Salute 22 Gennaio 2026 10:45

Binge-watching compulsivo: la solitudine come fattore chiave

Uno studio su PLOS One distingue tra binge-watching intenso e dipendenza, mostrando che la solitudine predice il comportamento compulsivo e ne alimenta le motivazioni emotive.

di Arnaldo Iodice
Binge-watching compulsivo: la solitudine come fattore chiave

La dipendenza da binge-watching non è solo un’abitudine innocua, ma è significativamente associata alla solitudine. È quanto emerge da uno studio pubblicato su PLOS One e condotto da Xiaofan Yue e Xin Cui dell’Università di Huangshan, in Cina, che analizza il legame tra consumo compulsivo di serie TV e benessere psicologico.

La ricerca nasce anche come riflessione a posteriori sugli effetti del periodo pandemico, quando le restrizioni legate al Covid-19 hanno costretto molte persone all’isolamento domestico, favorendo un aumento del tempo trascorso davanti allo schermo e accendendo nuove preoccupazioni per la salute mentale.

Dalla pandemia alla normalità: quando il binge-watching diventa dipendenza

Durante la pandemia, il binge-watching ha rappresentato per molti una forma di intrattenimento e di compensazione emotiva in un contesto di isolamento e stress. Tuttavia, secondo gli autori, anche dopo il ritorno a una vita più normale, una parte delle persone ha continuato a consumare serie TV in modo eccessivo, fino a sviluppare comportamenti assimilabili a una dipendenza.

In questi casi non si tratta solo di guardare molti episodi, ma di sperimentare ossessioni, difficoltà a interrompere la visione, aumento progressivo del tempo dedicato alla TV e conseguenze negative sulla vita quotidiana, dalle relazioni sociali alla produttività personale.

Metodologia e risultati: il legame tra solitudine e binge-watching compulsivo

Per indagare la relazione tra binge-watching e solitudine, i ricercatori hanno intervistato 551 adulti con un consumo televisivo elevato, definito come almeno 3,5 ore al giorno di serie TV e più di quattro episodi a settimana. Ai partecipanti sono state somministrate domande volte a valutare il livello di dipendenza, la percezione di solitudine e le motivazioni alla base del binge-watching.

Dallo studio è emerso che 334 partecipanti, pari al 61% del campione, soddisfacevano i criteri di dipendenza. In questo gruppo, l’aumento della solitudine risultava significativamente correlato a livelli più elevati di binge-watching compulsivo, un’associazione che non compariva invece tra i forti consumatori di TV non classificati come dipendenti.

Motivazioni psicologiche, limiti dello studio e prospettive future

Analizzando più a fondo le motivazioni, gli autori hanno osservato che nei soggetti dipendenti la solitudine era strettamente associata a motivazioni di evasione e di potenziamento emotivo. Questo suggerisce che il binge-watching possa funzionare sia come strategia per evitare emozioni negative sia come tentativo di amplificare quelle positive, diventando una vera e propria modalità di regolazione emotiva.

Gli autori sottolineano però che lo studio dimostra solo un’associazione e non un rapporto di causa-effetto: saranno necessarie ulteriori ricerche per stabilire se la solitudine sia un fattore scatenante della dipendenza.

Inoltre, l’analisi si è concentrata esclusivamente sulle serie TV, senza includere altre forme di consumo problematico di video in streaming, come YouTube o TikTok. Nonostante questi limiti, lo studio amplia la comprensione del fenomeno distinguendo chiaramente tra binge-watching dipendente e non dipendente, mostrando che la solitudine è un predittore significativo della dipendenza e che evasione e potenziamento emotivo agiscono come due vie centrali nella gestione delle emozioni.

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