Salute 11 Giugno 2026 10:18

Asma nei bambini, vivere con un gatto non peggiora la malattia: lo studio che sfata un luogo comune

Una ricerca svedese condotta su oltre 30 mila bambini con asma e allergie respiratorie non ha trovato alcuna associazione tra la convivenza con un gatto e un peggioramento della malattia. Nessuna differenza nelle riacutizzazioni, nella gravità dell'asma o nella funzionalità polmonare

di Isabella Faggiano
Asma nei bambini, vivere con un gatto non peggiora la malattia: lo studio che sfata un luogo comune

Per anni, tra le raccomandazioni più frequenti rivolte alle famiglie di bambini con asma, c’è stata quella di limitare l’esposizione agli animali domestici. Ma una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Frontiers in Allergy invita a riconsiderare almeno in parte questo approccio. Secondo lo studio, vivere con un gatto non sembra peggiorare l’asma nei bambini già affetti dalla malattia e da allergie respiratorie. La ricerca è stata coordinata da Resthie R. Putri del Karolinska Institutet di Stoccolma e rappresenta una delle più ampie analisi mai realizzate sul tema. Gli autori hanno esaminato i dati di 30.277 bambini svedesi tra i 4 e i 17 anni con diagnosi di asma e allergia respiratoria, seguiti per due anni attraverso i registri sanitari nazionali.

Nessuna differenza tra chi vive con un gatto e chi no

Tra i bambini inclusi nello studio, il 9,4% viveva in una famiglia che possedeva almeno un gatto. I ricercatori hanno confrontato diversi indicatori della malattia, tra cui il numero di riacutizzazioni, la gravità dell’asma, il controllo dei sintomi e la funzionalità polmonare. I risultati non hanno evidenziato differenze significative tra i bambini esposti ai gatti e quelli che non vivevano con animali domestici. L’asma moderata o grave è stata osservata nel 9,6% dei bambini che convivevano con un gatto e nel 10,1% di quelli non esposti. Anche le riacutizzazioni della malattia si sono verificate con frequenze molto simili: 3,3% contro 3,5%. “In questo studio condotto su una coorte nazionale di bambini svedesi con asma e allergie, dimostriamo che i bambini che vivono con un gatto presentano, nel breve termine, una gravità dell’asma, un numero di riacutizzazioni, un controllo dell’asma e una funzionalità polmonare simili a quelli dei bambini che vivono senza gatti”, spiega Putri.

Contano il numero, il sesso o l’età del gatto?

Gli studiosi hanno approfondito anche altri aspetti spesso ritenuti rilevanti, come il numero di gatti presenti in casa, il sesso dell’animale o la sua età. Anche in questo caso non sono emerse differenze negli esiti dell’asma. “I bambini che vivevano con più gatti non presentavano un rischio maggiore rispetto a quelli che ne avevano uno solo e non abbiamo osservato alcuna associazione legata al sesso o all’età del gatto”, evidenziano gli autori.

Perché i risultati sorprendono

La convinzione che la presenza di un gatto possa peggiorare l’asma deriva soprattutto dal fatto che gli allergeni felini sono noti per poter provocare reazioni nelle persone sensibilizzate. Tuttavia, gli studi pubblicati finora avevano prodotto risultati contrastanti e spesso erano stati condotti su gruppi relativamente piccoli di pazienti. Secondo i ricercatori, una possibile spiegazione dei risultati osservati è che l’esposizione agli allergeni del gatto sia ormai molto diffusa anche tra chi non possiede animali domestici. “I bambini che non hanno gatti in casa potrebbero comunque essere esposti agli allergeni in ambienti condivisi come scuole, mezzi di trasporto pubblici o altri luoghi frequentati quotidianamente”, osserva Putri.

L’asma resta una delle malattie croniche più diffuse

L’asma rappresenta la malattia cronica più frequente in età pediatrica ed è una delle principali cause di accesso ai servizi sanitari e di ospedalizzazione. Secondo il Global Asthma Network, interessa circa il 9,1% dei bambini e l’11% degli adolescenti a livello mondiale. Tra i principali fattori di rischio riconosciuti figurano l’inquinamento atmosferico, il fumo di tabacco, alcune infezioni virali dell’infanzia, l’obesità e la presenza di condizioni allergiche come eczema e rinite allergica.

I limiti dello studio

Gli stessi autori invitano però alla prudenza nell’interpretazione dei risultati. Lo studio non disponeva di informazioni sulla sensibilizzazione specifica agli allergeni del gatto, un elemento che potrebbe influenzare la risposta individuale all’esposizione. Inoltre, il Registro nazionale dei gatti svedese è stato istituito soltanto nel 2023 e potrebbe non includere ancora tutti gli animali presenti nelle famiglie. Questo significa che alcuni bambini classificati come non esposti potrebbero in realtà convivere con un gatto. Per questo motivo i ricercatori sottolineano che i risultati non devono essere interpretati come un via libera universale alla convivenza con i felini nei soggetti allergici, ma come un’importante evidenza che, nella popolazione studiata, la presenza di un gatto in casa non è risultata associata a un peggioramento dell’asma. “Questi dati suggeriscono che l’esposizione ai gatti potrebbe non influenzare negativamente gli esiti dell’asma nei bambini con asma e allergia”, concludono gli autori.


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