La Relazione al Parlamento 2025 del Garante nazionale segnala un aumento delle persone detenute con problematiche psichiche, spesso senza una diagnosi adeguata o ospitate in contesti non idonei
Il disagio psichico nelle carceri italiane è una criticità crescente, che richiede interventi sul fronte della diagnosi, dell’assistenza sanitaria e dell’organizzazione delle strutture. Molte persone detenute con problemi di salute mentale, infatti, non dispongono ancora di una diagnosi adeguata o si trovano in ambienti non idonei alle loro condizioni. Una situazione che rende più complessa la gestione quotidiana degli istituti penitenziari e rischia di compromettere il diritto a ricevere cure appropriate. A richiamare l’attenzione sul fenomeno è la Relazione al Parlamento 2025 del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, presentata il 23 ottobre al Senato. Il documento sottolinea la necessità di rafforzare la rete di tutela della salute mentale in carcere, aumentando la capacità di accoglienza e assicurando percorsi diagnostici e terapeutici adeguati. In vista di questo appuntamento, il Collegio del GNPL è stato ricevuto ieri alle 17:00 al Palazzo del Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (nella foto).
La presenza di persone con disturbi psichici gravi o con comportamenti difficili da gestire all’interno delle sezioni ordinarie può incidere profondamente sulla convivenza e sull’organizzazione degli istituti. Secondo quanto riportato nella Relazione, anche la presenza di una sola persona in queste condizioni può alterare gli equilibri relazionali tra i detenuti e determinare difficoltà operative per il personale. Si tratta di situazioni che richiedono competenze specifiche e interventi qualificati, non sempre riconducibili alle ordinarie attività di sorveglianza e gestione penitenziaria. Da qui l’esigenza di integrare maggiormente le competenze degli operatori con quelle dei professionisti sanitari, affinché le problematiche psichiche possano essere riconosciute e affrontate tempestivamente.
Un nodo particolarmente delicato riguarda le persone destinate alle Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), strutture sanitarie che accolgono persone sottoposte a misure di sicurezza detentive. In alcuni casi, il carcere finisce per diventare un luogo di attesa prima del trasferimento nella struttura competente, pur non essendo il contesto assistenziale più appropriato. Al 31 dicembre 2025, secondo i dati riportati nel lancio relativo alla Relazione, 3.517 persone risultavano presenti negli istituti penitenziari in attesa della disponibilità di un posto in una Rems. Gli internati nelle strutture erano invece 362, di cui otto donne. Numeri che riportano al centro il tema della disponibilità dei posti e della capacità del sistema di garantire risposte tempestive alle persone che necessitano di percorsi sanitari specifici. La permanenza in carcere in attesa del trasferimento rischia infatti di prolungare situazioni di inappropriatezza assistenziale, con ricadute sia sulle persone coinvolte sia sull’organizzazione degli istituti.
Tra le priorità indicate nella Relazione figura il rafforzamento del personale sanitario specializzato, sia all’interno degli istituti penitenziari sia nelle Rems. L’obiettivo è assicurare valutazioni diagnostiche adeguate, trattamenti farmacologici appropriati e percorsi riabilitativi continuativi. La tutela della salute mentale in carcere richiede inoltre una collaborazione strutturata tra amministrazione penitenziaria, servizi sanitari regionali e autorità giudiziaria. La gestione delle situazioni più complesse, infatti, non può essere affidata esclusivamente al sistema di sorveglianza, ma necessita di un coordinamento tra competenze sanitarie, organizzative e giudiziarie. La sfida è garantire che il diritto alla salute sia effettivo anche per le persone private della libertà personale. Per farlo, occorre rafforzare la rete assistenziale, ridurre i tempi di attesa per l’accesso alle strutture appropriate e assicurare continuità alle cure. La salute mentale, anche in carcere, deve essere considerata una componente essenziale della tutela della dignità e della salute della persona.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato