Salute 14 Ottobre 2026 10:55

Alcol, scoperto il ruolo delle microglia nei danni al cervello

La ricerca della Cleveland Clinic mostra come l'esposizione eccessiva all'alcol attivi le cellule immunitarie cerebrali, che degradano la struttura di supporto dei neuroni. Identificata nella proteina MyD88 una possibile via terapeutica.

di Arnaldo Iodice
Alcol, scoperto il ruolo delle microglia nei danni al cervello

L’abuso di alcol può danneggiare il cervello anche attraverso l’attivazione delle cellule immunitarie, che contribuiscono alla distruzione della struttura di supporto dei neuroni. È quanto emerge da uno studio condotto da un gruppo di ricercatori della Cleveland Clinic, negli Stati Uniti, e pubblicato sulla rivista Immunity. La ricerca ha individuato nelle microglia, le cellule immunitarie residenti nel sistema nervoso centrale, un possibile meccanismo alla base delle disfunzioni cerebrali associate al consumo eccessivo di alcol, identificando anche un potenziale bersaglio per futuri trattamenti. Gli esperimenti hanno mostrato che queste cellule possono degradare la matrice extracellulare (ECM), l’impalcatura che circonda i neuroni e contribuisce a mantenerli organizzati e funzionalmente connessi. La sua alterazione compromette la comunicazione neuronale e può influire su movimento, capacità cognitive e stato di vigilanza. Secondo gli autori, i risultati forniscono nuove indicazioni sui processi attraverso cui l’alcol provoca danni cerebrali e aprono una prospettiva per sviluppare strategie volte a prevenirli o limitarli.

Le microglia modificano la matrice extracellulare già dopo un’ora

Le microglia svolgono normalmente una funzione di sorveglianza e protezione del cervello. Attraverso prolungamenti ramificati, monitorano continuamente il tessuto nervoso, individuano eventuali anomalie e rimuovono detriti cellulari. Partecipano inoltre alla regolazione delle connessioni tra neuroni, eliminando quelle che non sono più necessarie durante lo sviluppo cerebrale. Per osservare come queste cellule reagiscono all’alcol, i ricercatori hanno utilizzato tecniche avanzate di imaging, seguendo le stesse microglia prima e dopo ripetute esposizioni alla sostanza. I risultati hanno evidenziato cambiamenti già entro un’ora da un’esposizione eccessiva: i prolungamenti cellulari si ritraevano, riducendo l’area di tessuto sottoposta a sorveglianza. Parallelamente, le microglia iniziavano a rimuovere la matrice extracellulare, ancora prima della comparsa della sedazione.

La perdita di questa struttura di supporto si associava a una riduzione dell’attività neuronale, contribuendo alla sonnolenza, alla compromissione della coordinazione e, nei casi più gravi, alla perdita di coscienza tipiche dell’intossicazione alcolica. Gli esperimenti hanno inoltre mostrato conseguenze differenti in funzione dell’esposizione: un singolo episodio di consumo eccessivo provocava danni alla matrice extracellulare e perdita di connessioni neuronali, mentre l’esposizione ripetuta determinava anche una perdita di neuroni nella corteccia frontale, coinvolta nel controllo degli impulsi e nei processi decisionali.

Eliminare MyD88 dalle microglia protegge il tessuto cerebrale

Per verificare se l’attivazione delle microglia avesse un ruolo diretto nei danni provocati dall’alcol, gli autori hanno studiato il coinvolgimento della proteina MyD88, che partecipa alle vie di segnalazione attraverso cui le cellule immunitarie rispondono a lesioni tissutali e ad altri segnali di pericolo. L’alcol può attivare questi meccanismi, innescando una risposta che coinvolge le microglia e altera l’ambiente in cui operano i neuroni. Gli esperimenti hanno dimostrato che l’eliminazione preventiva della MyD88 dalle cellule microgliali bloccava la risposta all’alcol e proteggeva la matrice extracellulare e i neuroni dai danni osservati negli animali sottoposti all’esposizione. L’intervento riduceva inoltre la sedazione e i disturbi associati, anche quando i livelli di alcol nel sangue rimanevano altrettanto elevati.

Il risultato suggerisce che gli effetti dell’alcol sul cervello non dipendono soltanto dalla sua azione diretta sui recettori neuronali, ma anche da processi immunitari capaci di contribuire attivamente al danno. Gli autori sottolineano che l’osservazione delle microglia in tempo reale ha permesso di distinguere una risposta puramente reattiva da un meccanismo coinvolto nell’innesco delle alterazioni cerebrali. Se queste cellule partecipano direttamente alla progressione del danno, intervenire sulle loro vie di attivazione potrebbe rappresentare una strategia terapeutica.

A sostegno della rilevanza dei risultati per la patologia umana, il gruppo ha esaminato anche campioni di corteccia frontale provenienti da persone con disturbo da uso di alcol, messi a disposizione dall’Istituto di Patologia e Medicina di Laboratorio della Cleveland Clinic. Nei tessuti è stata identificata un’alterazione della matrice extracellulare coerente con quella osservata negli esperimenti. Si tratta di un riscontro diretto nel cervello umano che rafforza l’interesse per il meccanismo individuato, pur non dimostrando ancora l’efficacia di un trattamento.

Possibili applicazioni anche ad altre sostanze e malattie neurologiche

Le implicazioni della ricerca potrebbero andare oltre i danni associati all’alcol. Gli autori ipotizzano che anche altre sostanze d’abuso possano attivare lo stesso percorso neuroimmunitario, rendendo le microglia e la matrice extracellulare possibili obiettivi di interventi rivolti a limitare il deterioramento del tessuto nervoso. Il gruppo di ricerca sta quindi approfondendo le modalità con cui modulare l’attività delle cellule microgliali o proteggere la struttura di supporto dei neuroni.

L’obiettivo è verificare se sia possibile prevenire o ridurre i danni cerebrali correlati all’abuso di sostanze e se il medesimo approccio possa trovare applicazione in altre patologie neurologiche. La proteina MyD88 rappresenta, in questo contesto, un possibile punto di intervento, ma la sua identificazione non equivale alla disponibilità di una terapia. Gli esperimenti descritti riguardano infatti la manipolazione del gene nelle cellule microgliali prima dell’esposizione all’alcol: restano da chiarire la sicurezza e l’efficacia di eventuali strategie farmacologiche, nonché la possibilità di intervenire quando il danno è già presente.

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