Uno studio su oltre 30mila persone mostra che volontariato e aiuto informale, se moderati, sono associati a una mente più lucida nella terza età.
Fare volontariato o aiutare concretamente altre persone nella vita quotidiana non è solo un gesto altruistico: secondo un recente studio pubblicato su Social Science & Medicine, queste attività sono associate a una migliore funzione cognitiva e a un rallentamento del declino mentale nella terza età.
La ricerca, intitolata “Helping behaviors and cognitive function in later life: The impact of dynamic role transitions and dose changes”, mostra che non conta soltanto “essere” o “non essere” impegnati in comportamenti di aiuto, ma soprattutto quando si entra o si esce da questi ruoli e quanto tempo vi si dedica. In altre parole, aiutare gli altri può diventare una vera e propria risorsa per la salute del cervello, se fatto con il giusto equilibrio.
Come lo studio ha analizzato il legame tra aiuto e mente
I ricercatori hanno analizzato oltre vent’anni di dati del Health and Retirement Study, uno dei più ampi studi longitudinali statunitensi sull’invecchiamento, seguendo più di 31.000 adulti.
L’originalità dell’approccio sta nell’aver osservato i cambiamenti nel tempo all’interno della stessa persona: l’inizio dell’attività di volontariato o di aiuto informale, l’eventuale interruzione e le variazioni nelle ore settimanali dedicate.
I risultati indicano che entrare in un ruolo di aiuto è associato a livelli cognitivi più alti, mentre mantenere l’impegno nel tempo contribuisce a un declino più lento. Emerge inoltre un chiaro effetto “dose”: i benefici maggiori si osservano con un impegno moderato, tra le 2 e le 4 ore a settimana, mentre carichi troppo elevati non offrono ulteriori vantaggi.
Perché questi risultati contano per l’invecchiamento attivo
Lo studio rafforza l’idea che la salute cognitiva non dipenda solo da fattori biologici, ma anche da scelte sociali e relazionali. Aiutare gli altri stimola la mente, rafforza il senso di utilità e mantiene attive le reti sociali, tutti elementi cruciali per il benessere psicologico e cognitivo.
Le implicazioni sono rilevanti anche sul piano delle politiche pubbliche: promuovere forme di volontariato accessibili e sostenibili, così come riconoscere il valore dell’aiuto informale, potrebbe diventare una strategia concreta per favorire un invecchiamento più sano e mentalmente attivo, senza trasformare l’impegno solidale in una fonte di stress.