Advocacy e Associazioni 21 Ottobre 2026 09:29

Diabete, asma grave e BPCO, pronti i nuovi percorsi AGENAS. Ora la sfida passa alle Regioni

Definiti tre modelli nazionali per migliorare la gestione delle cronicità. Coinvolte nove Regioni e le associazioni dei pazienti. Decisiva sarà l'attuazione sui territori.

di CDRR
Diabete, asma grave e BPCO, pronti i nuovi percorsi AGENAS. Ora la sfida passa alle Regioni

Tre nuovi percorsi di riferimento per la cura del diabete, dell’asma grave e della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), con un obiettivo preciso: rendere l’assistenza ai pazienti cronici più uniforme, integrata e misurabile su tutto il territorio nazionale. AGENAS ha completato la definizione dei tre modelli di Percorso Preventivo Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PPDTA), elaborati con il coinvolgimento di nove Regioni, società scientifiche, esperti e associazioni dei pazienti. Un passaggio importante per la gestione delle malattie croniche, anche se la vera prova sarà la loro applicazione nei diversi sistemi sanitari regionali.

I documenti mettono insieme prevenzione, diagnosi, trattamento e monitoraggio della malattia, prevedendo anche il ricorso alla telemedicina e a strumenti innovativi per la gestione dell’assistenza. Non si tratta, dunque, soltanto di indicazioni cliniche, ma di modelli organizzativi pensati per accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura, superando la frammentazione degli interventi.

Nove Regioni coinvolte, dai clinici alle associazioni dei pazienti

I tre PPDTA sono stati sviluppati nell’ambito di un progetto di ricerca condotto da AGENAS in collaborazione con ALTEMS, con l’obiettivo di valutare gli approcci alla gestione della cronicità e l’impatto delle innovazioni tecnologiche e organizzative sugli esiti di salute.

Al lavoro hanno partecipato rappresentanti di Basilicata, Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Umbria e Veneto, insieme a professionisti sanitari, società scientifiche e associazioni dei pazienti. Un confronto che ha cercato di tenere insieme le esigenze cliniche, l’organizzazione dei servizi e i bisogni delle persone che convivono quotidianamente con queste patologie.

Il percorso di elaborazione ha previsto anche una consultazione pubblica, avviata il 9 febbraio 2026, per raccogliere osservazioni e contributi sui documenti. Alla base dei nuovi modelli c’è l’approccio della Value Based Healthcare, che punta a valutare l’assistenza non soltanto in termini di prestazioni erogate, ma anche in relazione ai risultati ottenuti per i pazienti e alle risorse impiegate.

Prevenzione, diagnosi e telemedicina nello stesso percorso

La novità principale è l’impostazione integrata dei tre modelli. La gestione della malattia non viene considerata come una successione di visite, esami e trattamenti separati, ma come un percorso che parte dalla prevenzione e prosegue con la diagnosi, la presa in carico e il monitoraggio nel tempo.

Un approccio particolarmente rilevante per patologie come il diabete e le malattie respiratorie croniche, che richiedono controlli regolari, continuità terapeutica e coordinamento tra i diversi professionisti sanitari.

Nei PPDTA trova spazio anche la telemedicina, insieme alle possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale, come strumenti di supporto all’organizzazione dell’assistenza e al monitoraggio dei pazienti. L’obiettivo è favorire una gestione più continuativa e vicina ai bisogni delle persone, in linea con il rafforzamento dell’assistenza territoriale previsto dal DM 77 e dagli interventi del PNRR.

Indicatori comuni: una leva per i diritti dei pazienti

C’è poi un aspetto che riguarda direttamente le associazioni dei pazienti. I nuovi modelli prevedono riferimenti metodologici condivisi e un sistema comune di indicatori per valutare i percorsi assistenziali e i loro risultati.

Un elemento tutt’altro che secondario. Disporre di criteri comuni significa, almeno potenzialmente, poter confrontare l’organizzazione dell’assistenza e gli esiti dei percorsi nei diversi territori, individuando eventuali differenze e margini di miglioramento.

Per il mondo dell’advocacy, questi strumenti possono diventare una base concreta per chiedere alle istituzioni sanitarie percorsi più omogenei, maggiore trasparenza e una verifica dei risultati raggiunti. Non soltanto, quindi, il riconoscimento formale di un diritto alle cure, ma anche la possibilità di valutarne l’effettiva attuazione.

Il coinvolgimento delle associazioni nella costruzione dei documenti rappresenta inoltre un segnale di attenzione verso il punto di vista dei pazienti. Una partecipazione che assume particolare rilievo nelle patologie croniche, dove la qualità dell’assistenza dipende anche dalla capacità dei servizi di rispondere a bisogni che cambiano nel tempo.

Il nodo dell’attuazione: modelli nazionali, sanità regionali

Resta però aperta la questione decisiva: cosa cambierà concretamente per i pazienti? I tre PPDTA costituiscono modelli nazionali di riferimento, ma non comportano automaticamente l’adozione degli stessi percorsi in tutte le Regioni. Spetterà ai sistemi sanitari regionali e alle aziende sanitarie tradurre le indicazioni nei rispettivi modelli organizzativi, adattandole alle caratteristiche dei territori senza perdere gli elementi comuni previsti dai documenti.

È su questo passaggio che si misurerà la portata dell’iniziativa. La disponibilità di modelli condivisi può contribuire a ridurre le differenze nell’assistenza, ma soltanto se sarà accompagnata da un’effettiva applicazione e da un monitoraggio dei risultati.

Per le associazioni dei pazienti si apre quindi una nuova fase di confronto con le istituzioni. Dopo la partecipazione alla definizione dei percorsi, l’attenzione potrà spostarsi sul loro recepimento regionale e sulla verifica della qualità dell’assistenza. Perché il punto, alla fine, non sarà soltanto avere tre nuovi documenti nazionali, ma capire se e quanto riusciranno a incidere sulla vita delle persone con diabete, asma grave e BPCO. E soprattutto se contribuiranno a rendere il luogo di residenza meno determinante nell’accesso a cure appropriate e continuative.

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