Salute 5 Ottobre 2026 15:30

Pneumologia, dalla cura alla prevenzione: cosa cambia per le persone con malattie respiratorie

Al Congresso nazionale SIP/IRS di Roma il punto sul futuro della Pneumologia: dalla "storia ambientale" della persona alle nuove terapie per asma grave e BPCO, dall'intelligenza artificiale alla proposta di una rete Hub & Spoke per il trapianto polmonare

di I.F.
Pneumologia, dalla cura alla prevenzione: cosa cambia per le persone con malattie respiratorie

Dove vive una persona, dove lavora, a cosa è esposta, quali terapie riceve e quanto è vicino ai servizi dopo un intervento complesso. La Pneumologia sta allargando il proprio sguardo e mette sempre più al centro l’intero percorso della persona con una malattia respiratoria. È uno dei messaggi emersi dal XXVII Congresso Nazionale della Pneumologia della Società Italiana di Pneumologia (SIP/IRS), incentrato su “La Pneumologia moderna: il valore dell’integrazione tra scienza, clinica e collaborazione interdisciplinare”, riassume un cambiamento che riguarda direttamente chi convive con una malattia respiratoria: non soltanto curare la patologia, ma prevenirne l’aggravamento, personalizzare le terapie e costruire percorsi assistenziali più vicini alla vita quotidiana. “Mentre diventiamo sempre più capaci di curare, comprendiamo che curare non basta – sottolinea Paola Rogliani, presidente SIP/IRS e presidente del XXVII Congresso Nazionale della Pneumologia -. La salute respiratoria ci impone uno sguardo più ampio, che parte dalla prevenzione, prima ancora della cura, e considera insieme la persona, l’ambiente in cui vive e tutti i fattori che possono incidere sulla salute dei suoi polmoni”.

La “storia ambientale” entra nella valutazione

Per chi soffre di una malattia respiratoria, conoscere la diagnosi potrebbe non essere più sufficiente. Anche l’ambiente nel quale vive e lavora può fornire informazioni importanti. Quanto è esposta al traffico? Vive o lavora in ambienti con muffe? È esposta al fumo passivo? Ha avuto contatti professionali con sostanze potenzialmente dannose per i polmoni? Sono alcune delle informazioni che, secondo un position paper elaborato da esperti di nove società scientifiche italiane, tra cui SIP/IRS, possono contribuire alla ricostruzione della cosiddetta “storia ambientale” della persona. Il documento, presentato al Congresso e pubblicato il 22 settembre su Exploration of Asthma & Allergy, richiama il peso delle esposizioni ambientali e lavorative sulla salute respiratoria. In Italia, secondo i dati citati nel comunicato, 8.917 ricoveri nel periodo 2013-2015 sono stati attribuiti all’esposizione a PM2,5. Le esposizioni professionali sono invece stimate come responsabili del 16% dei casi di asma e del 14% dei casi di BPCO negli adulti. Per la persona questo significa che, nella valutazione clinica, possono diventare rilevanti anche le condizioni nelle quali trascorre la propria vita.

Asma grave, l’obiettivo diventa la remissione

Un altro cambiamento riguarda le persone con asma grave. L’obiettivo delle cure non è più soltanto tenere sotto controllo alcuni parametri della malattia, ma puntare alla remissione clinica, cioè a una condizione di sostanziale assenza dei sintomi e di controllo stabile della malattia. In questo scenario assumono un ruolo sempre più importante i farmaci biologici, terapie mirate utilizzate in specifici pazienti con forme di asma grave. Il comunicato riporta i risultati di un ampio studio internazionale, basato su dati real-world provenienti da registri di 26 Paesi e di prossima pubblicazione sulla rivista CHEST: il ritardo nell’avvio della terapia biologica risulta associato a una probabilità progressivamente più bassa di raggiungere la remissione clinica. Il momento nel quale iniziare il trattamento, quindi, può diventare parte della strategia terapeutica, insieme alla scelta del farmaco più appropriato.

BPCO, nuove possibilità terapeutiche

Novità anche per le persone con BPCO, una delle patologie respiratorie croniche più diffuse. Secondo quanto emerso dal Congresso, una malattia rimasta a lungo priva di trattamenti monoclonali dispone oggi di nuove possibilità terapeutiche in rado di ridurre le riacutizzazioni di almeno il 30% e di migliorare il quadro clinico. Nell’asma, invece, la ricerca si sta muovendo anche verso il possibile distanziamento delle dosi e verso farmaci capaci di agire su altre componenti dell’infiammazione. Il principio è quello della medicina di precisione: non tutti i pazienti hanno la stessa malattia, né rispondono allo stesso modo alle terapie.

Intelligenza artificiale: scegliere meglio chi può beneficiare dei biologici

Anche l’intelligenza artificiale potrebbe contribuire a rendere più personalizzato il percorso di cura. Il comunicato segnala che circa il 50% delle persone arruolate negli studi clinici con farmaci biologici ha mostrato miglioramenti di entità limitata. L’analisi dei dati attraverso modelli di AI potrebbe aiutare a individuare chi può essere adeguatamente controllato con la terapia inalatoria e chi, invece, potrebbe ottenere un beneficio clinicamente significativo da un farmaco biologico. Per la persona con malattia respiratoria, l’obiettivo sarebbe quindi arrivare a una scelta terapeutica più mirata, evitando trattamenti non necessari e individuando più rapidamente quelli potenzialmente utili. L’intelligenza artificiale potrebbe inoltre essere utilizzata per il monitoraggio delle terapie, la previsione della risposta ai farmaci, la diagnosi precoce e l’analisi delle immagini. Ma la tecnologia, sottolinea il comunicato, resta uno strumento di supporto: non sostituisce la decisione del medico.

Trapianto polmonare, cure più vicine a casa

Il tema della vicinanza alle cure riguarda in modo particolare le persone che affrontano un trapianto polmonare. In Italia sono nove i centri specialistici per il trapianto di polmone e soltanto uno si trova al Sud, a Palermo. Dal Congresso arriva quindi la proposta di una rete Hub & Spoke, nella quale i centri ad alta specializzazione continuerebbero a gestire le attività diagnostiche e terapeutiche più complesse, mentre una parte dei controlli e del follow-up potrebbe essere effettuata più vicino al luogo di vita della persona. Per chi ha affrontato un trapianto significherebbe poter contare su una maggiore integrazione tra centro trapianti, pneumologia regionale e assistenza territoriale. “La costruzione di questa rete rappresenterebbe una possibile risposta ai limiti dell’attuale modello centralizzato”, è il principio espresso nel comunicato, con l’obiettivo di mantenere la persona al centro del percorso assistenziale. In questo modello diventerebbe ancora più importante il ruolo dello pneumologo prima e dopo il trapianto, accompagnando il percorso anche nel follow-up territoriale.

Dalla sala congressi alle piazze

La Pneumologia, però, non riguarda soltanto chi ha già una diagnosi. Con REMaRe Insieme, il Congresso è uscito dalle sale dell’Auditorium Parco della Musica per portare la prevenzione direttamente nelle piazze di Roma. Attraverso un poliambulatorio mobile, consulenze specialistiche ed esami gratuiti sono state effettuate più di 500 spirometrie e valutazioni funzionali. È un passaggio importante perché molte malattie respiratorie possono rimanere a lungo non diagnosticate o sottovalutate. La prevenzione, quindi, diventa parte integrante della Pneumologia: intercettare prima le difficoltà respiratorie, conoscere i fattori di rischio, valutare le esposizioni ambientali e professionali e favorire un accesso tempestivo ai percorsi di cura.

Una Pneumologia costruita intorno alla persona

Dalla storia ambientale alle terapie biologiche, dall’intelligenza artificiale al trapianto, i temi affrontati al Congresso raccontano una trasformazione che ha un elemento comune: la persona non è più soltanto il destinatario della cura, ma il punto di riferimento dell’intero percorso. “La salute respiratoria ci impone uno sguardo più ampio – ha ricordato Rogliani -. È una prospettiva che richiede di superare i confini delle singole discipline e di mettere in relazione competenze, ricerca e pratica clinica”. Per chi vive con asma, BPCO o altre patologie respiratorie, questo significa percorsi sempre più orientati alla personalizzazione: conoscere meglio la propria malattia, individuare i fattori ambientali che possono influenzarla, scegliere la terapia più adatta, monitorarne gli effetti e, quando necessario, poter contare su una rete assistenziale capace di accompagnare la persona anche vicino al proprio domicilio. La Pneumologia che cambia, dunque, non guarda soltanto a come curare meglio una malattia. Guarda a come prendersi cura della persona lungo tutto il percorso: dalla prevenzione alla diagnosi, dalla terapia al follow-up.

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