In Italia si stimano 53.686 nuovi casi di carcinoma mammario. AICPE richiama l’importanza della prevenzione, degli esami diagnostici in base all’età e dei controlli periodici anche per le donne con protesi mammarie.
In occasione dell’Ottobre Rosa, il mese internazionale dedicato alla prevenzione e alla sensibilizzazione sul tumore della mammella, l’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (AICPE) rinnova il proprio impegno a favore della salute delle donne, richiamando l’attenzione sull’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. Secondo gli ultimi dati ufficiali dei Registri Tumori Italiani, il carcinoma della mammella è la neoplasia più frequentemente diagnosticata nella popolazione femminile in Italia, con circa 53.686 nuovi casi stimati. Tra i principali fattori di rischio figurano l’età, i fattori ormonali, l’aderenza a corretti stili di vita, la familiarità e l’ereditarietà, oltre a precedenti displasie o radioterapie toraciche.
La ricerca e la prevenzione offrono tuttavia prospettive favorevoli: quando il tumore viene trattato precocemente, la sopravvivenza a 10 anni dalla diagnosi supera oggi il 90%. Sul fronte degli screening, i dati più recenti dell’Osservatorio Nazionale Screening indicano un progressivo miglioramento della copertura, con un’adesione corretta pari al 58,4%. Un risultato che, secondo AICPE, non deve tradursi in un abbassamento dell’attenzione verso i controlli periodici.
Un aspetto su cui l’associazione richiama l’attenzione riguarda le donne che si sono sottoposte a interventi di chirurgia plastica estetica o ricostruttiva della mammella. La presenza di protesi mammarie, sottolinea AICPE, non riduce la capacità della normale diagnostica per immagini di individuare eventuali neoformazioni. Le donne con protesi devono quindi continuare a sottoporsi ai controlli di routine, seguendo gli stessi protocolli e le medesime tempistiche previsti per chi non ha effettuato interventi, attraverso esami come l’ecografia e la mammografia digitale.
“La prevenzione è fondamentale per tutti i tumori, ma per l’elevata incidenza del carcinoma mammario nella donna, la lotta contro il cancro della mammella è un obiettivo importantissimo per la sanità pubblica e per ognuno di noi, anche noi uomini, perché tutti abbiamo a cuore una donna”, dichiara il Dott. Egidio Riggio, Vicepresidente AICPE e chirurgo plastico presso la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. L’autopalpazione, spiega, è utile per imparare a conoscere il proprio corpo e riconoscere eventuali alterazioni, ma non è sufficiente a garantire una diagnosi precoce.
“L’autopalpazione è senz’altro utile affinché ogni donna impari a conoscere il proprio corpo e a riconoscere eventuali alterazioni, ma non può bastare. In primo luogo perché la maggior parte dei noduli palpabili si rivela benigna; in secondo luogo perché, in caso di un tumore maligno, al momento della palpazione potrebbe trovarsi già in uno stadio avanzato. Cosa vuol dire allora prevenire e qual è il vero messaggio della campagna Ottobre Rosa? È quello di sensibilizzare ogni donna a effettuare un esame diagnostico annuale accompagnato da una visita senologica specialistica e il consiglio è identico per le donne che abbiano effettuato interventi di mastoplastica”, conclude Riggio.
Sulla base delle raccomandazioni scientifiche del Ministero della Salute, dell’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e della Fondazione Umberto Veronesi, il percorso di prevenzione senologica prevede controlli differenziati in base all’età e alla presenza di eventuali fattori di rischio.
Tra i 20 e i 30 anni è consigliata l’autopalpazione mensile, per acquisire familiarità con il proprio corpo e individuare eventuali cambiamenti strutturali. In assenza di familiarità o sintomi, gli esami strumentali non sono previsti di routine. Tra i 30 e i 40 anni, all’autopalpazione si raccomanda di affiancare una visita senologica annuale integrata da un’ecografia mammaria. L’ecografia è indicata come esame d’elezione per le donne sotto i 40 anni, fascia in cui il tessuto mammario è generalmente più denso e quindi meno facilmente interpretabile attraverso la radiografia, mentre l’incidenza del tumore è inferiore.
Dai 40 anni in poi è raccomandata la mammografia a intervalli regolari, annuali o biennali, che rappresenta il pilastro dello screening mammografico. L’esame può essere integrato con un’ecografia mammaria in presenza di seni densi e con una visita senologica. Tra i 50 e i 69-74 anni, fase indicata come quella a massimo rischio, è fondamentale aderire ai programmi di screening mammografico gratuito offerti dal Servizio sanitario nazionale, generalmente con cadenza biennale.
In presenza di un’elevata familiarità o di mutazioni genetiche, come quelle dei geni BRCA1 e BRCA2, il protocollo di prevenzione deve invece essere personalizzato. I controlli possono essere avviati già a partire dai 25 anni oppure, in alternativa, dieci anni prima rispetto all’età in cui è insorto il tumore nel parente più giovane.
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