Salute 21 Ottobre 2026 12:08

Microplastiche e salute riproduttiva, dalla placenta agli ovociti: la ricerca indaga i possibili rischi

La Federazione Sigo richiama la necessità di approfondire i possibili effetti sulla fertilità e sulla salute della donna, distinguendo le evidenze scientifiche dai rischi ancora da dimostrare

di Redazione
Microplastiche e salute riproduttiva, dalla placenta agli ovociti: la ricerca indaga i possibili rischi

Microplastiche nella placenta, nel sangue del cordone ombelicale, nel liquido amniotico e persino nel liquido follicolare che circonda gli ovociti durante la loro maturazione. La presenza di queste particelle in campioni biologici legati alla riproduzione apre nuovi interrogativi sulle possibili conseguenze dell’esposizione agli inquinanti ambientali sulla salute femminile e sullo sviluppo fetale. Un tema che richiede ulteriori approfondimenti scientifici, senza confondere il rilevamento delle particelle con la dimostrazione di un danno alla salute. A riportare l’attenzione sulla questione è la Federazione Sigo, la Società italiana di ginecologia e ostetricia, che ha promosso a Roma la conferenza stampa “La salute della donna in un ambiente che cambia. Fertilità, gravidanza e prevenzione: i rischi delle microplastiche”. Nel corso dell’incontro è stato richiamato anche il progetto LIFE PERSUADED, coordinato dall’Istituto superiore di sanità e dedicato allo studio dell’esposizione a sostanze potenzialmente interferenti con il sistema endocrino. Nell’ambito del biomonitoraggio condotto su coppie madre-bambino, i metaboliti degli ftalati sono stati rilevati in tutti i partecipanti, mentre il bisfenolo A è stato individuato nel 77% dei casi. Si tratta di sostanze differenti dalle microplastiche, ma accomunate dall’attenzione della ricerca per i possibili effetti sull’organismo. Alcuni composti, infatti, possono interferire con il sistema endocrino, coinvolto nella regolazione di numerose funzioni biologiche, comprese quelle riproduttive.

Microplastiche e fertilità, cosa sappiamo

Il ritrovamento di particelle plastiche in campioni biologici collegati all’apparato riproduttivo rappresenta un elemento di interesse scientifico, ma non consente ancora di stabilire quali siano le conseguenze cliniche dell’esposizione. “Il ritrovamento di microplastiche in campioni legati all’apparato riproduttivo apre interrogativi importanti, ma non autorizza conclusioni affrettate”, ha spiegato Stefano Lello, consulente scientifico della Fondazione Policlinico Gemelli. La priorità, ha sottolineato, è comprendere se e in quali condizioni l’esposizione possa influire sulla qualità degli ovociti e sulla fertilità femminile. Per rispondere a queste domande sono necessari studi clinici affidabili, metodologie di analisi condivise e risultati confrontabili. La presenza di microplastiche nei tessuti o nei fluidi biologici, infatti, non dimostra automaticamente che queste particelle provochino infertilità o complicanze durante la gravidanza.

Interferenti endocrini, attenzione alle fasi più delicate della vita

Un altro aspetto riguarda il possibile ruolo delle sostanze ambientali sul sistema endocrino, una rete complessa che interagisce con il sistema nervoso e quello immunitario. “Il sistema endocrino è una rete di comunicazione delicata, in continuo dialogo con il sistema nervoso e immunitario”, ha ricordato Simonetta Marucci, endocrinologa dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Alcune sostanze presenti nell’ambiente possono interferire con questi meccanismi, con particolare attenzione alle fasi più sensibili dello sviluppo. La gravidanza e la maturazione riproduttiva sono ambiti nei quali la ricerca sta cercando di chiarire quali esposizioni possano avere rilevanza biologica e quali eventuali conseguenze siano effettivamente dimostrabili. Per questo, sottolinea la Federazione Sigo, è importante promuovere una ricerca indipendente, rafforzare la sorveglianza ambientale e migliorare l’informazione rivolta ai cittadini e ai professionisti sanitari.

Prevenzione, le scelte quotidiane per ridurre l’esposizione

Accanto alla ricerca, resta centrale la possibilità di limitare alcune esposizioni evitabili attraverso comportamenti quotidiani. Tra le indicazioni richiamate durante la conferenza stampa figurano la riduzione dell’utilizzo di imballaggi monouso, la preferenza per contenitori riutilizzabili quando appropriato e l’attenzione a non riscaldare gli alimenti in contenitori di plastica non idonei. “Possiamo ridurre le esposizioni evitabili con scelte concrete”, ha affermato Maria Grazia Petronio, epidemiologa e vicepresidente di Isde Italia. L’obiettivo, tuttavia, non è alimentare allarmismi o attribuire alle singole persone la responsabilità di un problema ambientale complesso. La prevenzione richiede anche interventi istituzionali, una migliore conoscenza delle fonti di esposizione e strumenti condivisi per valutare l’impatto degli inquinanti sulla salute. La presidente della Federazione Sigo, Elsa Viora, ha sottolineato l’importanza di portare il tema all’attenzione di cittadini, istituzioni e professionisti sanitari, distinguendo le conoscenze già acquisite dagli aspetti che necessitano ancora di conferme.La sfi da, dunque, è comprendere meglio il rapporto tra ambiente e salute riproduttiva, individuando eventuali rischi senza anticipare conclusioni che la ricerca non ha ancora dimostrato.

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