One Health 19 Ottobre 2026 16:06

Bisfenoli e sviluppo del seno: uno studio rileva alterazioni molecolari nel tessuto umano

L'esposizione combinata a BPA, BPS e BPF ha modificato lo sviluppo di organoidi mammari a concentrazioni molto basse. I risultati non dimostrano un legame causale con il cancro, ma aprono nuove piste di ricerca.

di Arnaldo Iodice
Bisfenoli e sviluppo del seno: uno studio rileva alterazioni molecolari nel tessuto umano

L’esposizione a sostanze chimiche comuni, in particolare a miscele di bisfenoli, potrebbe alterare lo sviluppo del tessuto mammario umano e influenzare la predisposizione a patologie in età adulta. È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori della Tufts University School of Medicine e della Boston University, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas). Gli scienziati hanno utilizzato organoidi tridimensionali ottenuti da tessuto mammario da donne sane, osservando modificazioni molecolari associate all’esposizione a diverse sostanze chimiche. I risultati più rilevanti hanno riguardato la combinazione di tre bisfenoli comuni, BPA, BPS e BPF, che a concentrazioni molto basse ha alterato il normale sviluppo degli organoidi nella maggior parte delle donatrici. Il profilo molecolare osservato è risultato inoltre più rappresentato nei dati relativi al carcinoma lobulare invasivo. I risultati non dimostrano un rapporto causale con il cancro, ma indicano nuove direzioni per studiare il ruolo delle esposizioni ambientali.

Interferenti endocrini e fasi critiche dello sviluppo mammario

Le sostanze chimiche che interferiscono con il sistema endocrino possono alterare il funzionamento degli ormoni e rappresentano da tempo un possibile fattore di interesse nella ricerca sul rischio di cancro al seno. Tuttavia, le conoscenze sui loro effetti sul tessuto mammario derivano in larga parte da studi condotti su animali o cellule coltivate in laboratorio, modelli che non riproducono completamente la complessità dei tessuti umani.

La ghiandola mammaria presenta caratteristiche particolari perché continua a svilupparsi e a modificarsi anche dopo la nascita, soprattutto durante la pubertà e la gravidanza. Questi processi potrebbero rendere le cellule più sensibili agli stimoli ambientali in determinati periodi della vita. Secondo Charlotte Kuperwasser, autrice senior dello studio e professoressa alla Tufts University School of Medicine, è quindi importante comprendere se l’esposizione alle sostanze chimiche possa interferire con le fasi cruciali dello sviluppo mammario.

La combinazione di BPA, BPS e BPF produce le alterazioni più rilevanti

Il risultato principale ha riguardato tre bisfenoli: bisfenolo A (BPA), bisfenolo S (BPS) e bisfenolo F (BPF). Considerati singolarmente, i composti hanno prodotto relativamente poche alterazioni negli organoidi. La loro combinazione, invece, ha determinato modificazioni del normale sviluppo mammario nella maggior parte delle donatrici, anche a concentrazioni molto basse, paragonabili a quelle rilevate nel sangue e nelle urine delle persone. La scelta delle dosi e delle miscele rispondeva all’esigenza di avvicinare l’esperimento alle condizioni di esposizione reali. Nella vita quotidiana, infatti, le persone possono entrare in contatto contemporaneamente con numerose sostanze chimiche, rendendo necessario valutare anche gli effetti delle loro combinazioni, anziché limitarsi all’analisi dei singoli composti.

Il gruppo di ricerca ha successivamente confrontato le alterazioni molecolari osservate negli organoidi con i dati relativi ai tumori mammari umani. Il profilo associato all’esposizione alla miscela di bisfenoli risultava maggiormente rappresentato nei campioni di carcinoma lobulare invasivo, una forma di tumore che può non provocare la comparsa di un nodulo facilmente rilevabile e risultare più difficile da individuare con la mammografia.

L’associazione osservata non dimostra, tuttavia, che l’esposizione ai bisfenoli provochi questa forma tumorale. I ricercatori non hanno stabilito se le modificazioni rilevate persistano nell’organismo umano né se contribuiscano effettivamente alla comparsa della malattia. I dati costituiscono quindi un’indicazione da approfondire, non una prova di causalità. Saranno necessari ulteriori studi per verificare la rilevanza clinica delle alterazioni molecolari e comprendere se gli effetti osservati in laboratorio corrispondano a quelli che si verificano nei tessuti umani nel corso della vita.

Nuovi possibili biomarcatori per la prevenzione del cancro al seno

La ricerca propone una prospettiva ulteriore nello studio dei fattori ambientali che potrebbero influenzare il rischio oncologico. Tradizionalmente, l’attenzione si è concentrata sulle mutazioni ereditarie, sui fattori legati allo stile di vita e sulle esposizioni capaci di danneggiare direttamente il DNA. I risultati suggeriscono invece che alcune sostanze potrebbero modificare lo sviluppo dei tessuti normali, lasciando alterazioni molecolari potenzialmente rilevanti anche a distanza di molti anni.

Secondo Kuperwasser, se queste modificazioni si dimostrassero persistenti nell’organismo umano, potrebbero rappresentare una sorta di memoria biologica delle esposizioni ambientali passate. In prospettiva, tali segnali potrebbero essere studiati come biomarcatori per identificare eventuali profili di rischio e contribuire a strategie di screening più precoci o mirate. Si tratta, tuttavia, di possibilità ancora da verificare, che non consentono al momento di modificare le raccomandazioni per la prevenzione o la diagnosi del tumore mammario.

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