Sanità 19 Ottobre 2026 17:26

Cartelle cliniche, un adulto su sei si sente giudicato: le parole possono minare la fiducia

Uno studio pubblicato su JAMA Network Open rileva che il 16,7% degli adulti statunitensi ha incontrato espressioni irrispettose o giudicanti nella documentazione sanitaria o durante l'assistenza

di Isabella Faggiano
Cartelle cliniche, un adulto su sei si sente giudicato: le parole possono minare la fiducia

Le parole scritte in una cartella clinica possono influenzare il modo in cui una persona viene considerata dai professionisti sanitari, incidere sul rapporto di fiducia e compromettere la continuità delle cure. A evidenziarlo è uno studio pubblicato il 13 ottobre su JAMA Network Open, che ha analizzato le esperienze di 500 adulti statunitensi rispetto all’utilizzo di un linguaggio irrispettoso o giudicante nella documentazione sanitaria e durante le visite. I risultati mostrano che circa un adulto su sei ha vissuto un’esperienza di questo tipo. Chi riferisce di averla sperimentata presenta inoltre una probabilità quasi sei volte maggiore di dichiarare una ridotta fiducia nella capacità dei professionisti sanitari di descrivere le persone in modo accurato e rispettoso.

Cartelle cliniche, il 16,7% riferisce un linguaggio irrispettoso

Tra i 500 partecipanti alla ricerca, 83 hanno riferito di aver incontrato espressioni irrispettose o giudicanti nella propria assistenza o in quella di una persona cara. In particolare, il 17,1% di chi utilizzava i portali sanitari aveva riscontrato questo linguaggio nelle cartelle cliniche proprie o di un familiare. Tra chi non utilizzava questi strumenti, il 15,6% aveva riferito esperienze analoghe durante le interazioni con i servizi sanitari. La ricerca si distingue dagli studi precedenti perché raccoglie direttamente le esperienze delle persone assistite, anziché limitarsi ad analizzare le parole utilizzate dai professionisti nella documentazione clinica.

Dalla fiducia alla continuità delle cure

Le conseguenze potenziali vanno oltre il disagio provocato da un’espressione offensiva. Il 73,3% degli intervistati ritiene che un linguaggio irrispettoso possa contribuire a peggiorare gli esiti di salute, anche attraverso errori diagnostici o prescrizioni farmacologiche inappropriate. Il 74,7% teme che le espressioni contenute nella documentazione possano influenzare le decisioni dei professionisti sanitari che prenderanno in carico la persona in futuro. Ancora più alta la percentuale di chi dichiara che sarebbe meno propenso a tornare dallo stesso medico: l’85,5%. Si tratta di conseguenze temute dai partecipanti, non di eventi clinici direttamente verificati dallo studio. I dati evidenziano, tuttavia, quanto il modo di comunicare possa incidere sulla percezione della qualità dell’assistenza e sulla disponibilità a proseguire un percorso di cura. Il legame con la fiducia emerge anche dai risultati complessivi: chi ha riferito un’esperienza di linguaggio irrispettoso o giudicante presenta una probabilità quasi sei volte maggiore di dichiarare una minore fiducia nella documentazione redatta dai professionisti sanitari.

Reddito basso e dolore cronico, chi è più esposto

La ricerca individua alcune caratteristiche associate a una maggiore frequenza di queste esperienze. Le persone con un reddito familiare annuo inferiore a 30.000 dollari hanno una probabilità circa 2,6 volte maggiore di riferire un linguaggio irrispettoso o giudicante rispetto a quelle con un reddito di almeno 70mila dollari. Il fenomeno è più frequente anche tra chi convive con il dolore cronico, che presenta una probabilità oltre tre volte maggiore di riferire esperienze di questo tipo rispetto a chi non ha questa diagnosi. I partecipanti più giovani segnalano più spesso queste situazioni. Non sono invece emerse differenze significative in relazione al genere, alla razza, all’etnia o al livello di istruzione. Gli autori sottolineano che il rapporto tra dolore cronico e linguaggio giudicante è ancora poco studiato e richiede ulteriori approfondimenti. Il modo in cui vengono descritti i sintomi e le condizioni di salute può essere importante nel rapporto tra professionisti e persone assistite, ma lo studio non permette di stabilire le ragioni di questa associazione.

Cartelle cliniche accessibili, la trasparenza non basta

Negli Stati Uniti, dal 2021, le disposizioni del 21st Century Cures Act hanno ampliato l’accesso alle note cliniche attraverso i portali sanitari. Una misura pensata per favorire la trasparenza e consentire alle persone di partecipare più consapevolmente alle decisioni sulla propria salute. La possibilità di leggere direttamente la documentazione, tuttavia, non sembra sufficiente a garantire un linguaggio rispettoso. Gli autori evidenziano che l’accessibilità delle informazioni deve essere accompagnata da un cambiamento delle pratiche professionali e da una maggiore attenzione al modo in cui le persone vengono descritte. Il problema non riguarda soltanto le parole considerate offensive, ma anche i giudizi impliciti che possono influenzare il modo in cui vengono interpretati i sintomi, i comportamenti e i bisogni assistenziali.

Intelligenza artificiale, attenzione ai pregiudizi

Un altro aspetto riguarda l’impiego dell’intelligenza artificiale nella redazione delle note cliniche. Questi strumenti possono semplificare il lavoro dei professionisti, ma non garantiscono automaticamente una comunicazione rispettosa. I sistemi di intelligenza artificiale vengono addestrati anche su documenti già esistenti e rischiano quindi di riprodurre i pregiudizi presenti nella documentazione sanitaria, anziché correggerli. Per questo, sottolineano i ricercatori, il loro utilizzo dovrebbe essere accompagnato da controlli periodici. La strada indicata dallo studio è promuovere una comunicazione centrata sulla persona, attraverso la formazione dei professionisti, regole chiare per la documentazione clinica e una maggiore attenzione alle segnalazioni di chi riceve assistenza. La qualità delle cure, in definitiva, non dipende soltanto dalle decisioni cliniche e dalle tecnologie disponibili, ma anche dalle parole utilizzate per ascoltare, descrivere e accompagnare le persone nel proprio percorso di salute.

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