Nutri e Previeni 2 Settembre 2026 15:42

Bambini e cibo spazzatura, spegnere spot potrebbe evitare 271mila casi obesità

Una ricerca messicana ha analizzato i dati di 2.834 giovani tra 10 e 17 anni per stimare quanto cambierebbero peso e consumo calorico eliminando la pubblicità televisiva di alimenti e bevande non salutari

di Viviana Franzellitti
Bambini e cibo spazzatura, spegnere spot potrebbe evitare 271mila casi obesità

Quanto può incidere la pubblicità alimentare sulle abitudini dei bambini e degli adolescenti? Per provare a rispondere, ricercatori dell’Instituto Nacional de Salud Pública del Messico e dell’University of North Carolina hanno analizzato i dati di 2.834 giovani tra 10 e 17 anni, rappresentativi di circa 17,7 milioni di ragazzi messicani. Lo studio, pubblicato il 1° settembre 2026 su JAMA Network Open, ha stimato cosa potrebbe accadere al consumo calorico, al peso corporeo e alla diffusione dell’obesità se venisse eliminata la pubblicità televisiva di alimenti e bevande non salutari. Il modello utilizzato dai ricercatori indica una possibile riduzione del consumo calorico e, su scala nazionale, 271mila casi di obesità potenzialmente evitati in un anno.

Quasi 100 minuti al giorno davanti alla televisione

I partecipanti allo studio trascorrevano davanti alla televisione in media 99,8 minuti al giorno e quasi 8 su 10, il 79,2%, erano esposti alla pubblicità di alimenti e bevande considerati non salutari. Gli spot possono influenzare le preferenze alimentari dei più giovani, aumentare le richieste rivolte ai genitori e favorire il consumo di prodotti ad alto contenuto calorico. Il marketing non agisce, quindi, soltanto sul momento dell’acquisto, ma può contribuire a creare un ambiente nel quale determinati alimenti diventano più desiderabili e familiari.

Cosa potrebbe succedere eliminando gli spot

I ricercatori hanno utilizzato un modello matematico per stimare l’effetto di una completa eliminazione della pubblicità televisiva di questi prodotti. Secondo la simulazione, i giovani potrebbero consumare in media 47 calorie in meno al giorno e avere, dopo un anno, un peso corporeo inferiore di circa 1,2 chilogrammi. Il modello stima inoltre una riduzione dell’8,3% della prevalenza dell’obesità, che nella popolazione giovanile messicana corrisponderebbe a circa 271mila casi potenzialmente evitati in un anno.

271mila casi: una stima, non un dato osservato

Il numero deve però essere interpretato correttamente. I 271mila casi non sono stati realmente evitati: si tratta di una proiezione ottenuta attraverso il modello elaborato dai ricercatori. Lo studio non ha quindi seguito una popolazione dopo l’eliminazione degli spot per verificare quanti ragazzi avrebbero effettivamente perso peso o evitato l’obesità. I risultati indicano, piuttosto, quale potrebbe essere l’impatto di una simile politica sulla base dei dati disponibili.

Perché il marketing alimentare interessa la salute dei più giovani

Bambini e adolescenti rappresentano una fascia particolarmente sensibile alla comunicazione pubblicitaria. Marchi, personaggi, confezioni e messaggi costruiti per attirare l’attenzione possono contribuire a orientare le preferenze e le richieste dei ragazzi. Il tema assume un peso ancora maggiore quando si considera che l’eccesso di peso durante l’infanzia e l’adolescenza può aumentare il rischio di problemi di salute anche negli anni successivi. La prevenzione, quindi, non riguarda soltanto ciò che una famiglia mette nel carrello della spesa, ma anche l’ambiente nel quale bambini e ragazzi maturano le proprie scelte.

Il limite non è più soltanto la televisione

La televisione rappresenta però soltanto una parte dell’esposizione al marketing alimentare. Oggi bambini e adolescenti incontrano pubblicità e contenuti promozionali anche su social network, piattaforme video, videogiochi e attraverso influencer. Una politica concentrata esclusivamente sulla televisione potrebbe quindi lasciare scoperti altri canali attraverso cui i prodotti vengono promossi. Gli autori sottolineano proprio la necessità di considerare un quadro più ampio, soprattutto per proteggere anche gli adolescenti.

Il Messico ha già introdotto restrizioni

Il Messico ha introdotto dal 2014 alcune limitazioni alla pubblicità televisiva di alimenti e bevande non salutari rivolta ai bambini, applicate in determinate fasce orarie. Secondo i ricercatori, però, queste misure potrebbero non essere sufficienti a proteggere completamente la popolazione più giovane, soprattutto perché gli adolescenti continuano a essere esposti al marketing e perché la promozione dei prodotti si è progressivamente spostata anche verso gli ambienti digitali.

Dalla scelta individuale alla prevenzione

Il valore della ricerca sta quindi nel riportare l’attenzione su un aspetto che spesso rimane sullo sfondo quando si parla di obesità infantile: l’ambiente nel quale bambini e adolescenti compiono le proprie scelte. Limitare l’esposizione alla pubblicità non sostituirebbe una corretta alimentazione, l’attività fisica o il ruolo delle famiglie, ma potrebbe rappresentare uno degli interventi di prevenzione rivolti alla popolazione.

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