Salute 14 Ottobre 2026 19:04

Allattamento, meno di un bambino su due è allattato in modo esclusivo alla dimissione

Secondo un'indagine internazionale presentata all'Istituto superiore di sanità, l'allattamento esclusivo alla dimissione ospedaliera si ferma al 49,1% e a sei mesi scende al 22,6%

di Redazione
Allattamento, meno di un bambino su due è allattato in modo esclusivo alla dimissione

Quasi nove famiglie su dieci avviano l’allattamento, ma molte non riescono a proseguirlo in modo esclusivo. È una delle principali criticità emerse dall’indagine internazionale presentata il 14 e 15 ottobre all’Istituto superiore di sanità (Iss), in occasione del tredicesimo incontro del BFHI Network, la rete che riunisce i coordinamenti nazionali della Baby-Friendly Hospital Initiative (BFHI), promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’UNICEF per proteggere, promuovere e sostenere l’allattamento nei servizi per la nascita. I dati restituiscono un quadro che riguarda anche l’Italia: nonostante i progressi nell’avvio dell’allattamento, la sua prosecuzione esclusiva rimane una sfida. Per affrontarla non basta intervenire nei punti nascita, ma è necessario garantire un sostegno competente e continuativo anche dopo il ritorno a casa, attraverso servizi territoriali preparati e contesti sociali che rendano concretamente possibile allattare. L’incontro di Roma riunisce delegazioni di 33 Paesi, insieme a rappresentanti dell’Oms, dell’UNICEF e delle principali organizzazioni internazionali impegnate nella promozione dell’allattamento. Al centro del confronto, l’attuazione delle iniziative Baby-Friendly negli ospedali, nelle unità neonatali e nei servizi di comunità, con particolare attenzione alla formazione degli operatori sanitari, alla valutazione delle pratiche assistenziali e alla sostenibilità dei programmi nazionali.

Allattamento esclusivo, i dati internazionali

All’indagine del BFHI Network hanno risposto 28 Paesi di Europa, Asia, Nord e Sud America e Oceania. Di questi, 24 dispongono di un programma attivo della Baby-Friendly Hospital Initiative, mentre tre dei quattro Paesi rimanenti stanno lavorando per avviarlo. Le strutture per la nascita accreditate sono 1.209 e, nei 22 Paesi che hanno fornito il dato, rappresentano mediamente circa un terzo dei punti nascita. In queste strutture si verifica circa il 41% dei parti, sebbene la copertura presenti differenze significative tra i Paesi. Un altro elemento riguarda l’estensione del modello oltre l’ospedale: 16 Paesi applicano l’approccio Baby-Friendly anche ai servizi sanitari di comunità. La sua diffusione incontra, tuttavia, ostacoli organizzativi. Due Paesi su tre segnalano la necessità di indicazioni operative, risorse e indicatori specifici per consolidare questi percorsi. Il dato più significativo riguarda la distanza tra l’avvio dell’allattamento e la sua prosecuzione esclusiva. Nel 2026, l’avvio raggiunge in media l’87,8%, rispetto al 65,7% rilevato nel 2022. L’allattamento esclusivo dalla nascita alla dimissione ospedaliera, invece, si ferma al 49,1%, il valore medio più basso registrato nei 16 anni di rilevazione. A sei mesi la percentuale scende al 22,6%. Nelle strutture riconosciute Baby-Friendly, il contatto pelle a pelle immediato, l’avvio precoce dell’allattamento e quello esclusivo alla dimissione risultano più frequenti rispetto alle medie nazionali, con differenze comprese tra 11 e 18 punti percentuali. Si tratta di risultati descrittivi, che mostrano un’associazione tra il modello assistenziale e la diffusione di determinate pratiche, ma non consentono di stabilire un rapporto causale diretto. Restano, inoltre, alcune criticità nella governance dei programmi. Soltanto nel 25% dei Paesi l’iniziativa è gestita direttamente dal governo e appena il 22% integra nella formazione iniziale delle professioni sanitarie i Dieci Passi per l’allattamento, il Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno e la stessa BFHI.

Italia, l’allattamento esclusivo migliora ma restano differenze territoriali

Nel nostro Paese, i dati della Sorveglianza Bambine e Bambini 0-2 anni, coordinata dall’Iss, mostrano che nel 2025 l’allattamento esclusivo riguarda il 48,2% dei bambini a 2-3 mesi e il 39,3% a 4-5 mesi. Il confronto con il 2022 evidenzia un miglioramento nella fascia di età compresa tra quattro e cinque mesi, quando la prevalenza era pari al 30%. Rimane invece stabile, al 13%, la quota di bambini che non hanno mai ricevuto latte materno. Le differenze geografiche rappresentano un ulteriore elemento di attenzione: i livelli di allattamento esclusivo sono più bassi nel Sud rispetto al Centro-Nord. Un divario che richiama la necessità di rafforzare gli interventi di sostegno e rendere più omogenea l’offerta dei servizi, affinché le opportunità di accompagnamento non dipendano dal territorio di residenza. Nel maggio 2026, in Italia risultavano riconosciuti 36 ospedali e 12 comunità Amici delle bambine e dei bambini, oltre a quattro corsi di laurea Amici dell’allattamento. A queste iniziative si aggiungono i Baby Pit Stop promossi nell’ambito del programma UNICEF Italia “Insieme per l’allattamento”: oltre 1.050 spazi attrezzati per accogliere i genitori che desiderano allattare o accudire i propri figli quando si trovano fuori casa. “I dati raccolti dalla rete mostrano che quasi nove famiglie su dieci avviano l’allattamento, ma molte non riescono a proseguirlo come desiderano”, osserva Angela Giusti, co-direttrice del Centro collaboratore Oms per la promozione dell’allattamento e la prevenzione dell’obesità infantile dell’Iss. Secondo Giusti, il sostegno competente dei servizi, in ospedale e sul territorio, è indispensabile, ma deve essere accompagnato da condizioni sociali che favoriscano la prosecuzione dell’allattamento. Tra queste rientrano i luoghi di lavoro, le politiche per la genitorialità, la disponibilità di spazi pubblici adeguati e la protezione dalle pratiche commerciali che possono interferire con le scelte alimentari delle famiglie.

Piano nazionale della prevenzione, entro il 2031 un percorso Baby-Friendly in ogni Regione

Un passaggio importante per l’Italia è rappresentato dal nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, approvato con Intesa Stato-Regioni il 21 maggio 2026. Il Programma predefinito 12, dedicato alla promozione della salute nei primi mille giorni di vita, prevede che entro il 2031 ogni Regione attivi almeno un percorso Baby-Friendly, ospedaliero o di comunità. L’obiettivo è rafforzare le iniziative di protezione e promozione dell’allattamento e favorire una maggiore continuità tra assistenza alla nascita e servizi territoriali. In questa prospettiva si inserisce anche il Task 6.5 della Joint Action europea PreventNCD, coordinato dall’Iss, che punta a promuovere la diffusione della Baby-Friendly Community a livello europeo, attraverso strumenti operativi e formativi destinati ai servizi territoriali. L’obiettivo è superare un modello in cui il sostegno all’allattamento si concentra prevalentemente nei primi giorni dopo il parto, costruendo invece un percorso che accompagni le famiglie dalla gravidanza ai primi anni di vita del bambino.

UNICEF: formazione e sostegno alle famiglie lungo tutto il percorso

Le iniziative Baby-Friendly promosse dall’UNICEF Italia comprendono ospedali e comunità riconosciuti, corsi universitari dedicati e spazi di accoglienza per le famiglie. Secondo i dati diffusi dall’organizzazione, nel 2025 sono nati circa 30mila bambini in territori con ospedali riconosciuti Amici delle bambine e dei bambini e sono state raggiunte quasi 20mila famiglie attraverso le comunità riconosciute. I percorsi formativi hanno coinvolto circa 10mila operatori e operatrici con competenze specifiche, mentre negli ultimi dieci anni sono quasi 600 le persone laureate nei corsi di laurea Amici dell’allattamento. “In Italia l’UNICEF porta avanti da molti anni le Baby-Friendly Initiatives (BFI), buone pratiche basate su prove di efficacia, che proteggono, promuovono e sostengono l’allattamento, offrendo e garantendo al contempo cure e sostegno adeguati alle madri che non allattano”, sottolinea Paolo Rozera, direttore generale dell’UNICEF Italia. Il riconoscimento delle strutture, tuttavia, è soltanto una componente del percorso. Perché le buone pratiche diventino patrimonio stabile dei servizi sanitari, occorrono formazione continua, verifica delle competenze, monitoraggio degli esiti e risorse adeguate.

Dall’ospedale alla comunità, la sfida della continuità

Le due giornate di confronto all’Iss affrontano proprio le condizioni necessarie per rendere sostenibili i programmi Baby-Friendly: dalla formazione e valutazione delle competenze del personale sanitario al monitoraggio delle pratiche assistenziali, fino all’estensione dell’iniziativa alle unità neonatali e ai servizi di comunità. L’incontro, organizzato dal Centro collaboratore Oms per la promozione dell’allattamento e la prevenzione dell’obesità infantile dell’Iss, in collaborazione con il coordinamento del Task 6.5 della Joint Action PreventNCD e con il Comitato italiano per l’UNICEF, coinvolge anche Academy of Breastfeeding Medicine, International Lactation Consultant Association (ILCA), International Baby Food Action Network (IBFAN) e La Leche League International. “Ospitare questo incontro all’Iss ha un significato particolare in un momento in cui l’Italia, con il nuovo Piano nazionale della prevenzione, ha inserito i percorsi Baby-Friendly tra gli obiettivi che ogni Regione è chiamata a raggiungere”, spiega Giusti. La prosecuzione dell’allattamento, sottolinea l’esperta, dipende infatti non soltanto dalla qualità dell’assistenza sanitaria, ma anche dalla possibilità di trovare sostegno nei diversi contesti di vita. La sfida è quindi costruire una rete capace di accompagnare le famiglie nel tempo, integrando ospedali, consultori e servizi territoriali con politiche che favoriscano la genitorialità e ambienti più accoglienti. Un passaggio essenziale per trasformare le raccomandazioni internazionali in opportunità concrete e rendere il sostegno all’allattamento accessibile a tutte le famiglie.

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