Salute 28 Novembre 2025 09:03

Adolescenti e nuove vulnerabilità: il Pediatra di Famiglia guida la transizione verso l’età adulta

Al 20° Forum Risk Management in Sanità di Arezzo, i Pediatri di Famiglia mettono al centro la crescente fragilità adolescenziale: salute mentale, dipendenze, rischio digitale e disturbi alimentari

di I.F.
Adolescenti e nuove vulnerabilità: il Pediatra di Famiglia guida la transizione verso l’età adulta

Un aumento delle fragilità emotive, l’emergere di nuove dipendenze, disturbi alimentari che colpiscono sempre prima e un rapporto con il digitale spesso ambivalente: opportunità da un lato, potenziale rischio dall’altro. È il quadro attuale dell’adolescenza su cui si è concentrata la tavola rotonda “Adolescenti fragili: la transizione di supporto del pediatra di famiglia”, organizzata nell’ambito del 20° Forum Risk Management in Sanità di Arezzo. L’incontro ha evidenziato come il passaggio dall’infanzia alla maggiore età rappresenti una fase densa di cambiamenti – fisici, psicologici e sociali – che richiedono un presidio competente e costante. Il Pediatra di Famiglia, per la sua prossimità e la continuità della relazione, è spesso il primo interlocutore chiamato a riconoscere i segnali precoci del disagio.

Il ruolo del Pediatra di Famiglia come “ponte” nella transizione

“Al giorno d’oggi, l’adolescenza è una terra di mezzo molto più complessa rispetto al passato e il Pediatra di Famiglia è spesso la prima porta a cui i ragazzi e le famiglie bussano, anche quando il problema appare ‘non medico’ – spiega Antonio D’Avino, presidente nazionale FIMP e co-coordinatore della tavola rotonda – Per questo dobbiamo rafforzare la nostra capacità di ascolto, di lettura dei segnali di disagio e di lavoro in rete con neuropsichiatria, psicologia, scuole, servizi sociali e famiglie. La prevenzione passa da una presa in carico precoce, continua e multidisciplinare”. Il dibattito ha messo in luce come la transizione verso l’età adulta richieda un accompagnamento che integri competenze diverse, in sinergia con la rete territoriale. Raccolta dei segnali, orientamento ai servizi, sostegno alla famiglia e collegamento con le strutture specialistiche sono gli elementi chiave di un modello che punta a prevenire più che curare.

Un confronto multidisciplinare

A dare voce alle diverse prospettive – cliniche, sociali, educative – sono stati numerosi esperti. Dal confronto sono emerse le fragilità più frequenti che attraversano la vita dei ragazzi: dalla difficoltà di un uso equilibrato del digitale ai primi segnali di malessere psicologico, fino ai disturbi del comportamento alimentare, alle condotte autolesive, ai comportamenti a rischio e alle dipendenze – incluse quelle legate al web. Un’attenzione particolare è stata dedicata all’isolamento sociale e al peso dell’ambiente digitale sulla salute mentale.

L’appello: servono percorsi strutturati, non interventi episodici

“Emerge a gran voce la necessità di ribadire, a beneficio di genitori, famiglie, ma anche della politica e delle Istituzioni, che la fragilità adolescenziale non può essere affrontata con interventi episodici o emergenziali -aggiunge D’Avino – Servono interventi e percorsi strutturati, formazione per i professionisti e una rete territoriale solida che metta in dialogo i presìdi del Servizio Sanitario Nazionale, la scuola e servizi sociali. L’obiettivo è chiaro e deve essere condiviso: costruire un modello di supporto capace di riconoscere il disagio prima – conclude – che diventi emergenza e di accompagnare ragazzi e famiglie in modo continuativo e competente”.

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