Una revisione sistematica della SIMRI su 59 studi evidenzia il potenziale di app, inalatori intelligenti, sensori e telemedicina nella gestione dell’asma nei bambini
Promemoria per assumere i farmaci, inalatori intelligenti capaci di registrare le somministrazioni, sensori indossabili e consulti a distanza. Le tecnologie digitali stanno aprendo nuove possibilità nella gestione dell’asma pediatrico, aiutando bambini e famiglie a seguire le terapie con maggiore regolarità e i medici a monitorare l’andamento della malattia anche tra una visita e l’altra. Una revisione sistematica della Società Italiana per le Malattie Respiratorie Infantili (SIMRI), che ha analizzato 59 studi sull’impiego di questi strumenti, documenta incrementi dell’aderenza terapeutica compresi tra il 12 e il 23%. In alcuni contesti, i risultati riguardano anche la riduzione delle riacutizzazioni e del ricorso alle cure ospedaliere. Il lavoro, coordinato da Raffaella Nenna della Sapienza Università di Roma e Sara Manti dell’Università di Messina, è stato realizzato con il contributo della Task Force SIMRI sulle tecnologie digitali nei bambini con asma e presentato al congresso della società scientifica, che si è appena concluso a Roma. La revisione è stata pubblicata sulla rivista Pediatric Respiratory Journal.
L’asma è una delle patologie croniche più frequenti in età pediatrica e interessa circa un bambino su dieci nei Paesi occidentali. Nonostante la disponibilità di terapie efficaci, mantenere un controllo adeguato della malattia non è sempre semplice. Dimenticare una dose, interrompere il trattamento quando i sintomi migliorano o utilizzare in modo scorretto l’inalatore sono comportamenti che possono compromettere l’efficacia della terapia e favorire nuove riacutizzazioni. Una parte importante della gestione dell’asma si svolge, infatti, lontano dagli ambulatori, nella quotidianità dei bambini e delle loro famiglie. È proprio in questo spazio che le tecnologie digitali possono offrire un supporto, facilitando il monitoraggio dei sintomi e rendendo più semplice individuare eventuali difficoltà nell’applicazione delle indicazioni terapeutiche. “Nell’asma pediatrico la vera sfida è fare in modo che le terapie vengano seguite con continuità e nel modo corretto. Le tecnologie digitali possono aiutarci proprio nella vita di tutti i giorni: ricordare la terapia, verificare l’uso dell’inalatore, registrare i sintomi e mettere a disposizione del medico informazioni che altrimenti rischierebbero di andare perse tra una visita e l’altra”, spiega Sara Manti. L’impiego di questi strumenti si inserisce in un percorso di progressiva integrazione del digitale nell’assistenza respiratoria. Nel 2025, SIMRI e Società Italiana di Telemedicina hanno elaborato raccomandazioni e buone pratiche clinico-assistenziali, pubblicate nel Sistema nazionale linee guida dell’Istituto superiore di sanità. Per i bambini con asma moderato-grave, il documento indica la possibilità di utilizzare applicazioni e dispositivi digitali per seguire i sintomi e l’aderenza alle terapie tra un controllo e l’altro, senza sostituire le visite in presenza.
Le tecnologie digitali comprendono strumenti differenti, che possono essere utilizzati direttamente dai bambini più grandi, dagli adolescenti, dai genitori o dai professionisti sanitari, a seconda dell’età e delle necessità assistenziali. Le applicazioni possono ricordare gli orari delle somministrazioni, raccogliere informazioni sui sintomi e restituire indicazioni personalizzate. Gli inalatori connessi, invece, registrano quando viene utilizzato il dispositivo e possono aiutare a individuare dosi dimenticate, fornendo informazioni utili anche sulle modalità di inalazione. Tra gli esempi esaminati nella revisione c’è AIM2ACT, un intervento digitale rivolto agli adolescenti che raccoglie informazioni nella vita quotidiana, offre riscontri personalizzati e propone strategie pratiche per migliorare la gestione dell’asma. Nel complesso, gli studi analizzati riportano miglioramenti dell’aderenza terapeutica compresi tra il 12 e il 23%. Un risultato che evidenzia il potenziale di questi strumenti nel sostenere la continuità delle cure, pur in presenza di differenze tra le tecnologie utilizzate e le caratteristiche delle popolazioni studiate. Un altro ambito di interesse è rappresentato dai dispositivi indossabili. Nello studio WEARCON, condotto su bambini tra i 4 e i 14 anni, i sensori hanno consentito di raccogliere a domicilio informazioni sulla respirazione durante l’attività fisica e sul recupero dopo lo sforzo. Le misurazioni ottenute sono risultate strettamente in linea con le valutazioni effettuate dai medici. Un’indicazione che suggerisce come i dispositivi indossabili possano contribuire a comprendere meglio l’andamento della malattia anche al di fuori dell’ambiente sanitario.
I benefici potenziali non riguardano soltanto la regolarità nell’assunzione dei farmaci. Alcuni studi inclusi nella revisione hanno documentato risultati favorevoli anche sul fronte delle riacutizzazioni e del ricorso ai servizi sanitari. In uno studio retrospettivo condotto su 3.959 bambini e adolescenti tra i 5 e i 17 anni, durante la pandemia il ricorso alla telemedicina ha contribuito a mantenere il contatto con i professionisti sanitari in una fase caratterizzata da una forte riduzione delle visite in presenza. Nel periodo considerato, le riacutizzazioni asmatiche sono passate dal 12,7% al 3,2%. Risultati significativi emergono anche da un programma dedicato all’asma grave: dopo l’introduzione della telemedicina, le riacutizzazioni complessive si sono ridotte del 41%, mentre quelle severe sono diminuite del 46%. La revisione riporta inoltre esperienze positive nell’impiego della telemedicina nelle scuole. In questi programmi, il monitoraggio dei sintomi, le visite a distanza, l’educazione alla gestione della malattia e gli eventuali aggiustamenti terapeutici vengono integrati nel contesto scolastico. Alcune esperienze hanno registrato una riduzione degli accessi in emergenza e dei ricoveri. Si tratta di risultati promettenti, che devono essere interpretati tenendo conto delle caratteristiche dei singoli studi. Le variazioni osservate non dimostrano, infatti, che tutte le tecnologie digitali producano gli stessi benefici in ogni gruppo di bambini.
La prospettiva più avanzata riguarda l’impiego dell’intelligenza artificiale per identificare precocemente le situazioni di rischio. I sistemi in fase di studio puntano a integrare informazioni provenienti da sensori, inalatori intelligenti e applicazioni, con l’obiettivo di riconoscere cambiamenti che potrebbero precedere una riacutizzazione. L’analisi combinata dei dati potrebbe contribuire a individuare segnali difficili da cogliere attraverso una singola misurazione e a supportare decisioni cliniche più tempestive. “Il salto di qualità sarà riuscire a intervenire prima che la riacutizzazione si manifesti pienamente. L’intelligenza artificiale può aiutarci a leggere insieme informazioni cliniche, comportamentali e ambientali che oggi consideriamo spesso separatamente. È una prospettiva promettente, che richiede però ancora validazione nella pratica clinica”, sottolinea Raffaella Nenna. ‘obiettivo è passare da un monitoraggio prevalentemente legato ai controlli periodici a una gestione potenzialmente più personalizzata, capace di tenere conto delle variazioni dei sintomi e delle condizioni quotidiane del bambino. Perché questo approccio possa entrare stabilmente nella pratica clinica, saranno tuttavia necessari ulteriori studi sulla sua affidabilità e sulla capacità di migliorare concretamente gli esiti della malattia.
Accanto alle opportunità, la revisione richiama l’attenzione sui limiti delle tecnologie digitali. La disponibilità di una connessione Internet e di dispositivi adeguati, le competenze digitali delle famiglie e la possibilità di integrare gli strumenti nei percorsi assistenziali possono condizionarne l’utilizzo e l’efficacia. Restano inoltre da approfondire la sostenibilità economica, il rapporto tra costi e benefici e i risultati a lungo termine. Il rischio è che strumenti progettati per migliorare il monitoraggio e facilitare l’accesso alle cure siano utilizzabili soprattutto dalle famiglie che dispongono già di maggiori risorse, ampliando le disuguaglianze esistenti. La sfida, quindi, non consiste soltanto nello sviluppare tecnologie sempre più sofisticate, ma anche nel renderle accessibili, appropriate e realmente utili nella vita quotidiana. App, sensori e telemedicina possono affiancare il lavoro dei professionisti sanitari e sostenere le famiglie nella gestione dell’asma pediatrico, purché rimangano parte integrante di un percorso assistenziale strutturato e non sostituiscano la valutazione clinica.
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