One Health 14 Ottobre 2026 16:00

Litio nell’acqua potabile, uno studio rileva un’associazione con una rara patologia cardiaca

La ricerca dell'Università della California a San Francisco collega livelli ambientali più elevati di litio a maggiori probabilità di diagnosi di sindrome di Wolff-Parkinson-White nei bambini.

di Arnaldo Iodice
Litio nell’acqua potabile, uno studio rileva un’associazione con una rara patologia cardiaca

I bambini che vivono in aree con concentrazioni più elevate di litio nell’acqua potabile hanno maggiori probabilità di ricevere una diagnosi di sindrome di Wolff-Parkinson-White (WPW), una rara patologia cardiaca che può provocare tachicardia. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell’Università della California a San Francisco (UCSF), pubblicato online sul Journal of Clinical Investigation.

L’analisi ha utilizzato dati sanitari e ambientali relativi a oltre 2,3 milioni di bambini in California, con una successiva verifica dei risultati su quasi 2 milioni di bambini a New York. In California, i residenti nelle contee appartenenti al quartile più alto per concentrazione di litio presentavano una probabilità di diagnosi di WPW superiore del 71% rispetto ai bambini che vivevano in aree con livelli inferiori.

L’associazione è stata osservata anche nella popolazione di New York. Gli autori precisano, tuttavia, che lo studio non dimostra un rapporto di causa-effetto e che saranno necessarie ulteriori ricerche per chiarire l’eventuale ruolo del litio nello sviluppo della patologia.

Un possibile indizio sulle cause della sindrome di Wolff-Parkinson-White

La sindrome di Wolff-Parkinson-White è caratterizzata dalla presenza di una via accessoria, cioè una connessione elettrica anomala tra le camere cardiache, costituita da tessuto muscolare aggiuntivo. Questa struttura può interferire con la normale conduzione degli impulsi elettrici e favorire episodi di tachicardia sopraventricolare, un’accelerazione del battito che può manifestarsi con palpitazioni e altri sintomi. La sindrome è inoltre associata a un lieve aumento del rischio di morte cardiaca improvvisa. Le vie accessorie si formano durante lo sviluppo fetale, ma le cause della loro comparsa non sono ancora completamente chiarite. Poiché la maggior parte delle persone interessate non presenta una storia familiare della condizione, gli autori hanno ipotizzato che possano contribuire anche fattori ambientali durante la gravidanza.

Un elemento che ha orientato la ricerca riguarda l’esposizione al litio a dosi terapeutiche durante la gestazione, già associata a un aumento del rischio di alcuni difetti cardiaci congeniti, tra cui l’anomalia di Ebstein, una rara malformazione che può accompagnarsi alla presenza di vie accessorie. Da questa osservazione è nata l’ipotesi che anche concentrazioni ambientali di litio, come quelle presenti nell’acqua potabile, possano essere associate ad alterazioni dello sviluppo cardiaco.

Le vie accessorie rappresentano una delle cause più comuni di tachicardia sopraventricolare, ma possono essere trattate mediante ablazione transcatetere, una procedura minimamente invasiva che elimina il tessuto responsabile della conduzione elettrica anomala. Comprendere perché queste connessioni si sviluppino potrebbe quindi contribuire a chiarire l’origine di una condizione già trattabile dal punto di vista clinico.

L’associazione osservata anche per tachicardia, palpitazioni e svenimenti

Per valutare il possibile legame tra esposizione ambientale al litio e patologie cardiache, i ricercatori hanno confrontato i dati sanitari dei bambini con le informazioni sulle concentrazioni della sostanza nelle aree di residenza. In California, oltre alla sindrome di Wolff-Parkinson-White, livelli più elevati di litio sono risultati associati anche a tachicardia sopraventricolare, palpitazioni e svenimenti. Il risultato principale è stato quindi verificato in una seconda popolazione, composta da quasi 2 milioni di bambini residenti nello Stato di New York. Anche in questo caso, i bambini che vivevano in aree con concentrazioni superiori a 10 parti per miliardo presentavano maggiori probabilità di una diagnosi di WPW.

La conferma dell’associazione in due popolazioni distinte rafforza l’interesse per il possibile ruolo dei fattori ambientali, ma non consente di attribuire direttamente al litio l’origine della patologia. Lo studio presenta infatti alcuni limiti importanti: i ricercatori non disponevano di misurazioni individuali dell’esposizione e non conoscevano le quantità di litio effettivamente assunte dai bambini o dalle loro madri durante la gravidanza. La concentrazione rilevata nell’area di residenza è stata utilizzata come indicatore indiretto dell’esposizione, senza poter ricostruire con precisione le differenze individuali.

Non è inoltre possibile escludere il contributo di altri fattori ambientali o genetici. Gli autori sottolineano pertanto che i risultati identificano un’associazione epidemiologica da approfondire, non una prova che il litio presente nell’acqua provochi la sindrome. Per chiarire il possibile meccanismo biologico saranno necessari studi capaci di misurare l’esposizione con maggiore precisione e di individuare le fasi dello sviluppo fetale eventualmente più sensibili.

Monitoraggio ambientale e necessità di ulteriori studi

Il litio è presente naturalmente nelle acque sotterranee e le sue concentrazioni possono variare notevolmente da una zona all’altra. Gli autori precisano che i risultati non devono essere interpretati come un motivo di allarme generalizzato sulla sicurezza dell’acqua potabile, comprese le situazioni che riguardano le donne in gravidanza. La sindrome di Wolff-Parkinson-White rimane rara: nello studio californiano, le diagnosi documentate erano 686 su oltre 2,3 milioni di bambini esaminati. La ricerca evidenzia piuttosto l’importanza di integrare i dati ambientali con quelli sanitari per individuare eventuali associazioni tra esposizioni quotidiane e condizioni mediche.

I prossimi studi dovranno coinvolgere altre popolazioni e misurare direttamente, per quanto possibile, l’esposizione al litio durante la gravidanza. Sarà inoltre necessario stabilire se la sostanza contribuisca effettivamente allo sviluppo delle vie accessorie, in quale misura e durante quale fase della gestazione.

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