Uno studio su oltre 14mila adulti tra 45 e 74 anni individua associazioni tra acufeni, difficoltà uditive, disturbi del sonno, emicrania e rumore ambientale
Fischi, ronzii o suoni persistenti che si avvertono anche in assenza di una fonte sonora esterna: gli acufeni sono un disturbo che può interferire con il riposo, la concentrazione e la qualità della vita. Per approfondire i fattori associati alla loro presenza, i ricercatori dell’Hamburg City Health Study hanno analizzato i dati di 14.355 adulti tra 45 e 74 anni. I risultati, pubblicati il 29 settembre 2026 sulla rivista European Archives of Oto-Rhino-Laryngology, sono disponibili nello studio scientifico pubblicato su Springer. Dall’analisi emerge che il 19,3% dei partecipanti riferiva una diagnosi medica di acufene nel corso della vita. Tra i fattori associati figurano problemi uditivi, lavoro notturno, apnea del sonno, emicrania e maggiore fastidio percepito per il rumore ambientale.
Il dato emerso dalla ricerca equivale a circa una persona su cinque tra gli adulti coinvolti. È importante precisare che la percentuale riguarda chi ha ricevuto una diagnosi di acufene nel corso della vita e non necessariamente chi presentava il disturbo al momento dell’indagine. Lo studio si basa sui dati dell’Hamburg City Health Study, raccolti tra il 2017 e il 2025, e punta a individuare le caratteristiche personali, le condizioni di salute e i fattori ambientali che risultano associati agli acufeni.
Tra le associazioni più rilevanti emergono quelle con le difficoltà uditive, comprese le forme di perdita dell’udito. I partecipanti con acufeni riferivano più frequentemente problemi nell’ascolto e difficoltà nel seguire le conversazioni, soprattutto in ambienti rumorosi. L’analisi ha evidenziato legami anche con il lavoro notturno e l’apnea ostruttiva del sonno, una condizione caratterizzata da ripetute interruzioni o riduzioni della respirazione durante il riposo. Questi risultati non dimostrano che tali condizioni causino direttamente gli acufeni, ma indicano una relazione che merita ulteriori approfondimenti.
La ricerca ha individuato associazioni anche con l’emicrania e con una maggiore percezione di fastidio per il rumore ambientale, compreso quello legato al traffico aereo. In questo caso è importante distinguere la percezione soggettiva del rumore dalla misurazione effettiva dell’esposizione acustica: lo studio ha preso in considerazione soprattutto quanto i suoni circostanti fossero avvertiti come disturbanti dai partecipanti. Non è quindi possibile concludere che le persone con acufeni fossero necessariamente esposte a livelli di rumore più elevati.
I risultati delineano un quadro complesso, nel quale gli acufeni risultano associati non soltanto alla salute dell’udito, ma anche ad alcune condizioni concomitanti e ad aspetti della vita quotidiana. La ricerca presenta tuttavia alcuni limiti: le informazioni sulla diagnosi sono state riferite dai partecipanti e il disegno osservazionale non permette di stabilire rapporti di causa-effetto. Individuare un’associazione, infatti, non significa dimostrare che un fattore sia responsabile del disturbo. Saranno quindi necessari ulteriori studi per chiarire i meccanismi coinvolti e comprendere come queste informazioni possano contribuire a una valutazione e a una gestione più mirate degli acufeni.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato