Advocacy e Associazioni 19 Ottobre 2026 11:03

Tumore al seno, 1.600 mammografie per le donne più fragili: 473 non l’avevano mai fatta

Presentati in Campidoglio i risultati del progetto SHIELD Women di ANDOS Nazionale ETS. In pochi mesi raggiunte oltre 10mila persone, coinvolte 93 associazioni e individuati 12 casi attraverso gli accertamenti

di Redazione
Tumore al seno, 1.600 mammografie per le donne più fragili: 473 non l’avevano mai fatta

La prevenzione oncologica non dipende soltanto dalla disponibilità degli screening, ma anche dalla possibilità concreta di raggiungerli. Difficoltà economiche, ostacoli linguistici, isolamento sociale e scarsa conoscenza dei servizi possono allontanare le donne dai percorsi di diagnosi precoce del tumore del seno, aumentando il rischio che la malattia venga individuata tardivamente. È su queste disuguaglianze che interviene SHIELD Women – Screening Help Initiative for Empowerment and Learning in Disadvantaged Women, il progetto promosso da ANDOS Nazionale ETS per facilitare l’accesso alla prevenzione mammografica delle donne in condizioni di vulnerabilità. I risultati sono stati presentati oggi a Roma, nella Sala della Protomoteca in Campidoglio, durante l’incontro “Prevenzione oncologica e fragilità sociale: il modello S.H.I.E.L.D. Women”. In pochi mesi l’iniziativa ha raggiunto oltre 10mila persone, inserito 2.798 donne nei percorsi di prevenzione e permesso di effettuare più di 1.600 mammografie. Per 473 donne si è trattato del primo esame, mentre 12 casi sono stati individuati grazie agli accertamenti effettuati. Numeri che evidenziano il ruolo delle reti territoriali nell’intercettare chi rischia di rimanere escluso dai programmi di screening.

Prevenzione mammografica, le barriere che allontanano le donne dagli screening

Non tutte le donne riescono a beneficiare delle opportunità di prevenzione disponibili. Anche quando i programmi di screening sono presenti sul territorio, alcune condizioni possono ostacolarne l’accesso: dai problemi economici e logistici alle difficoltà linguistiche, fino alla fragilità psicologica e alla mancata conoscenza dei servizi sanitari. SHIELD Women nasce proprio per raggiungere questa fascia di popolazione, costruendo un collegamento tra le donne e il Servizio sanitario nazionale. L’approccio adottato non si limita alla diffusione di informazioni, ma prevede un accompagnamento concreto verso i percorsi di prevenzione, attraverso il coinvolgimento di organizzazioni e realtà già presenti nelle comunità. Il progetto è stato realizzato attraverso undici comitati ANDOS distribuiti sul territorio nazionale, che hanno attivato una rete di 93 associazioni e soggetti locali. Tra i partner figurano organizzazioni culturali, case antiviolenza, parrocchie, farmacie, ambulatori popolari e organizzazioni sindacali. Una collaborazione che permette di raggiungere anche le donne che difficilmente entrerebbero in contatto con i tradizionali canali di informazione sanitaria. “I numeri raccolti dimostrano che non è sufficiente mettere a disposizione uno screening: dobbiamo fare in modo che tutte le donne possano realmente raggiungerlo – afferma Flori Degrassi, presidente di ANDOS Nazionale ETS –. Esiste una parte della popolazione femminile che rischia ancora di rimanere ai margini della prevenzione. Con SHIELD Women andiamo noi incontro a queste donne, nei luoghi che frequentano e attraverso reti di cui si fidano. Le 473 prime mammografie rappresentano forse il dato che meglio racconta il valore del progetto: sono donne che siamo riusciti ad avvicinare alla prevenzione e che difficilmente avremmo intercettato attraverso i canali tradizionali”.

Patient navigation, accompagnare le donne lungo il percorso di prevenzione

Uno degli elementi qualificanti dell’iniziativa è la patient navigation, un modello che prevede un supporto attivo per facilitare l’accesso ai servizi sanitari e accompagnare le persone nelle diverse fasi del percorso di prevenzione, diagnosi e cura. Nel progetto SHIELD Women, questo approccio si traduce nella formazione di volontarie e volontari ANDOS, chiamati a riconoscere i bisogni delle donne, fornire indicazioni corrette e aiutarle a orientarsi tra le opportunità offerte dal Servizio sanitario nazionale. Il percorso formativo è iniziato nel maggio 2025 con un corso nazionale di tre giornate. Successivamente, le attività si sono sviluppate a livello territoriale attraverso collaborazioni con enti pubblici, servizi sanitari e organizzazioni del Terzo settore. La formazione ha affrontato diversi aspetti: dal funzionamento del Programma nazionale di screening mammografico alle criticità che possono limitarne l’adesione, passando per i dati epidemiologici e le strategie per favorire la partecipazione. Spazio anche ai fattori sociali e psicologici che influenzano il rapporto con i servizi sanitari e alle competenze comunicative necessarie per instaurare una relazione efficace con le donne in condizioni di fragilità. L’obiettivo è superare un modello di prevenzione basato esclusivamente sulla disponibilità delle prestazioni, puntando su un accompagnamento che aiuti a trasformare le opportunità offerte dal sistema sanitario in un accesso effettivo agli esami.

Un modello da estendere per ridurre le disuguaglianze

Il progetto SHIELD è stato selezionato nel 2024 nell’ambito del Powering Breast Cancer Progress Grant, risultando l’unica realtà europea tra le sette premiate a livello mondiale. L’esperienza si fonda sulla prossimità: gli incontri informativi e le iniziative di sensibilizzazione vengono organizzati nei luoghi frequentati dalle comunità, valorizzando il rapporto di fiducia con le associazioni e le realtà locali. La sfida, ora, è consolidare il modello e renderlo replicabile, rafforzando la collaborazione tra organizzazioni del volontariato, istituzioni e servizi sanitari. L’obiettivo è fare in modo che la condizione economica, sociale o culturale non rappresenti un ostacolo alla tutela della salute. “Il progetto si basa soprattutto sulla prossimità: incontri informativi e iniziative di sensibilizzazione vengono realizzati nei luoghi frequentati dalle comunità, grazie alla collaborazione con associazioni culturali e sociali, organizzazioni del volontariato, enti religiosi e servizi territoriali. L’obiettivo è raggiungere anche chi difficilmente accede ai tradizionali canali di informazione e prevenzione. Vogliamo trasformare questa esperienza in un modello sempre più strutturato e replicabile – conclude Degrassi –. La diagnosi precoce può ridurre l’invasività dei trattamenti e aumentare la possibilità di guarigione, ma perché questo accada dobbiamo ridurre le disuguaglianze che ancora condizionano l’accesso alla prevenzione. Il nostro obiettivo è rafforzare la collaborazione tra associazioni, Istituzioni e servizi sanitari, affinché la condizione sociale, economica o culturale non sia determinante nella possibilità di tutelare la propria salute. La prevenzione deve essere realmente accessibile a tutte”.

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