One Health 10 Marzo 2026 12:51

Antibiotico-resistenza, la governance globale migliora ma resta il gap tra piani e realtà

Uno studio su 193 paesi mostra progressi nelle politiche contro la resistenza antimicrobica. Tuttavia l’attuazione resta incompleta e gli effetti delle strategie emergono solo dopo diversi anni.

di Arnaldo Iodice
Antibiotico-resistenza, la governance globale migliora ma resta il gap tra piani e realtà

La resistenza antimicrobica (AMR) è oggi considerata una delle principali minacce per la salute pubblica mondiale. Batteri e altri microrganismi stanno sviluppando la capacità di resistere ai farmaci progettati per eliminarli, e ciò rende molte infezioni sempre più difficili da trattare. Lo studio “Evaluation of antimicrobial resistance governance across 193 countries to inform the 2026 Global Action Plan update” pubblicato su Nature Medicine analizza in modo sistematico come i diversi paesi stanno affrontando questo problema.

Gli autori hanno valutato l’efficacia delle politiche globali analizzando 193 nazioni tra il 2017 e il 2022 e integrando numerose fonti: documenti politici, dati di sorveglianza, indicatori di governance e consultazioni con esperti internazionali. L’obiettivo era capire se i piani nazionali contro la resistenza antimicrobica – chiamati National Action Plans (NAP) – siano realmente efficaci nel ridurre l’uso eccessivo di antibiotici e l’emergere di ceppi resistenti.

La ricerca mostra che l’adozione di politiche coordinate è cresciuta nel tempo, ma che esiste ancora un grande divario tra la formulazione delle strategie e la loro concreta applicazione. In molti paesi le politiche esistono sulla carta ma non sono accompagnate da strumenti di monitoraggio adeguati, finanziamenti sufficienti o sistemi di sorveglianza efficaci. Questo gap tra teoria e pratica rappresenta uno dei principali ostacoli nella lotta globale alla resistenza antimicrobica.

Un indice globale per misurare la governance della resistenza antimicrobica

Per analizzare in modo comparabile le strategie adottate dai diversi paesi, i ricercatori hanno sviluppato un indice multidimensionale di governance basato sull’approccio “One Health”. Questo modello considera congiuntamente la salute umana, animale e ambientale, in quanto la resistenza antimicrobica emerge dall’interazione tra questi sistemi. L’indice è stato costruito attraverso una consultazione strutturata con esperti e integrando 269 documenti di politica sanitaria insieme a database internazionali sulla sorveglianza dell’uso di antimicrobici. In totale sono stati esaminati diversi indicatori che misurano aspetti come la presenza di piani nazionali, la capacità di monitorare l’uso degli antibiotici, la cooperazione tra settori e l’esistenza di sistemi di sorveglianza epidemiologica.

I risultati mostrano che il punteggio medio globale di governance è migliorato nel periodo analizzato (da 30,7 a 44,5 su 100). Nonostante questo progresso, gli autori sottolineano che l’implementazione rimane debole soprattutto nei settori dell’allevamento animale e dell’ambiente, che spesso ricevono meno attenzione rispetto alla medicina umana. In molti paesi mancano strumenti per controllare l’uso degli antibiotici negli animali da allevamento o per monitorare la diffusione dei residui antimicrobici negli ecosistemi. Questo squilibrio rappresenta un rischio significativo, poiché i batteri resistenti possono emergere in qualsiasi comparto e diffondersi rapidamente tra specie e ambienti diversi.

Gli effetti delle politiche nazionali sull’uso degli antibiotici

Uno degli aspetti più innovativi dello studio riguarda l’analisi quantitativa dell’impatto delle politiche nazionali sui risultati sanitari. I ricercatori hanno utilizzato modelli statistici avanzati, tra cui analisi difference-in-differences e regressioni temporali, per valutare se l’adozione dei piani nazionali abbia influenzato l’uso degli antimicrobici e la diffusione della resistenza.

I risultati indicano che gli effetti delle politiche non sono immediati. In media, l’impatto significativo sulla prevalenza della resistenza antimicrobica emerge solo circa cinque anni dopo l’adozione dei piani nazionali. Questo ritardo riflette la complessità del fenomeno: ridurre l’uso eccessivo di antibiotici richiede cambiamenti nei sistemi sanitari, nelle pratiche cliniche e nelle abitudini di prescrizione. Inoltre, i batteri resistenti già presenti nella popolazione continuano a circolare per anni prima che le politiche producano risultati tangibili.

Lo studio evidenzia anche che alcuni fattori sono particolarmente associati a risultati migliori: l’adozione precoce di sistemi di sorveglianza sull’uso degli antibiotici e la collaborazione tra diversi settori istituzionali.

I paesi che hanno investito fin dall’inizio in sistemi di monitoraggio e cooperazione multisettoriale hanno mostrato miglioramenti più consistenti nel controllo della resistenza antimicrobica. Questo suggerisce che la governance e la capacità di raccolta dati sono elementi centrali per affrontare efficacemente il problema.

Le implicazioni per il piano d’azione globale del 2026

I risultati dello studio hanno importanti implicazioni per l’aggiornamento del piano d’azione globale contro la resistenza antimicrobica previsto per il 2026. Gli autori sottolineano che, nonostante i progressi nella formulazione delle politiche, la sfida principale resta trasformare gli impegni strategici in interventi concreti e sostenibili nel tempo. In particolare, lo studio evidenzia la necessità di rafforzare i finanziamenti per le attività di sorveglianza e per l’implementazione delle politiche nei settori agricolo e ambientale, che spesso sono trascurati rispetto alla sanità umana.

Un’altra priorità riguarda lo sviluppo di sistemi integrati di raccolta dati che consentano di monitorare simultaneamente l’uso degli antimicrobici negli ospedali, negli allevamenti e negli ecosistemi naturali. Lo studio suggerisce inoltre che il coinvolgimento precoce di diversi attori istituzionali (governi, sistemi sanitari, settore agricolo e comunità scientifica) aumenta significativamente l’efficacia delle strategie di contrasto.

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