Salute 1 Ottobre 2026 15:04

Aterosclerosi, placche arteriose già presenti in 1 giovane su 13 sotto i 30 anni

Uno studio su oltre 16mila adulti apparentemente sani rileva segni di aterosclerosi nel 57,1% dei partecipanti. Tra i 18 e i 29 anni, circa 1 su 13 presentava già placche nelle arterie.

di Arnaldo Iodice
Aterosclerosi, placche arteriose già presenti in 1 giovane su 13 sotto i 30 anni

L’aterosclerosi può essere presente molto prima della comparsa di sintomi o di una diagnosi cardiovascolare. È quanto emerge dalla prima fase dello studio internazionale REACT, che ha analizzato 16.808 adulti apparentemente sani tra 18 e 70 anni, in Danimarca e Spagna, senza una storia clinica nota di malattie cardiovascolari aterosclerotiche. Le indagini hanno rilevato placche aterosclerotiche nel 57,1% dei partecipanti.

Il dato riguarda anche le fasce più giovani: circa una persona su 13 tra i 18 e i 29 anni presentava già segni della malattia in almeno un’arteria. I risultati sono stati presentati al Congresso ESC 2026 e pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine. Il progetto è coordinato dal Rigshospitalet di Copenaghen e dal Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares Carlos III di Madrid. L’obiettivo è comprendere quando l’aterosclerosi inizi a svilupparsi e se la sua individuazione precoce possa modificare la prevenzione cardiovascolare.

La malattia può svilupparsi per decenni senza sintomi

L’aterosclerosi consiste nell’accumulo progressivo di placca all’interno della parete delle arterie ed è alla base della maggior parte delle malattie cardiovascolari. Infarto, ictus e altre complicanze possono rappresentare la manifestazione finale di un processo che, però, può iniziare molti anni prima. Nelle fasi iniziali la presenza della placca non determina necessariamente sintomi riconoscibili e una persona può quindi considerarsi in buona salute pur avendo già alterazioni delle proprie arterie.

È proprio questa fase silente della malattia a essere stata analizzata da REACT, progetto internazionale finanziato dalla Fondazione Novo Nordisk con un investimento fino a 23 milioni di euro per la prima fase. Lo studio dovrebbe svilupparsi complessivamente nell’arco di otto anni e prevede due fasi. La prima, denominata REACT-DETECT, è iniziata nel 2024 e ha l’obiettivo di descrivere la presenza dell’aterosclerosi lungo l’intero arco della vita adulta. Una seconda fase, REACT-PROTECT, è prevista dal 2027 al 2032, subordinatamente alla disponibilità dei finanziamenti.

La ricerca parte da una questione centrale per la prevenzione: i tradizionali fattori di rischio permettono di stimare la probabilità che una persona sviluppi una malattia cardiovascolare, ma non mostrano direttamente se il processo aterosclerotico sia già iniziato.

Le arterie esaminate con tecniche di imaging avanzate

Per individuare la presenza delle placche, i 16.808 partecipanti sono stati sottoposti a un programma di imaging mirato a tre principali distretti vascolari. I ricercatori hanno esaminato le arterie carotidi, situate nel collo, le arterie femorali, nelle gambe, e le arterie coronarie, che portano il sangue al muscolo cardiaco. L’analisi è stata affiancata dalla raccolta di informazioni sui principali fattori di rischio cardiovascolare e dall’esame di biomarcatori presenti nel sangue.

Il protocollo ha incluso anche la raccolta di campioni destinati ad analisi omiche e la valutazione di immagini della retina. L’integrazione di questi dati ha permesso di costruire un ampio database destinato a studiare non soltanto la presenza della malattia, ma anche le caratteristiche con cui essa compare nelle diverse fasi della vita.

I risultati mostrano una progressione della prevalenza fortemente associata all’età. Nella fascia compresa tra 18 e 29 anni, circa un partecipante su 13 presentava già segni di aterosclerosi. La frequenza aumentava progressivamente nelle fasce successive, fino ad arrivare a circa nove persone su dieci tra i 60 e i 70 anni.

Il dato sui giovani non implica che tutti coloro che presentano una placca svilupperanno necessariamente una malattia cardiovascolare clinicamente manifesta. La presenza dell’aterosclerosi rappresenta tuttavia un segnale biologico di un processo patologico già avviato, anche in assenza di sintomi o di una precedente diagnosi.

Carotidi e femorali potrebbero aiutare nello screening

Le immagini hanno evidenziato anche una sovrapposizione tra i diversi distretti arteriosi. La maggior parte dei partecipanti nei quali era stata identificata aterosclerosi coronarica presentava infatti placche anche nelle arterie carotidi o femorali. Questo elemento potrebbe essere rilevante per lo sviluppo di strategie di individuazione precoce della malattia. L’esame delle coronarie mediante tomografia computerizzata richiede infatti apparecchiature e procedure più complesse rispetto all’ecografia. Carotidi e arterie femorali possono invece essere valutate attraverso tecniche ecografiche non invasive, più semplici da utilizzare e potenzialmente più facilmente integrabili in percorsi di screening.

Il progetto REACT prende in considerazione proprio la possibilità di utilizzare l’imaging delle arterie periferiche come strumento per identificare persone nelle quali il processo aterosclerotico sia già iniziato. L’ipotesi è che l’individuazione della placca possa aggiungere informazioni rispetto alla sola valutazione dei fattori di rischio tradizionali.

Differenze tra uomini e donne e limiti dei punteggi di rischio

Lo studio ha rilevato differenze anche nella distribuzione dell’aterosclerosi tra uomini e donne. Negli uomini l’aumento della prevalenza è iniziato mediamente in età più giovane. Il modello osservato nei maschi è risultato anticipato di circa cinque-dieci anni rispetto a quello rilevato nelle donne.

Nelle donne, invece, l’incremento più marcato della prevalenza è stato osservato tra i 40 e i 60 anni, un intervallo che comprende in larga parte la transizione menopausale. I risultati suggeriscono quindi che la comparsa e la progressione dell’aterosclerosi non seguano necessariamente lo stesso andamento nei due sessi e che la prevenzione possa richiedere una maggiore attenzione alla fase della vita.

Un altro elemento riguarda la capacità dei sistemi tradizionali di valutazione del rischio di individuare la presenza della malattia già esistente. I punteggi convenzionali, compreso SCORE2, hanno identificato soltanto una parte delle persone nelle quali l’imaging aveva rilevato aterosclerosi silente.

Il risultato evidenzia una differenza tra due concetti: stimare la probabilità futura di sviluppare una malattia cardiovascolare e verificare direttamente se il processo patologico sia già presente. Una persona classificata a rischio relativamente basso sulla base dei parametri convenzionali può infatti presentare comunque placche nelle proprie arterie.

La seconda fase dovrà verificare l’effetto della diagnosi precoce

La prima fase di REACT ha quindi prodotto una mappa della presenza dell’aterosclerosi silente nelle diverse fasce della popolazione adulta, ma non dimostra ancora che individuare la placca attraverso l’imaging migliori gli esiti clinici. È questa la questione che i ricercatori intendono affrontare nella seconda fase del progetto.

Se finanziata, REACT-PROTECT dovrebbe partire nel 2027 e proseguire fino al 2032. Il programma prevede uno studio clinico randomizzato su larga scala per verificare se una strategia preventiva guidata dall’imaging possa modificare la progressione dell’aterosclerosi e ridurre gli eventi cardiovascolari rispetto agli approcci attualmente utilizzati. L’obiettivo sarà valutare in particolare la possibilità di prevenire infarti, ictus e altre complicanze. Nel frattempo, il gruppo di ricerca sta lavorando all’estensione internazionale del progetto. Sono state avviate collaborazioni con centri di India, Singapore, Tanzania e Messico per verificare la presenza dell’aterosclerosi silente in popolazioni con caratteristiche differenti da quelle europee.

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