I vaccini sono un alleato contro l’antimicrobico-resistenza, una delle maggiori minacce per la salute pubblica globale. Ne parla Giovanni Gabutti in vista del congresso nazionale SItI
I vaccini non servono solo a prevenire le malattie infettive. Possono contribuire anche a contenere l’antimicrobico-resistenza, una delle principali minacce per la salute pubblica globale. È un ruolo su cui insiste l’Organizzazione mondiale della sanità e di cui si discuterà nel corso del 59esimo congresso della Società Italiana di Igiene (SItI) che si terrà da oggi al 24 ottobre a Genova. Ne abbiamo parlato con Giovanni Gabutti, membro del gruppo Vaccini e politiche vaccinali della SItI.
Stiamo acquisendo una sempre maggiore consapevolezza del ruolo che i vaccini hanno nella lotta all’antimicrobico resistenza, spiega l’esperto. “Quindi utilizzandoli al meglio (garantendo elevate coperture vaccinali) possiamo avere un impatto non solo sull’incidenza dei nuovi casi delle malattie che intendiamo prevenire, ma una riduzione delle nostre risorse in termini di utilizzo di antimicrobici”, spiega.
Per i vaccini contro i batteri il meccanismo è intuitivo: meno infezioni significa meno prescrizioni di antibiotici. “Meno intuitivo è il ruolo che possono avere i vaccini contro i virus: in questo caso riduciamo i casi di malattie per le quali spesso si fa un uso inappropriato di antibiotici”, osserva Gabutti.
Per diverse vaccinazioni le evidenze sono solide: pneumococco, influenza, varicella, virus respiratorio sinciziale, pertosse e SARS-CoV-2. Per altre, come Herpes zoster, meningococco B, meningococco ACWY e morbillo, ci sono indicazioni che vanno nella stessa direzione.
Per valorizzare il potenziale dei vaccini contro l’antimicrobico resistenza serve un approccio multidisciplinare. Con questo scopo è nato un gruppo di lavoro SItI che riunisce esperti di sanità pubblica e infettivologi.
“Abbiamo a disposizione molte e molto solide evidenze scientifiche”, conclude Gabutti. “Dobbiamo utilizzare al meglio l’arma vaccino che abbiamo a disposizione. Non solo per prevenire le malattie infettive, ma anche per usare meglio gli antimicrobici disponibili”.