Salute 1 Settembre 2025 14:55

Alcuni disturbi mentali sono legati a un rischio di mortalità superiore per malattie cardiache

Alcune patologie come depressione, ansia, schizofrenia, disturbo bipolare e disturbo da stress post-traumatico, aumentano il rischio di mortalità per malattie cardiache fino al 170%. Lo rivela uno studio pubblicato su The Lancet Regional Health-Europe
Alcuni disturbi mentali sono legati a un rischio di mortalità superiore per malattie cardiache

La salute mentale è strettamente correlata a quella cardiaca. Infatti, alcune patologie come depressione, ansia, schizofrenia, disturbo bipolare e disturbo da stress post-traumatico, aumentano il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari dal 50% fino quasi al 100%, e peggiorano gli esiti di patologie cardiache preesistenti, con un aumento della mortalità tra il 60% e il 170%. Lo rivela uno studio dell’Università Emory, pubblicato su The Lancet Regional Health-Europe. Lo studio sottolinea inoltre una relazione bidirezionale: oltre il 40% delle persone affette da malattie cardiovascolari presenta anche problemi di salute mentale, suggellando un legame complesso e interdipendente tra queste condizioni.

Difficoltà di integrazione tra assistenza per la salute mentale e quella fisica

Le alterazioni fisiologiche coinvolgono il sistema nervoso autonomo, SNA, che regola funzioni vitali involontarie, e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, HPA, che influenza la risposta immunitaria e il metabolismo. Lo stress cronico altera questi sistemi, causando infiammazione, ipertensione, anomalie metaboliche e disfunzioni cardiovascolari. La ricerca mette in evidenza che i determinanti sociali e le barriere all’accesso alle cure, inclusi stigma e difficoltà nell’integrazione tra assistenza per la salute mentale e quella fisica, aggravano le disparità di salute.

Necessarie cure più efficaci continue e accessibili

Inoltre, i ricercatori hanno sottolineato che i modelli preventivi attuali spesso non considerano i disturbi mentali nel calcolo del rischio cardiovascolare. Per migliorare la salute di queste popolazioni vulnerabili, gli autori propongono un approccio integrato e multidisciplinare, con squadre di ricerca cliniche dedicate che combinino salute mentale, comportamentale e cardiovascolare, al fine di garantire cure più efficaci, continue e accessibili.

 

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