Salute 14 Ottobre 2026 12:00

Lettura e gioco, così cambia l’attività cerebrale dei bambini piccoli

Pubblicata su Brain and Language, una ricerca della Northwestern University mostra che le interazioni con i genitori si associano a una minore attività alfa e a una maggiore attività theta rispetto alla visione di un film.

di Arnaldo Iodice
Lettura e gioco, così cambia l’attività cerebrale dei bambini piccoli

Leggere un libro, risolvere un puzzle o giocare insieme ai genitori stimola il cervello dei bambini piccoli in modo diverso rispetto alla visione di un film. È quanto emerge da uno studio della Northwestern University, pubblicato in un numero speciale della rivista Brain and Language, che ha analizzato l’attività cerebrale durante le interazioni spontanee tra bambini e persone che si prendono cura di loro. Per la prima volta, secondo gli autori, è stato possibile utilizzare l’elettroencefalografia (EEG) per osservare le risposte cerebrali dei bambini durante attività condivise in condizioni vicine alla vita quotidiana. La ricerca ha coinvolto 49 bambini tra i 24 e i 44 mesi, con differenti capacità linguistiche e con o senza una diagnosi di autismo. I risultati mostrano che i momenti di gioco e lettura interattiva sono associati a schemi di attività cerebrale collegati all’attenzione, all’apprendimento e all’elaborazione sociale più marcati rispetto alla visione di un film insieme al genitore.

Un metodo per studiare il cervello nelle interazioni quotidiane

La maggior parte degli studi neuroscientifici sullo sviluppo infantile viene condotta in laboratorio, attraverso compiti strutturati, immagini statiche o stimoli sonori. Queste condizioni permettono di controllare le variabili sperimentali, ma non riproducono pienamente la complessità delle interazioni quotidiane. Per studiare più da vicino il funzionamento del cervello durante le esperienze condivise, i ricercatori hanno sviluppato un approccio denominato “paradigma EEG sociale”, che consente di registrare l’attività cerebrale durante le interazioni naturali tra bambini e genitori.

I 49 partecipanti, accompagnati dai propri caregiver, hanno indossato cuffie in tessuto elastico dotate di elettrodi per registrare l’attività elettrica cerebrale dal cuoio capelluto. Durante le sessioni, bambini e adulti hanno svolto attività familiari, tra cui la lettura di libri interattivi e la risoluzione di puzzle. L’attività cerebrale è stata registrata anche durante la visione condivisa di film. Le registrazioni sono state successivamente analizzate fotogramma per fotogramma, per distinguere i momenti di interazione sociale tra genitore e figlio da quelli in cui l’attenzione del bambino era rivolta al contenuto audiovisivo.

L’obiettivo era verificare se differenti esperienze quotidiane fossero associate a specifici schemi di attività cerebrale. Il metodo consente così di studiare le risposte del cervello in situazioni più vicine alle esperienze reali dei bambini, superando alcuni dei limiti degli esperimenti condotti esclusivamente in ambienti altamente controllati.

Onde alfa e theta, differenze nell’attività cerebrale durante il gioco

L’analisi si è concentrata su due tipi di onde cerebrali ampiamente studiati nelle neuroscienze: le onde alfa e le onde theta. Le prime, quando presentano una minore attività, sono spesso associate a uno stato di maggiore attenzione e vigilanza. Le seconde, quando mostrano un’attività più elevata, sono associate anche all’elaborazione delle informazioni sociali e all’attenzione rivolta agli altri.

Durante i momenti di interazione con il genitore, i bambini hanno mostrato una minore attività alfa e una maggiore attività theta rispetto a quanto osservato durante la visione di un film. Secondo gli autori, questi risultati indicano che il gioco e la lettura condivisi si accompagnano a configurazioni dell’attività cerebrale compatibili con un maggiore coinvolgimento attentivo e sociale. Anche quando i bambini apparivano concentrati sul film, infatti, le interazioni dirette con il caregiver erano associate a schemi cerebrali differenti.

Gli autori sottolineano che le interazioni tra adulti e bambini rappresentano un contesto importante per lo sviluppo, perché combinano stimoli cognitivi, linguistici e sociali. La lettura interattiva e il gioco richiedono al bambino di seguire ciò che accade, rispondere alle iniziative dell’adulto e condividere l’attenzione su oggetti o attività. La ricerca non dimostra che la visione di film sia priva di valore, né misura direttamente gli effetti a lungo termine delle diverse esperienze sullo sviluppo. Evidenzia, piuttosto, che le attività condivise e interattive sono associate a risposte cerebrali differenti rispetto alla fruizione audiovisiva, offrendo nuove informazioni sui processi coinvolti nell’apprendimento durante la prima infanzia.

Schemi simili nei bambini con autismo e ritardo del linguaggio

Un risultato rilevante riguarda la presenza di schemi di attività cerebrale simili nei bambini con differenti profili di sviluppo. Nel campione esaminato, i bambini autistici e quelli con ritardo del linguaggio hanno mostrato numerosi momenti di interazione sociale con il genitore. Queste interazioni erano meno frequenti rispetto a quelle osservate nei bambini con sviluppo tipico, ma durante tali momenti l’attività cerebrale presentava caratteristiche analoghe a quelle dei coetanei. Il dato suggerisce che, anche in presenza di differenze nelle capacità linguistiche o nello sviluppo, le interazioni con chi si prende cura del bambino possono essere accompagnate da un coinvolgimento cerebrale significativo. Non implica, tuttavia, che i diversi gruppi abbiano lo stesso sviluppo complessivo o che le loro esigenze siano sovrapponibili.

La ricerca proseguirà analizzando anche le registrazioni EEG raccolte negli adulti durante le attività condivise. Gli autori intendono verificare se l’attività cerebrale di genitori e figli si sincronizzi durante l’interazione e se questa eventuale sincronia sia associata allo sviluppo del linguaggio e della salute mentale. Un ulteriore obiettivo è capire se tali indicatori possano contribuire a individuare i bambini che potrebbero beneficiare di un supporto o di un intervento precoce. Queste analisi dovranno chiarire il significato clinico delle osservazioni e la loro possibile applicazione nella valutazione dello sviluppo infantile.

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