Lavoro e Professioni 13 Ottobre 2026 09:00

Intelligenza artificiale e psicologia, Gulino (CNOP): “Il rischio è delegarle anche il dubbio”

In occasione della Giornata nazionale della psicologia, appena trascorsa, la presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi richiama l'attenzione sui limiti dell'AI nella relazione di cura

di Redazione
Intelligenza artificiale e psicologia, Gulino (CNOP): “Il rischio è delegarle anche il dubbio”

L’intelligenza artificiale entra sempre più nel lavoro, nella ricerca, nella sanità e nell’educazione, aprendo nuove opportunità ma anche interrogativi sul rapporto tra tecnologia, responsabilità e relazioni umane. In psicologia, dove la comprensione della persona passa attraverso le parole, i silenzi, le ambivalenze e il contesto, la sfida non riguarda soltanto le capacità delle macchine, ma anche il confine tra ciò che può essere affidato agli algoritmi e ciò che deve rimanere una responsabilità umana. A richiamare l’attenzione su questo aspetto è Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (CNOP), intervenuta in occasione della Giornata nazionale della psicologia, in corso a Roma e dedicata quest’anno al tema “Intelligenza artificiale, quo vadis?”. “Uno dei rischi più insidiosi dell’intelligenza artificiale è proprio questo: non delegarle soltanto alcune funzioni, ma finire per delegarle anche il dubbio”, ha dichiarato Gulino. Un richiamo che invita a interrogarsi sul ruolo della tecnologia nei processi decisionali e nelle professioni che si occupano della salute e del benessere delle persone.

Psicologia e intelligenza artificiale, i limiti della relazione simulata

La psicologia lavora con informazioni, dati e conoscenze, ma soprattutto con persone, storie e relazioni. Una complessità che, secondo la presidente del CNOP, non può essere ricondotta alla sola capacità di elaborare informazioni o prevedere quale parola sia più probabile in un determinato contesto. Una macchina può riconoscere nel linguaggio alcuni segnali di sofferenza e utilizzare espressioni che richiamano l’empatia, simulando una conversazione accogliente. Ma questo non equivale a instaurare una relazione di cura nella quale sia possibile assumersi la responsabilità delle proprie azioni. “La macchina può simulare una relazione, ma non può assumersene la responsabilità”, ha sottolineato Gulino, evidenziando una distinzione centrale nel dibattito sull’impiego dell’intelligenza artificiale nelle professioni psicologiche e sanitarie. Il punto, dunque, non è escludere la tecnologia, ma definirne le possibilità di utilizzo senza perdere di vista il valore della relazione umana, della valutazione professionale e della responsabilità nelle decisioni che riguardano le persone.

L’IA in sanità può restituire tempo alla cura

L’intelligenza artificiale può offrire un contributo concreto anche nei sistemi sanitari, alle prese con una pressione crescente e con la necessità di utilizzare in modo più efficace le risorse disponibili. “Nelle professioni sanitarie l’IA può restituire tempo alla cura. In sistemi sanitari sottoposti a una pressione crescente, non è un vantaggio marginale”, ha affermato la presidente del CNOP. Il potenziale della tecnologia va quindi valutato anche in relazione alla sua capacità di sostenere il lavoro dei professionisti, semplificare alcune attività e favorire una migliore organizzazione dell’assistenza. Il suo impiego, tuttavia, richiede una riflessione sui compiti che possono essere automatizzati e su quelli che necessitano di giudizio, sensibilità e responsabilità professionale. “Il nostro quo vadis riguarda meno il punto in cui arriverà l’intelligenza artificiale e più fin dove vogliamo accompagnarla: che cosa possiamo utilmente affidarle e che cosa vogliamo continuare a pensare, scegliere e fare noi”, ha concluso Gulino.

Cresce l’interesse per gli studi in psicologia

A testimoniare il crescente interesse per la comprensione della mente e delle relazioni umane sono anche i dati sulla formazione universitaria. Secondo quanto riferito dalla presidente del CNOP, in Italia gli iscritti al primo anno dei corsi dell’area psicologica sono aumentati del 90% in dieci anni, passando da poco più di 18mila a oltre 34mila. Nello stesso periodo, l’intero sistema universitario ha registrato una crescita del 39%. Nel 2024, inoltre, l’Italia ha formato 25.732 laureati in psicologia, pari a 3,6 per ogni laureato in informatica, secondo i dati citati da Gulino. Numeri che, nel contesto della trasformazione tecnologica, sollevano una riflessione sul bisogno di comprendere la persona, la sofferenza e le relazioni. “Più la tecnologia entra nelle nostre vite, più avvertiamo il bisogno di comprendere ciò che riguarda la persona, la mente, le relazioni, la sofferenza e la cura”, ha osservato la presidente del CNOP. La sfida per la psicologia, come per le altre professioni sanitarie, sarà quindi integrare le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale mantenendo centrale il contributo umano: non soltanto nella gestione delle informazioni, ma anche nella capacità di interpretare i bisogni, affrontare l’incertezza e assumersi la responsabilità delle decisioni.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato