Uno studio teorico delle Università di Padova e Aarhus, pubblicato su Trends in Cognitive Sciences, approfondisce il legame tra sensazioni corporee ed emozioni e propone un nuovo modello per comprendere la vulnerabilità psicologica
Il cuore che batte forte, il respiro corto e lo stomaco chiuso possono essere reazioni normali all’emozione o allo stress, ma anche sensazioni capaci di suscitare paura. A fare la differenza non è soltanto la capacità di percepire i segnali del corpo, ma anche il significato che attribuiamo loro. È questo il tema del contributo teorico Beyond accuracy: interoceptive self-appraisal and the meaning of bodily signals, pubblicato il 22 settembre 2026 sulla rivista Trends in Cognitive Sciences. Il lavoro coinvolge Fiorella Del Popolo Cristaldi e Gioia Bottesi, del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, insieme a ricercatori dell’Università di Aarhus, in Danimarca. Non si tratta di uno studio sperimentale condotto su un campione di pazienti, ma di una proposta teorica che mira a integrare la ricerca sull’interocezione, cioè la percezione dei segnali provenienti dall’interno del corpo, con l’analisi del modo in cui vengono interpretati e valutati.
Quando il cuore accelera, il respiro cambia o avvertiamo una tensione allo stomaco, il nostro organismo ci sta fornendo informazioni sul proprio stato. Tuttavia, la percezione di una sensazione fisica non determina automaticamente la reazione emotiva. Un battito accelerato può essere associato all’entusiasmo prima di una gara, alla tensione durante un colloquio di lavoro o alla paura di stare male.
Per comprendere queste differenze, è necessario distinguere tra la capacità di rilevare un segnale corporeo e il significato che gli attribuiamo. Percepire con precisione il battito cardiaco, per esempio, non significa necessariamente interpretarlo correttamente nel contesto in cui si manifesta, né essere più o meno capaci di gestire le emozioni che suscita. La ricerca sull’interocezione si è concentrata a lungo sull’accuratezza con cui le persone riconoscono determinate sensazioni, spesso attraverso test in laboratorio e misurazioni di singoli segnali, come la frequenza cardiaca. Secondo gli autori, però, questa prospettiva non basta a spiegare come le sensazioni corporee contribuiscano all’esperienza emotiva nella vita quotidiana.
Per ampliare questa prospettiva, gli autori propongono il modello dell’Interoceptive Self-Appraisal (ISA), che mette al centro il processo attraverso cui una persona attribuisce significato ai segnali provenienti dal proprio organismo e li valuta in relazione alla situazione che sta vivendo.
Il punto di partenza è una domanda diversa da quella tradizionale: non soltanto quanto accuratamente percepiamo ciò che accade nel corpo, ma anche che cosa pensiamo significhi quella sensazione. La valutazione può riguardare, anche implicitamente, il grado di minaccia percepito e la capacità di affrontare ciò che sta accadendo.
Un aumento della frequenza cardiaca, per esempio, può essere interpretato come una normale risposta all’attivazione fisica oppure come il segnale di un imminente pericolo. Nel secondo caso, la sensazione può alimentare la paura e accrescere il disagio, rendendo più difficile distinguere una reazione fisiologica comune da una situazione vissuta come minacciosa. Il modello invita quindi a considerare insieme la percezione corporea, il contesto e l’interpretazione personale, senza ridurre l’esperienza emotiva alla sola capacità di riconoscere i segnali fisici.
Le sensazioni interne non si manifestano nel vuoto, ma durante attività, relazioni ed esperienze che possono essere piacevoli, impegnative o fonte di stress. Per questo, secondo gli autori, è importante studiare l’interocezione anche nelle situazioni dinamiche della vita quotidiana, anziché concentrarsi esclusivamente su condizioni di riposo e su singoli parametri fisiologici.
Lo stesso segnale può assumere significati differenti a seconda delle circostanze e delle aspettative della persona. Il cuore che batte più velocemente prima di una competizione può essere letto come una preparazione allo sforzo; in una situazione percepita come pericolosa, la stessa sensazione può invece essere associata alla perdita di controllo. Anche il respiro e le sensazioni provenienti dallo stomaco contribuiscono a questa esperienza. Considerare più segnali corporei e il loro contesto potrebbe aiutare a comprendere meglio perché alcune persone vivono determinate sensazioni con relativa tranquillità, mentre altre le interpretano come motivo di allarme.
Il modo in cui si attribuisce significato alle sensazioni corporee può essere particolarmente rilevante durante l’adolescenza, una fase caratterizzata da rapidi cambiamenti fisici e da nuove esperienze sociali ed emotive. Le trasformazioni legate alla pubertà si intrecciano con richieste relazionali e situazioni che possono generare incertezza o forte coinvolgimento emotivo.
In questo periodo, interpretare sensazioni ambigue come segnali di minaccia potrebbe favorire risposte più rigide e associarsi a una maggiore sofferenza psicologica. Al contrario, sviluppare la capacità di considerare spiegazioni differenti per ciò che si avverte potrebbe aiutare a gestire meglio le variazioni dello stato emotivo. Si tratta di una prospettiva teorica, non della dimostrazione che una particolare interpretazione dei segnali corporei provochi necessariamente un disturbo. Il modello offre piuttosto una cornice per approfondire i meccanismi che possono contribuire alla vulnerabilità psicologica e per individuare possibili ambiti di ricerca e prevenzione.
Una delle prospettive indicate riguarda l’utilizzo di sensori indossabili e applicazioni per smartphone per osservare le variazioni fisiologiche durante la vita quotidiana. I dispositivi potrebbero rilevare momenti di maggiore attivazione corporea, mentre brevi domande potrebbero aiutare a ricostruire come la persona interpreta quelle sensazioni nel contesto in cui si verificano.
Incrociare queste informazioni potrebbe consentire di studiare più da vicino le interpretazioni ricorrenti, come l’associazione automatica tra un battito accelerato e l’idea di essere in pericolo. Un obiettivo futuro potrebbe essere comprendere se e in quali condizioni aiutare le persone a considerare spiegazioni alternative possa favorire una gestione più flessibile delle sensazioni corporee.
Il contributo non presenta un intervento preventivo già validato, ma propone un modello che potrà essere approfondito attraverso ulteriori ricerche. La sua rilevanza consiste nel richiamare l’attenzione su un aspetto spesso trascurato: per comprendere il rapporto tra corpo ed emozioni non basta sapere che cosa sentiamo, ma occorre anche studiare come interpretiamo ciò che sentiamo.
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