Secondo l'Associazione la riforma, pur ponendo le basi per un riconoscimento normativo, sembra partire con il "freno tirato"
L’approvazione in Consiglio dei Ministri della recente legge sui caregiver familiari rappresenta indubbiamente un passo avanti e un elemento di chiarezza nella definizione della mappa dei diritti delle persone con disabilità e dei loro assistenti. Si tratta di un provvedimento atteso, che riconosce formalmente il ruolo cruciale svolto da coloro che si dedicano all’assistenza dei propri cari con disabilità gravi o non autosufficienza.
Tuttavia, scrive l’Associazione nazionale genitori persone con autismo in una nota “l’entusiasmo per questo traguardo è mitigato da profonde riserve. La riforma, pur ponendo le basi per un riconoscimento normativo, sembra partire con il “freno tirato”, evidenziando fin da subito diverse criticità. La più impellente e strutturale è senza dubbio la drammatica carenza di risorse economiche dedicate. Come già sottolineato in sede di confronto tecnico con i rappresentanti ministeriali, vi è il serio rischio che il testo legislativo, pur lodevole nelle intenzioni, si riduca de facto a una mera “dichiarazione di principio”. Se non adeguatamente finanziata, la legge non potrà tradursi in misure concrete ed esigibili, lasciando irrisolti i problemi quotidiani delle famiglie coinvolte”.
Per fare in modo che questa legge non resti lettera morta ma diventi realmente efficace e capace di incidere sulla vita delle persone, “è necessario un impegno ben più gravoso. L’obiettivo primario deve essere quello di assicurare che la norma produca un cambiamento tangibile e significativo per le famiglie. Coloro che assistono i propri figli con disabilità, spesso rinunciando al lavoro e sobbarcandosi un carico assistenziale ed emotivo enorme, stanno di fatto supplendo a una funzione che, in una società civile, dovrebbe essere garantita e sostenuta dalla comunità e dalle istituzioni”.
Il sacrificio di questi caregiver – che spesso vivono in uno stato di isolamento e di precarietà economica – è la prova lampante di un welfare statale ancora insufficiente. “Riconoscere il loro ruolo senza fornire strumenti e supporti economici adeguati significa perpetuare una delega di responsabilità iniqua e insostenibile. La legge deve rappresentare il punto di non ritorno, affermando in modo chiaro che il sistema non può più permettersi di ignorare o scaricare sulle singole famiglie l’onere dell’assistenza. In ogni caso, un dato è certo: non si torna indietro. L’Associazione Nazionale Genitori Persone con Autismo (Angsa) ribadisce il suo impegno e continuerà a esercitare la propria funzione propositiva e di vigilanza, partecipando attivamente al dibattito pubblico e istituzionale per tentare di migliorare la legge nel corso del suo iter parlamentare”.