeutica, includendo dose, frazionamento, definizione dei volumi bersaglio e tempistiche di integrazione con la terapia sistemica. I dati disponibili indicano che la tossicità della radioterapia, quando combinata con trattamenti farmacologici, è generalmente ben controllabile e non compromette la prosecuzione delle cure oncologiche. Il progresso tecnologico della radioterapia moderna consente oggi di somministrare trattamenti ad alte dosi in modo preciso e sicuro, rendendo concretamente applicabile questo approccio terapeutico.

“Per la prima volta un consensus internazionale dice con chiarezza che, nel tumore del polmone metastatico, la radioterapia ad alte dosi sul tumore primario è una scelta terapeutica che può prolungare la vita, non un trattamento di supporto. Le evidenze più mature, soprattutto nei pazienti EGFR-mutati, mostrano un beneficio in sopravvivenza che nessun clinico oggi può ignorare. Il documento offre indicazioni operative su tempi, dosi e modalità di combinazione con le terapie farmacologiche, e fotografa una radioterapia oncologica moderna, di precisione, capace di lavorare alla pari con le altre armi terapeutiche”, afferma il professor Andrea Riccardo Filippi.

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