Advocacy e Associazioni 21 Ottobre 2026 11:46

DDL caregiver familiari, Anffas: “Riconoscimento importante, ma servono tutele concrete”

Per Anffas restano diversi nodi da sciogliere: dalla previdenza al contributo economico, fino alla necessità di garantire servizi omogenei su tutto il territorio nazionale

di Redazione
DDL caregiver familiari, Anffas: “Riconoscimento importante, ma servono tutele concrete”

Riconoscere il ruolo dei caregiver familiari è un passaggio importante, ma non basta. Perché il riconoscimento si traduca in un cambiamento concreto nella vita di chi ogni giorno assiste un familiare, servono tutele effettive, risorse adeguate e una rete di servizi in grado di rispondere ai bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie. È questo il messaggio lanciato da Anffas, che interviene sul disegno di legge “Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari”, approvato dalla Camera e attualmente all’esame del Senato. L’associazione riconosce il valore del provvedimento, ma sottolinea la necessità di rafforzarne alcuni contenuti. A preoccupare, in particolare, è l’assenza di una disciplina organica sulle tutele previdenziali, una lacuna che rischia di lasciare senza risposte le conseguenze del lavoro di cura sulle prospettive professionali ed economiche di chi assiste un familiare.

Previdenza e lavoro, il nodo ancora aperto

Tra le criticità evidenziate da Anffas, quella previdenziale è considerata una delle più rilevanti. Assistere una persona con necessità di sostegni intensivi può comportare, per il familiare, la rinuncia al lavoro, l’interruzione della carriera o l’impossibilità di intraprendere un percorso professionale. Il disegno di legge, secondo l’associazione, non affronta in modo organico queste conseguenze e non prevede una delega specifica per intervenire sulla materia. Rimane così aperta la questione di come tutelare chi dedica una parte significativa della propria vita all’assistenza, spesso a scapito della propria autonomia economica e delle prospettive pensionistiche. Per Anffas, è necessario prevedere, con adeguate coperture finanziarie, il riconoscimento della contribuzione figurativa e specifiche possibilità di pensionamento anticipato. L’obiettivo è evitare che il costo dell’assistenza familiare ricada interamente su chi presta cura, producendo svantaggi che possono prolungarsi anche dopo la fine dell’attività assistenziale.

Contributo economico, criteri da rivedere

Un altro punto riguarda il sostegno economico previsto dal provvedimento. Pur rappresentando una prima forma di aiuto, la misura si rivolge a una platea circoscritta, sulla base di requisiti stringenti relativi alla convivenza, al carico assistenziale, al reddito da lavoro e all’ISEE. Secondo Anffas, questi criteri dovrebbero essere rivisti per consentire a un numero maggiore di famiglie di accedere a un sostegno adeguato alle proprie necessità. L’associazione richiama inoltre un principio fondamentale: le nuove prestazioni non devono sostituire gli interventi già garantiti a livello regionale e locale, ma aggiungersi a essi. Il rischio, altrimenti, è che il riconoscimento formale del caregiver non corrisponda a un miglioramento effettivo delle condizioni di vita delle famiglie, soprattutto di quelle che affrontano situazioni assistenziali particolarmente complesse.

Progetto di Vita e servizi: la rete deve essere garantita

Tra gli aspetti valutati positivamente da Anffas figurano il collegamento con il Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato, l’attenzione al benessere psicofisico del caregiver, gli interventi di sollievo, la conciliazione tra lavoro e assistenza e le misure contro le discriminazioni. La sfida sarà trasformare questi principi in interventi accessibili e concretamente fruibili, evitando che la possibilità di ricevere sostegno dipenda dal territorio di residenza. In questa prospettiva, l’associazione richiama la necessità di definire livelli essenziali delle prestazioni, in modo da assicurare garanzie uniformi su tutto il territorio nazionale. Il riconoscimento del caregiver, infatti, non deve diventare uno strumento per trasferire sulle famiglie responsabilità che spettano al sistema pubblico. Il lavoro di cura svolto dai familiari deve inserirsi in una rete integrata di servizi e sostegni, senza determinare una riduzione degli interventi necessari alla persona con disabilità. Al centro devono rimanere i diritti, i desideri e le scelte della persona assistita, che deve poter partecipare alle decisioni che riguardano la propria vita. Autodeterminazione, inclusione sociale e partecipazione alla comunità sono elementi essenziali per contrastare ogni forma di segregazione e istituzionalizzazione.

L’esame al Senato occasione per rafforzare la legge

La discussione parlamentare rappresenta ora un’opportunità per intervenire sulle criticità ancora aperte. Anffas, che ha partecipato ai lavori del Tavolo tecnico interministeriale e al confronto parlamentare, annuncia che continuerà a contribuire all’iter del provvedimento affinché il riconoscimento del ruolo dei caregiver sia accompagnato da diritti e sostegni adeguati. La questione, infatti, non riguarda soltanto chi presta assistenza, ma l’intero sistema di welfare: sostenere i caregiver significa tutelarne la salute, il lavoro, le relazioni e il futuro, garantendo contemporaneamente alle persone con disabilità servizi adeguati e il pieno esercizio dei propri diritti. Il disegno di legge è attualmente all’esame del Parlamento. Le disposizioni contenute nel testo non sono ancora vigenti.

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