Due studi del Laboratorio di Ematologia traslazionale e chemogenomica dell’Università di Parma puntano a migliorare la comprensione delle leucemie linfoblastiche acute a cellule T
Capire non soltanto quali alterazioni genetiche caratterizzano una leucemia, ma anche come le cellule tumorali reagiscono ai diversi farmaci. È questa la prospettiva della medicina funzionale di precisione, un approccio che punta a individuare le strategie terapeutiche più adatte alle caratteristiche biologiche della malattia e alla risposta individuale ai trattamenti. A muoversi in questa direzione sono due studi del Laboratorio di Ematologia traslazionale e chemogenomica (THEC) dell’Università di Parma, diretto da Giovanni Roti, professore ordinario del Dipartimento di Medicina e Chirurgia e direttore dell’Ematologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma. Entrambi i lavori sono dedicati alla leucemia linfoblastica acuta a cellule T (LAL-T) e sono stati pubblicati su due riviste scientifiche internazionali: Blood, dell’American Society of Hematology, e npj Precision Oncology, del gruppo Nature.
Il primo studio, pubblicato su Blood, ha individuato una possibile vulnerabilità biologica delle cellule leucemiche legata alla proteina WNK1. La ricerca, che vede Anna Montanaro come prima autrice, ha esaminato il ruolo di questa proteina nei meccanismi che regolano la divisione cellulare. I risultati indicano che l’inibizione di WNK1, ottenuta attraverso approcci genetici e l’impiego di farmaci sperimentali, può interferire con la moltiplicazione delle cellule leucemiche. Si tratta di un risultato che contribuisce a individuare nuovi bersagli biologici per lo sviluppo di possibili strategie terapeutiche. La scoperta, tuttavia, non si traduce ancora in una terapia disponibile nella pratica clinica. Saranno necessari ulteriori studi per approfondire il ruolo di questa proteina e valutare se e come le evidenze ottenute possano essere trasferite alla cura delle persone con leucemia.
Il secondo lavoro, pubblicato su npj Precision Oncology, affronta invece una questione centrale nella gestione delle forme di leucemia più difficili da trattare: individuare i farmaci ai quali le cellule tumorali sono maggiormente sensibili. Lo studio, con Luca Pagliaro come primo autore, presenta i risultati del trial multicentrico nazionale GIMEMA ALL2720, sviluppato attraverso la collaborazione tra il gruppo di ricerca dell’Università di Parma, la Fondazione GIMEMA e diversi centri ematologici italiani. L’obiettivo è valutare le possibilità offerte dalla medicina funzionale di precisione nelle persone con leucemia linfoblastica acuta a cellule T, in particolare quando la malattia si ripresenta dopo il trattamento o non risponde alle terapie disponibili. Il procedimento parte dai campioni biologici: le cellule leucemiche vengono isolate ed esposte in laboratorio a centinaia di molecole farmacologiche. I ricercatori misurano quindi la loro risposta ai diversi composti e confrontano i risultati con le caratteristiche genetiche e molecolari della malattia. Si ottiene così un profilo individuale che integra informazioni differenti: da una parte, le alterazioni genetiche della leucemia; dall’altra, la sensibilità effettiva delle cellule ai farmaci testati. È questa la “carta d’identità” che potrebbe aiutare a orientare le scelte terapeutiche, soprattutto quando i trattamenti standard non risultano sufficientemente efficaci.
Per sviluppare questo approccio è stato necessario dotare il laboratorio di tecnologie avanzate, in grado di analizzare la risposta delle cellule tumorali ai farmaci in tempi compatibili con il percorso di cura. I due studi hanno ricevuto finanziamenti dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (AIRC) e dalla Fondazione GIMEMA. La Fondazione Cariparma e AIL Parma hanno contribuito all’acquisizione delle tecnologie necessarie, mentre la Regione Emilia-Romagna ha sostenuto il progetto con un finanziamento di 400mila euro, coinvolgendo le strutture di ematologia regionali e consentendo alle persone con leucemia acuta di accedere a questa pratica innovativa. Il progetto è stato realizzato nell’ambito di un trial accademico nazionale senza scopo di lucro, indipendente dall’industria farmaceutica. La piattaforma di drug response profiling sviluppata a Parma rappresenta una risorsa per valutare la sensibilità delle cellule leucemiche ai diversi farmaci e affiancare queste informazioni alle analisi genomiche.
La prospettiva è consolidare l’esperienza maturata a Parma e valutarne lo sviluppo su scala nazionale, ampliando le possibilità di accesso a strumenti diagnostici e di ricerca capaci di contribuire a una maggiore personalizzazione delle cure. “I risultati di questi due studi sono importantissimi, ne può andare fiera l’intera Regione che li ha sostenuti e, più in generale, il Paese”, hanno dichiarato il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi. I due rappresentanti istituzionali hanno sottolineato il valore della medicina funzionale di precisione, che permette di affiancare alla conoscenza delle caratteristiche genetiche della leucemia la valutazione della risposta concreta delle cellule ai farmaci. Anche per Giovanni Roti, il valore del progetto risiede nella possibilità di integrare ricerca di base, analisi molecolari e attività clinica. L’obiettivo è trasformare le conoscenze scientifiche in strumenti utili per individuare nuove opzioni terapeutiche, in particolare nelle forme di leucemia per le quali le possibilità di trattamento sono più limitate. La medicina funzionale di precisione rappresenta dunque una prospettiva promettente: non soltanto descrivere la malattia, ma studiarne il comportamento per orientare le decisioni terapeutiche. I risultati dei due studi costituiscono un passo in questa direzione, pur con la necessità di distinguere le nuove vulnerabilità biologiche ancora da sviluppare clinicamente dalle strategie di profilazione farmacologica già oggetto di sperimentazione.
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