Salute 23 Ottobre 2026 10:25

Endoscopia pediatrica, 74 raccomandazioni per uniformare referti e presa in carico

In Italia si stima che vengano eseguite circa 10mila endoscopie digestive pediatriche ogni anno. Eppure, le modalità di refertazione possono variare da un centro all’altro, complicando il confronto tra esami successivi

di Redazione
Endoscopia pediatrica, 74 raccomandazioni per uniformare referti e presa in carico

Un esame eseguito in un ospedale può essere difficile da confrontare con quello effettuato mesi o anni dopo in un’altra struttura. Non necessariamente perché siano cambiate le condizioni cliniche, ma perché le informazioni possono essere descritte in modo diverso. È una criticità che riguarda anche l’endoscopia digestiva pediatrica, uno strumento importante per diagnosticare e monitorare numerose patologie gastrointestinali dell’infanzia. Per i bambini con malattie infiammatorie croniche intestinali, esofagite eosinofila, sindromi poliposiche o altre condizioni che richiedono controlli ripetuti, poter disporre di referti chiari e confrontabili è fondamentale per seguire l’evoluzione della malattia e condividere le informazioni tra specialisti. Per rispondere a questa esigenza, la Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica (SIGENP) ha promosso PREFERENDO, un consenso nazionale che definisce criteri comuni per documentare le procedure endoscopiche nei bambini. Il lavoro, pubblicato in due articoli sulla rivista scientifica Digestive and Liver Disease, raccoglie 74 raccomandazioni per uniformare la refertazione, dalle procedure più comuni fino alle tecniche endoscopiche avanzate.

Diecimila procedure l’anno, ma manca un registro nazionale

In Italia si stima che vengano effettuate ogni anno circa 10mila procedure endoscopiche pediatriche, anche se non è disponibile un registro nazionale che consenta di quantificarle con precisione. Una precedente indagine della SIGENP, condotta in 44 centri italiani, aveva rilevato una mediana di 200 procedure all’anno per struttura, con volumi superiori a mille nei centri con un’attività più intensa. In un contesto in cui i bambini possono essere seguiti da équipe diverse nel corso della crescita, la possibilità di confrontare gli esami diventa particolarmente rilevante. Una documentazione omogenea può facilitare il passaggio delle informazioni tra professionisti, contribuire alla ricostruzione della storia clinica e porre le basi per valutare in modo condiviso la qualità delle prestazioni.

Dalle raccomandazioni internazionali a uno standard nazionale

Il problema della qualità dell’endoscopia pediatrica è già stato affrontato a livello internazionale, anche attraverso le raccomandazioni del network PEnQuIN. Restavano, tuttavia, aspetti della refertazione da sistematizzare, soprattutto per quanto riguarda la descrizione delle lesioni, l’utilizzo di classificazioni e punteggi validati e la documentazione delle procedure più complesse. Il consenso PREFERENDO nasce con l’obiettivo di colmare queste lacune e fornire ai professionisti indicazioni applicabili alla pratica clinica. Il gruppo di lavoro ha utilizzato la metodologia Delphi, coinvolgendo 34 esperti di endoscopia digestiva pediatrica provenienti da diversi centri italiani. Delle 81 proposte sottoposte alla valutazione, 74 hanno raggiunto il consenso. Il primo articolo individua gli standard minimi di qualità e le informazioni essenziali da riportare in ogni referto. Il secondo approfondisce gli aspetti specialistici delle diverse procedure: gastroscopia, colonscopia, videocapsula endoscopica ed enteroscopia assistita da dispositivi. Tra gli elementi presi in considerazione figurano la completezza dell’esame, la qualità della preparazione intestinale, la descrizione delle anomalie osservate, l’impiego di classificazioni validate e la documentazione fotografica. Per le procedure avanzate vengono definiti anche criteri specifici legati alle caratteristiche tecniche dell’indagine.

Un linguaggio comune per seguire il bambino nel tempo

“Abbiamo voluto definire una base condivisa di qualità, adattabile alla pratica clinica, capace di migliorare la comunicazione tra professionisti e centri diversi”, spiega Andrea Chiaro, pediatra gastroenterologo dell’IRCCS Istituto Giannina Gaslini di Genova e coordinatore del progetto. L’obiettivo, sottolinea, è rendere più semplice seguire il percorso clinico del bambino, confrontare esami eseguiti in momenti diversi e costruire, in prospettiva, indicatori di qualità condivisi. La standardizzazione, quindi, non riguarda soltanto la forma del referto, ma anche la possibilità di utilizzare le informazioni raccolte in modo più coerente nel tempo. Sulla stessa linea Sara Renzo, referente dell’Area Endoscopia e Indagini Diagnostiche della SIGENP, che richiama l’importanza di una documentazione uniforme per favorire la continuità assistenziale. Un linguaggio condiviso può agevolare il lavoro di équipe che coinvolgono specialisti diversi e contribuire a rendere più coordinata la presa in carico dei bambini e delle loro famiglie. Per Antonella Diamanti, presidente della SIGENP, il consenso rappresenta il risultato di un lavoro collettivo che ha riunito le competenze di professionisti attivi in diversi centri italiani. “Dare ai gastroenterologi pediatri un linguaggio comune significa offrire ai bambini e alle loro famiglie una presa in carico più continua e più sicura, in qualunque centro vengano seguiti”, afferma.

Formazione e modelli condivisi: i prossimi obiettivi

La pubblicazione delle raccomandazioni è il primo passo. La SIGENP intende promuoverne l’applicazione nei centri di endoscopia pediatrica attraverso modelli strutturati di refertazione, iniziative formative e studi multicentrici che consentano di misurare gli effetti del consenso sulla completezza e sulla qualità della documentazione. La sfida sarà trasformare le indicazioni condivise in uno strumento concreto della pratica quotidiana. Per i bambini che necessitano di controlli ripetuti, infatti, poter contare su informazioni precise e confrontabili può facilitare la collaborazione tra specialisti e rendere più lineare il percorso assistenziale, anche quando si sviluppa in strutture diverse.

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